Le spoglie di Santa Costanza Martire a Petrulo
Nell’ambito delle mie approfondite ricerche sulle nostre radici, mi sono imbattuto con sommo stupore in una scoperta incredibile.
In un’abitazione di un privato cittadino sono emerse le reliquie attribuibili ad una santa.
Il ritrovamento, del tutto inatteso, oltre a destare viva curiosità, ha pervaso l’animo di profonda fede e gioia.
Al tempo stesso, offre inedite prospettive di studio sulla tradizione e sulla trasmissione dei reperti sacri.
Il connubio tra ricerca storica, analisi materiale e testimonianza devozionale conferisce a questa scoperta il valore di un’opportunità unica per esplorare con metodo la memoria viva di un culto plurisecolare.
La santa custodita da una famiglia calena è nota con il nome di Costanza.
Non esiste un’unica “Santa Costanza Martire”, ma il nome è associato a diverse figure:
- Costanza e suo fratello Felice: due fratelli martiri a Nuceria Alfaterna sotto Nerone nel I secolo
- Costantina, figlia di Costantino I, martirizzata sotto il suo stesso regno
- Costanza di Vercelli: una monaca martirizzata nel II secolo
- Costanza, o Costanza II: regina di Sicilia e d’Aragona, beata
L’autenticità e la provenienza sono state sottoposte ad un’accurata disamina della documentazione disponibile.
Infatti, oltre all’urna con le spoglie, a corredo figura il carteggio concernente l’acquisizione del corpo della Santa riferito al 1845.
Il ritrovamento dei resti nelle catacombe di San Callisto
Da una missiva di quell’anno emerge che Santa Costanza, insieme al fratello, fu martirizzata per volere dell’imperatore Nerone.
Caro D. Michele
Della Vergine e Martire di Cristo S. Costanza non altro abbiamo di certo, che era di un paese alle radici dell’Appennino situato, chiamato Nocera città dell’Umbria.
Il suo martirio successe sotto Nerone nel giorno 19 settembre assieme ad un altro cristiano chiamato Felice.
È probabile che fosse stata decollata, mentre gli atti suoi non specificano alcun genere di supplizio.
Credeva ricevere altra più precisa notizia, ma mentre autori più antichi, ed autentici ne parlano poco.
Con tutto il rispetto ossequiandovi mi dico.
P.S. Intanto non vi ho scritto prima, perché sperava aver notizie più specificanti, ma attendo da Portici riscontro circa di questo, mentre ne ho impegnato un mio Amico.
Umilissimo servo
D. Teodoro
Il corpo sacro di Santa Costanza Martire fu ritrovato nelle catacombe di San Callisto a Roma il 28 febbraio 1831.
Il 15 aprile 1836 fu traslato.
Oltre a lei, rivennero anche i resti di Santa Gioconda Martire e di un altro santo.
I tre corpi furono portati da Roma a Sulmona per poi trasferirli a Carlantino in provincia di Foggia.
I carlantinesi costruirono un’urna e vi collocarono il corpo di Santa Gioconda Martire.
Nel giugno del 1845, Gioconda fu collocata sotto l’altare maggiore della chiesa madre di Carlantino.
Per quanto riguarda Santa Costanza Martire, Monsignor Andrea Portanova, vescovo di Lucera, concesse l’autorizzazione per il controllo dell’integrità dei sigilli e la loro rimozione dalla cassetta contenente le spoglie della santa.
Il notaio apostolico D. Giuseppe Maria de Iorio provvide all’esecuzione delle suddette operazioni.
Il trasferimento dell’urna a Pietramelara
Dalle spoglie della Santa, come pervennero da Roma, prelevarono una porzione terminale e due piccole costole per ricavarne una reliquia.
Vi era, inoltre, l’ampolla del sangue di Costanza, sebbene rotta e attaccata a un oggetto non meglio identificato.
L’oggetto, una volta staccato, doveva essere frantumato e i suoi pezzi riposti in una nuova ampolla di cristallo pregiato.
I resti di Santa Costanza Martire furono riposti in un’urna e trasferiti presso la Congregazione della S.S. Annunziata a Colle Sannita in provincia di Benevento.
Successivamente, portata da frate Francesco da Morrone dell’Ordine francescano degli Osservanti, fu affidata a don Michele Belmonte, un notabile di Pietramelara.
Nel luglio del 1845, in un sabato a mezzogiorno, collocarono l’urna nella sua residenza di via San Giovanni.
Tutte le persone presenti la accolsero con le candele accese.
Nello specifico, sistemarono accuratamente il reliquiario in una stanza sopra un altarino provvisorio con la lampada accesa giorno e notte.
L’urna poteva essere custodita all’aperto o al chiuso:
- in casa propria
- in una cappella
Invece il compito di aprirla spettava esclusivamente al Vescovo o a qualsiasi sacerdote in persona.
L’autenticità e la provenienza del reperto sacro erano garantite dal sigillo apposto dalla Sacra Romana Congregazione.
Come si evince dai documenti allegati all’autentica, don Michele Belmonte sostenne una spesa di trenta ducati per l’acquisto e il trasporto dell’urna di Santa Costanza Martire.
Versò dapprima la somma di venticinque ducati e successivamente il saldo di cinque nelle mani di frate Salvatore da Morrone,
La cifra poi fu consegnata al sig. Cicchetti di Carlantino.
L’arrivo della Santa a Petrulo
A settembre del 1845, erano già iniziati i lavori per la costruzione di una chiesetta.
Così l’urna di Santa Costanza Martire era ancora nella casa privata a Pietramelara.
Nel frattempo, la santa compì un miracolo tra le mani del parroco D. Felice Panale.
La cassettina con le sacre reliquie fu condotta al capezzale della figlia morente del conte Sanniti, perché potesse baciarla.
La donna guarì miracolosamente.
In una missiva si legge testualmente:
“Nell’andare diede dei segni di forza vegetativa.
Quando nel giungere alla casa dell’inferma si fece leggiera.
Succedendo lo stesso al ritorno così si è pensato portarla nella chiesa.”
Diversi giorni dopo, frate Salvatore consiglio al Belmonte di far realizzare da un suo amico:
- l’indoratura del cassettino
- la testa, i piedi e le mani di cera
- il vestito di seta
La ricostruzione anatomica anadava modellata tenendo presente che la fanciulla aveva solamente quattordici o quindici anni.
Dall’altro canto, Michele Belmonte richiese al religioso la realizzazione di una tela raffigurante la Santa al prezzo di due ducati.
Gli scambi epistolari legati alle reliquie trovarono il loro epilogo alla fine del 1845.
Alla fine dell’ottocento, la cassettina contenente le spoglie di Santa Costanza Martire fu portata a Petrulo.
Purtroppo non è dato sapere come l’urna sia giunta nella frazione calena.
Il sacro corpo si trova al primo piano di una casa privata in via Duca D’Aosta, 1° vico a sinistra al civico 8.
L’abitazione apparteneva a Celestino Pelusio nato a Calvi Risorta il 20 agosto 1892 da Andrea e Maria Cristina Stavolone, entrambi possidenti.
Il manifestarsi attraverso segni premonitori
La cassetta è lunga 45 cm, larga 25 e alta 19.
Rivestita di carta variopinta di colore marrone, reca la scritta “Sagro corpo e Sangue di S. Costanza martire”.
L’urna è collocata in una nicchia ricavata nel muro, illuminata da una lampada sempre accesa.
Negli anni ’60, la signora Giovannina Pelusio (1934), figlia di Celestino, solecitò l’intervento del parroco di Petrulo, don Antonio Fuorlo.
Alla presenza del sacerdote, dopo aver tolto i sigilli, aprirono la cassetta e scorsero le spoglie di Santa Costanza Martire.
La fanciulla sembrava un fiocco di neve.
Tale circostanza avvalora le informazioni riportate in precedenza in merito alla ricostruzione in cera di alcune parti anatomiche.
Dopo quell’episodio, l’urna non è stata più riaperta.
Ad ogni modo, la santa, di tanto in tanto, manifestava la sua presenza.
Nei giorni precedenti la morte di Maria Cristina Stavolone, la mamma di Celestino, si palesò attraverso alcuni segni premonitori.
Tre tocchi, tre giorni prima, seguiti da due nel penultimo giorno e da uno nell’ultimo,
Agli avvenimenti assistettero anche Angelina Martino di Pietro e Antonio Franco.
Un altro episodio riguardò l’appropriazione di Giuseppina Pelusio della quota appartenente al fratello Celestino, nonostante le disposizioni testamentarie.
La donna chiuse a chiave la stanza dove era collocata l’urna, lasciandola immersa nell’oscurità.
La santa apparve in sogno a Celestino e gli chiese di accenderle un cero.
Quest’ultimo, dopo aver forzato la porta, le accese una candela a olio.
Inaspettatamente, i fratelli di Celestino, emigrati in America, gli inviarono un’ingente somma di denaro.
L’invito a custodirla con rispetto
Maria Pelusio, sorella di Giovannina, era solita contemplarsi in uno specchio collocato nella stanza della santa.
Un giorno la santa apparve in sogno a Maria e ne imitava i gesti.
Solo che la santa le confidò che, pur non assumendo cibo, conservava un corpo più bello del suo.
La ragazza narrò l’accaduto alla mamma, la quale le spiegò che la figura apparsa in sogno era la santa.
La mamma le consigliò di rimuovere lo specchio.
Ma proprio mentre lo stavano spostando, lo specchio si ruppe in mille pezzi.
Un ultimo episodio riguardò Celestino e i suoi i fratelli.
I ragazzi si lavavano in una bacinella situata nel locale che accoglieva l’urna della santa.
Ella apparve in sogno a Celestino ed espresse il desiderio di non assistere a certe oscenità.
Da quel momento, la stanza è divenuta a tutti gli effetti una cappella.
All’inizio del novecento, il Vescovo di Teano-Calvi espresse la volontà di portare l’urna nell’Episcopio sidicino.
E poi aggiunse:
Se fa i miracoli, la teniamo.
Altrimenti la bruciamo.
Il signor Celestino si oppose con decisione, affermando che sarebbe rimasta a Petrulo.
Negli anni ’70, un monaco cercatore proveniente da Roccamonfina passava spesso a venerarla.
Anche molti caleni accorrevano a Petrulo per rivolgere le loro preghiere a Santa Costanza Martire.
Ognuno recava con sé un cero.
Di conseguenza, l’abitazione era piena di lumini.
Quanto allo scrivente, grazie alla mia ricerca il passato ha ripreso voce in quella stanza silenziosa, tra le mura di una casa petrulese.
Un incontro inatteso che testimonia la capacità del sacro di scegliere i suoi nascondigli più umili.
Così, dalle ossa di Santa Costanza Martire riemerge una storia che attraversa i secoli, invitandoci a custodirla con rispetto e a lasciarci ancora sorprendere dai misteri che la nostra terra conserva.
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