Le radio calene (2° parte)

Le radio calene (2° parte)

Negli anni Settanta la radio visse una fase di profonda trasformazione.

Il mezzo di comunicazione si affermò come uno dei più dinamici e influenti dell’epoca.

Dopo decenni di controllo statale, questo decennio segnò l’inizio di una progressiva liberalizzazione dell’etere in molti Paesi.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito si affermarono le radio FM, con una qualità sonora migliore rispetto all’AM.

L’evoluzione tecnologica favorì la diffusione di nuovi generi musicali e programmi più specializzati.

Inoltre, i DJ divennero figure centrali, capaci di influenzare gusti e tendenze.

In Italia, fino alla metà degli anni Settanta, la radio rimase pressoché esclusivo appannaggio della RAI.

L’ente statale proponeva programmi informativi, culturali e musicali caratterizzati da uno stile sobrio e istituzionale.

Tuttavia, il contesto sociale e politico dell’epoca, caratterizzato dall’emergere dei movimenti giovanili, dalle proteste e da una crescente istanza di libertà espressiva, favorì la nascita delle cosiddette radio libere.

Il 28 luglio 1976, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 202 poneva fine al monopolio RAI, almeno in “ambito locale”.

La decisione apriva la strada alla completa liberalizzazione del settore.

Così centinaia di emittenti iniziarono a trasmettere in tutta la penisola.

Le radio libere rivoluzionarono il linguaggio e le pratiche della comunicazione radiofonica.

Il linguaggio divenne più diretto e informale.

La musica, soprattutto rock, pop e cantautorato, occupò uno spazio centrale.

E gli ascoltatori poterono partecipare attivamente attraverso telefonate in diretta.

Queste emittenti diedero voce a giovani, movimenti politici e culturali, affermandosi come luoghi di confronto e sperimentazione.

In conclusione, gli anni Settanta rappresentarono un momento di svolta nella storia della radio.

Da mezzo prevalentemente istituzionale, la radio si trasformò in uno spazio libero, creativo e vicino alla vita quotidiana delle persone.

Gli studi della radio

La prima radio calena vide la luce nel 1976, come ampiamente documentato qualche anno fa.

Trascorso all’incirca un anno, fece la sua comparsa una nuova emittente.

A imprimere lo slancio decisivo furono i fratelli Pino e Franco Martucci, appena rientrati a Calvi da Torino.

Il progetto si arricchì della partecipazione del loro gruppo di amici di Visciano.

La parte tecnica fu affidata a Nicola Parisi detto gix.

L’emittente, con il nome di Radio Nuova Cales, trasmetteva sulla frequenza di 89 MHz circa.

Il trasmettitore radio FM con una potenza di 20 Watt fu acquistato a Capua.

Ma Nicola Parisi constatò che, sulla base dei consumi energetici, la potenza risultava di gran lunga inferiore.

Vi fu anche un contrasto con il venditore, ma la questione non ebbe alcun seguito.

Lo studio della radio calena era localizzato in via Garibaldi a Visciano al primo piano dell’attuale numero civico 22.

Ma la vicinanza del campanile della chiesa, con il continuo suono delle campane, risultava particolarmente fastidiosa.

Di conseguenza, si procedette al trasferimento della sede nella zona alta dei Martini di Visciano.

Secondo alcuni, l’altezza superiore avrebbe comportato una diffusione più ampia delle onde elettromagnetiche tale da avere una maggiore copertura.

Infine, grazie all’interessamento di padre Bartolomeo Avagliano, si spostò nella casa canonica di via Guglielmo Marconi.

In tutte le sedi, i giovani caleni usarono i cartoni delle uova come pannelli fonoassorbenti.

I promotori, pur tra non poche difficoltà burocratiche, avviarono le trasmissioni, affidando la conduzione agli speaker.

I programmi del palinsesto

L’emittente proponeva un palinsesto variegato, che spaziava dalla musica all’informazione, fino all’intrattenimento e alla cultura.

Pino e Franco Martucci si avvicendavano nella conduzione dei programmi.

I fratelli si occupavano, nelle ore mattutine e notturne, tanto della programmazione musicale quanto di quella informativa.

Ersilio Mingione conduceva un programma di musica leggera.

Inoltre, aveva un appuntamento dedicato ai temi politici.

Renato Abbadia curava un format di musica classica.

Nella fase iniziale dell’esecuzione, era consuetudine da parte sua commentare il brano.

Tuttavia, in seguito all’osservazione secondo cui la musica classica andasse ascoltata integralmente, limitò i commenti solamente prima di avviare il disco.

Mario Faella e Claudio Cipro curavano un programma di musica per tutti chiamato “i gemelli”.

Quotidianamente, dalle 17:00 alle 18:00, diffondevano le hit italiane di maggior successo.

La sigla era una canzone di Rino Gaetano.

Piero Salerno guidava un format di attualità.

Gianni De Vita e Costantino Parisi conducevano un programma di musica leggera relativa agli anni ’60 e ’70 denominato “Revival”.

Nel 1978, Remo Cipro, delegato giovanile della D.C., parlò in una lunga trasmissione del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro.

Invece, Giuseppe Panebianco, originario di Pietramelara, e Denis Zona collaboravano con gli amici pur non conducendo alcun programma radiofonico.

Vincenzo Franco, in virtù dei suoi rudimenti di elettronica, si occupava della parte tecnica.

Successivamente entrò in radio anche Emiddio Cipro.

Il giovane si occupava del notturno dalle 24:00 alle prime luci dell’alba.

Infine, Vincenzo Ruozzo, giovane ricciolino di Petrulo, girava in macchina per verificare la copertura del segnale radio.

Ne consegue che si trattava di un’emittente composta esclusivamente da uomini.

Quella esperienza, particolarmente significativa, durò un paio d’anni.

La radio fu chiusa nel 1979.

Alcuni di loro si trasferirono nella vicina Sparanise, dove proseguirono l’attività radiofonica.

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