L’attribuzione della contea di Calvi

Carlo I d’Angiò conquistò con l’aiuto di una lunga schiera di notabili francesi il regno di Sicilia nel 1266. Dopo aver notato con quanta facilità i nobili meridionali avevano tradito l’ultimo sovrano svevo Manfredi, Carlo I non ritenne opportuno fidarsi di loro e finì per imporre un governo dispotico.

Da arbitro incontrastato del sistema di distribuzione dei feudi, il sovrano francese elargì possedimenti e terre tra i suoi cortigiani ed in particolare tra i connazionali che l’avevano appoggiato nella conquista dell’Italia meridionale. Nel 1268 il Re sequestrò a beneficio della Corona numerose case e terre a Napoli, Aversa, Capua, Somma e Calvi possedute da Corrado Capece. Nello stesso anno, già prima del mese di luglio, il re attribuì al provenzale Bertrando Del Balzo la contea di Avellino e di Calvi, facendo di lui uno dei più grandi baroni del regno. Il feudo, con una una rendita di 600 once, gli imponeva ogni anno di mettere a disposizione del re trenta cavalieri per la durata di tre mesi.

Nobili Bertrando domino Baucii, comiti Avellini, consiliario familiari, provisio pro vassallis suis Calvi. (1)

Il 27 marzo 1269 Carlo I, impegnato nella costante raccolta di viveri e denaro per il finanziamento dell’imponente macchina bellica angioina che assediava Lucera, disponeva ai giustizieri delle province del regno di raccogliere svariati quantitativi di grano da trasportare immediatamente verso le fortificazioni della città “Saracena”, sotto pena del pagamento di due once d’oro per ogni salma imposta ma non consegnata.

Al Giustizierato di Terra di Lavoro e contado del Molise venne richiesto l’invio di 2590 salme e Calvi dovette contribuire con 50 (circa 75 quintali di frumento). (2)

Un documento ufficiale del luglio 1269 menzionava la presenza del primo casale in territorio caleno. Specificatamente, il casale di Liberi (Sclavorum) presso Formicola, di pertinenza di Calvi, era posseduto da alcuni componenti della famiglia Ebulo.

Nonnulli de familia Ebulo possident Casale Sclavorum, de pertinentiis Calvi. (3)

Curiosamente, a Giovanni di Sole, un canzoniere, intrattenitore e familiare della famiglia reale, il re concedeva i beni posseduti dal traditore Elio di Capua ad Aversa, Capua e Calvi, dal traditore Corrado Capece a Capua e Calvi e da Riccardo di Rebursa a Villa Savignani.

Johanni de Sole, <canzoniero et familiari nostro>, concessio bonorum, que fuerunt Elie de Capua, proditoris in Aversa, Capua et Calvo, et Corradi Capicii, proditoris in Capua et Calvo, et Riccardi de Rebursa, in Villa Savignani. (4)

In un altro documento del 18 ottobre 1269 si evince chiaramente che le decime della baiula di Calvi, vale a dire del demanio, del grano, del vino, dell’orzo, dell’olio, della dogana, del passaggio, del censo per usufruire dei pascoli nelle selve, del lino e di tutti i diritti, spettavano ai procuratori maggiori della Chiesa di Calvi, il Presbitero Pietro Di Matteo e l’abate Giovanni di Marcello.

Presb. Petro de Matheo et abbati Johanni de Marcello, procuratoribus maioris Calvensis Ecclesie … <decimas baiulationis Calvi, videlicet demanii, frumenti, vini, ordei, olei, doane, passagii, herbatici, lini et omnium iurium at eandem baiulationem spectantium>.
Napoli, 18 ottobre 1269, XIII Ind. (5)

Il 20 ottobre 1269 Carlo ordinava al Secreto di Principato, Terra di Lavoro e Abruzzo di requisire le vettovaglie in varie zone del reame, di raccoglierle e trasportarle nei porti a spese della Regia Curia. In base alla quantità di provviste possedute, tra le 9 università di Terra di Lavoro, Calvi e i suoi casali dovettero consegnare 500 salme di miglio.

Karolus etc. Universis hominibus … et casalium eius etc. Cum in taxatione per Curiam nostram facta de quantitate victualium, quam per Secretos nostros Principatus Terre Laboris et Aprutii… emi… mandavimus, …, vendendis… Secretis eisdem, omnibus… virtuali hominibus imponi et taxari faciatis, et recolligi… et eisdem Secretis… in locis maritime… sub expensis Curie… assignari…
Napoli, 20 ottobre 1269, XIII Ind
Item similes facte sunt hominibus Calvi de sal.milii D. Datum ut sopra … (6)

Verso la fine del 1269 una grave carestia colpì Terra di Lavoro e Principato ma anche gran parte del sud Italia ed altre province. I suoi effetti si fecero sentire fino all’inizio dell’estate dell’anno successivo. Su consiglio di baroni, cittadini ed esperti, Carlo I, spinto dalla necessità di far fronte ad una forte carenza di derrate alimentari ed evitare gli effetti negativi della speculazione sul mercato interno nell’ambito del regno, decise di calmierare i prezzi del frumento fino a fine luglio del 1270. L’ordinanza fu resa esecutiva allo scadere dei 7 giorni dalla sua pubblicazione da parte dei funzionari regi.
Il calmiere dei prezzi praticabili da città a città prevedeva che per Calvi si potessero vendere per un’oncia d’oro 17 tomola di grano, o 35 di orzo, o 35 di miglio.

Karolus etc. Justitiariis Terre Laboris, Principatus etc. Quia carestia victualium videtur orta in Terra Laboris propter nostram presentiam et magis propter malitiam illorum, qui fraudolenter tenent victualia occultata, idcirco providimus de consilio baronum et aliorum peritorum et civium ut quicemque habet frumentum vel ordeum vel milium vel aliud bladum ultra illud quod est sibi necessarium pro competenti seminatu suo et competenti victu suo et familie sue usque ad kalendas augusti p.v. illud debeat manifestare infra VII dies postquam hoc statutum fuerit publicatum officialibus nostris … Et quia dictum bladum carius venditur quam deberet, providimus quod secundum diversitatem locurum ipsa victualia vendatur pretio infrascripto, et qui ultra vendiderit publice vel occulte, ipsa victualia ammictat, que nostre Curie applicentur …
Napoli, 28 ottobre 1269, XIII Ind. (7)

Per la lamentela dell’autorità ecclesiastica calena, il Secreto di Terra di Lavoro emanava una disposizione a favore del Vescovo di Calvi per la riscossione delle decime.

Provisio pro Episcopio Calvensi, pro exhibitione decimarum. (8)

Nel gennaio 1270 Matteo Giovanni di Palmerio di Capua possedeva metà di un determinato feudo con relative pertinenze a Calvi.

Mattheus Ioannes de Palmerio, de Capua, possidet medietatem cuiusdam feudi in Calvo et pertinentiis eius.
Capua, gennaio 1270, XIII Ind. (9)

Il Giustizierato di Terra di Lavoro esortava a provvedere alla restituzione delle somme di danaro mutuate alla città di Calvi da 152 contributori tra i quali spiccavano Pietro di Matteo, Pietro di Calvi, Nicola di Trapani, Nicola di Cigno, Giovanni di Latina, Pietro di Fasano, Angelo di Melano, ecc.

Iustitiario Terre Laboris etc. Quod solvant… pecuniam subscriptis mutuatoribus Calvi vid:
1270, XIII Ind. (10)

In un’altra fonte d’archivio indirizzata al Giustizierato di Terra di Lavoro e del Contado del Molise si menzionavano due fedeli agli angioini, Pietro Falconario di Napoli e il conte Pietro Ursone di Amalfi, in qualità di esecutori della sovvenzione generale della città di Calvi ed altre in Terra di Lavoro, e gestori di denaro affidato loro dai sottoscrittori. La restituzione delle somme ricevute dai mutuatori con i relativi interessi pari a un’oncia per ogni 100 ricevute in prestito doveva avvenire con il denaro dei proventi o con qualsiasi altro denaro della Regia Curia.

Scriptum est eidem (Iustitiario Terre Laboris et Comitatus Molisii). Pro parte Petri Falconarii de Neapoli et Petri de Comite Ursone de Amalfia nostrorum fid. nostre fuit Excellentie supplicatum quod, cum ipsi per te Iustitiarium statuti fuerint executores pres. generalis subventionis in Calvo, ….. et aliis coniunctis terris iurisdictionis eiusdem et de eadem pecunia ipsis ad recolligendum commissi fuerint per collectores ipsarum terrarum, ad instantiam et cohercitionem ipsorum executorum quidam quantitas recollecta expensas statutas et consuetas terre ipsius executionis dari eisdem executoribus mandaremus. Ideoque, cum nolimus eos in eisdem nostris provinciis propriis laborare, et ipsorum labores benigne recompesare velimus f. v. … mandamus quod executoribus ipsis expensas ad rat. de uncia auri una particulariter pro quolibet centenario unc. recollectarum ad instantiam et cohercitionem ipsorum, de ordinazione tua, de pecunia proventuum vel de quacumque pecunia alia Curie, que est vel erit per manus vestras, sine difficultate qualibet exhibere curati, apodixam inde idonea recepturi. Non obstante etc.
Capua, 23 febbraio 1270, XIII Ind. (11)

Estremamente interessante era la menzione di un certo Nicola Martino di Calvi come “nostro guardaboschi”, probabilmente del demanio. Martino è un cognome ancora presente a Calvi con diversi ceppi e in passato due di questi avevano dato le origini alle borgate “Martini di Visciano” e “Martini di Petrulo”.

Nicalaus Martinus de Calvo, <foresterius noster>.
Aprile 1270, XIII Ind. (12)

Infine, tra i vari sottoscrittori di alcune città in Terra di Lavoro e Contado del Molise, si segnalava a Calvi un tale di “Leone”. Questo cognome risulta tutt’ora presente nella comunità calena.

Mutuatores Terre Laboris et Comitatus Molisii, inter quos, vid:
……
In Calvi: de Leone
……
Aprile 1270, XIII Ind. (13)

Nei primissimi giorni del 1271, il re angioino Carlo I, a causa delle precarie condizioni di salute di Bertrando Del Balzo, concesse a Simone di Monteforte i feudi di Calvi, con Riardo e Francolise, per 228 once, Avellino per 205 once e Padula per once 125.

“A mesire Simon de Montfort” resignati da “mesire Bertrand de Baux”: Calvi, Riardo, Francolise per once CCXXVIII, Avellino per once CCV, la Padula per once CXXV. (14)

1) Gli atti perduti della Cancelleria angioina: transuntati da Carlo de Lellis, Parte 1
2) Reg. Ang. I (1265-1269), p. 220, n. 128
3) Reg. Ang. II (1265-1281), p. 137, n. 530
4) Reg. Ang. IV (1266-1270), p. 80, n. 522
5) Reg. Ang. III (1269-1270), p. 31, n. 211
6) Reg. Ang. V (1266-1272), p. 144, n. 192
7) Reg. Ang. V (1267-1272), p. 147, n. 211
8) Reg. Ang. III (1269-1270), p. 30, n. 206
9) Reg. Ang. III (1269-1270), p. 79, n. 11
10) Reg. Ang. III (1269-1270), p. 86, n. 36
11) Reg. Ang. XV (1266-1277), p. 71, n. 37
12) Reg. Ang. IV (1266-1270), p. 131, n. 867
13) Reg. Ang. V (1266-1272), p. 54, n. 235
14) Reg. Ang. II  (1265-1281), p. 254, n. 76

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