Il furto sacrilego nella chiesa di Visciano

Il furto sacrilego nella chiesa di Visciano

La vicenda che mi appresto a narrare è un racconto antico, tramandato di generazione in generazione.

L’accaduto rientra nella sfera della tradizione orale, realtà ben più complessa e articolata di una semplice narrazione “del passato”.

Innanzitutto, nasce in un contesto in cui la scrittura era assente oppure non ancora accessibile alla generalità degli individui.

I “cunti” erano trasmessi oralmente attorno al focolare domestico, nelle piazze oppure nel corso di feste e riti.

Ciascun narratore apprendeva la storia attraverso l’ascolto e la riproponeva oralmente, introducendo spesso piccoli cambiamenti.

Di conseguenze, tali narrazioni non risultano mai perfettamente identiche a sé stesse poiché appaiono vive, in costante evoluzione nel tempo.

Ciò nonostante, per questo racconto ho cercato di recuperare la versione più originaria.

Vitaliano Iannotta nacque a Visciano in vico Trivio il 30 ottobre 1884 da Giuseppe e Filomena Cirelli.

Il papà esercitava il mestiere di vinattiere.

Il 3 agosto 1887, nella medesima via, nacque Margherita Ventriglia da Nicola, bracciale, e Alessandra Fuoco.

I due conterranei si unirono in matrimonio il 9 settembre 1909.

Il giovane, riformato dal servizio militare, era dedito al mestiere di calzolaio.

Inoltre, divenne, tra l’altro, sacrestano della chiesa di Visciano.

Era un personaggio molto conosciuto nella frazione calena.

Nelle diverse occasioni, suonava le campane in proporzione all’entità dell’offerta ricevuta.

Se il suono si distingueva per intensità e durata, i viscianesi erano soliti ritenere che la mazzetta fosse stata consistente.

Parimenti, egli riservava lo stesso trattamento nei confronti di chiunque gli offrisse almeno mezzo sigaro.

L’incursione del ladruncolo in chiesa

Nei primi decenni del Novecento, la parrocchia di San Silvestro a Visciano era retta da Don Giovanni Rossi.

Un giorno, dopo aver celebrato la messa vespertina, il sacerdote si allontanò, e con lui tutti i fedeli.

In chiesa rimase solamente il sacrestano per sbrigare alcune incombenze.

All’imbrunire, nel tempio di Visciano successe un fatto spiacevole.

Un tale, avvolto in un un lenzuolo bianco, si calò da una finestra posta in alto.

L’uomo presentava dunque tutte le sembianze di un angelo.

Ma in realtà si trattava di un malfattore.

Il ladro iniziò ad arraffare tutto ciò che gli presentava davanti.

Come primo oggetto, prese un quadro di Gesù Cristo.

Nel frattempo, il sacrestano Vitaliano Iannotta, non appena lo scorse, esclamò:

Angelo che è ra ciulu si calatu, Gesù Cristu addò u’ puorti?

Angelo che dal cielo sei calato, Gesù Cristo dove lo porti?

Il ladruncolo rispose:

addò ‘a mamma, che gli edda rice na cosa”.

Dalla mamma, che gli deve dire una cosa.

Poi prese anche una tovaglia.

Il sacrestano obiettò:

e poi p’cché pigli pur’ a tuaglia?”

E poi, perché prendi pure la tovaglia?

Lui ribatté:

p’cché si s’ sura, gliemma stuà”.

Perché se suda, lo dobbiamo asciugare.

Poi afferrò anche due candelieri.

A quel punto, Vitaliano Iannotta chiese:

e mò t’ pigli pur’ i cann’lieri?

E adesso ti prendi anche i candelieri?

Prontamente, il malvivente replicò:

E si ce coglie nott’, gli emma apiccià p’ ce fa luce”.

Se dovesse sopraggiungere la notte, li dobbiamo accendere per farci luce.

La notizia del misfatto

Senza batter ciglio, il ladruncolo si impadronì degli oggetti sacri.

La notizia del misfatto si diffuse rapidamente in paese.

Intanto, una volta giunto sul luogo, il parroco domandò al sacrestano spiegazioni su quanto fosse avvenuto.

Vitaliano Ventriglia riferì con dovizia di particolari il dialogo intrattenuto con il ladro.

ll prete rimase basito.

Egli si sarebbe aspettato che il custode si opponesse con fermezza al furto sacrilego compiuto nel luogo sacro.

Dunque, la storiella inizia con una domanda rivolta a un angelo, associata spesso al racconto della Natività. nel quale egli conduce Gesù Bambino ai pastori.

Oppure rimanda più spesso ai canti della Passione o al lamento della Madonna, dove l’angelo porta via Gesù.

Il seguito della trovata umoristica, invece, è da ricercarsi negli eventi che si consumarono in quella circostanza.

Tornando alle vicende umane delle persone coinvolte, il sacrestano Vitaliano Iannotta morì il 26 ottobre 1964.

Sua moglie, Margherita Ventriglia, continuò a dedicarsi alla cura e alla custodia della chiesa di San Silvestro.

Un giorno, nel chiudere la porta principale del tempio, la maniglia circolare di ferro si ruppe e cadde rovinosamente a terra.

Purtroppo riportò la rottura del femore.

Margherita passò a miglior vita il 25 marzo 1966 quando il parroco era don Francesco Perrotta.

Marito e moglie, nella loro esistenza terrena, furono accomunati da un profondo attaccamento al servizio della chiesa.

E così, nel ricordo dei compaesani, continuano a vivere come esempio silenzioso di dedizione e fede.

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