Il bombardamento alla stazione di Caserta del 27 agosto 1943

Durante la seconda guerra mondiale, gli alleati sbarcarono in Sicilia (nome in codice “Operazione Husky”) alle prime luci dell’alba del 10 luglio 1943 con l’obiettivo di aprire un varco nell’Europa continentale, impegnare le armate tedesche in modo da alleggerire la pressione su altri fronti di guerra e sconfiggere l’Italia di Mussolini.

Gli anglo-americani decisero di ricorrere all’impiego di aerei a lungo raggio per effettuare massicci bombardamenti nelle retrovie del fronte di guerra italiano con l’intento di minare il morale del nemico e di distruggere i distretti industriali di particolare rilevanza, i depositi e le vie di comunicazione.

Lo snodo ferroviario di Caserta rappresentava un punto strategico di primaria importanza trovandosi sulle direttrici nord-sud ed est-ovest.

All’alba del 27 agosto 1943 cominciò a diffondersi per la città di Terra di Lavoro il tetro suono della sirena antiaerea. Dopo quattro ore un fischio prolungato di due minuti informò la popolazione del cessato pericolo. Alle 11:30 il segnale d’allarme echeggiò per la seconda volta preannunciando il pericolo di incursioni aeree.

In quel venerdì assolato e caldo di piena estate, pochi minuti prima delle 13:00, si udì un rombo assordante e minaccioso solcare il cielo. I testimoni notarono che gli aeromobili in avvicinamento, invece di volare in alto, procedevano a bassa quota puntando sulla città.

Pochi istanti dopo, squadriglie di bombardieri pesanti quadrimotore B-17, scortati dai caccia P38 Lockheed Lightning, della Northwest African Strategic Air Force (NASAF), decollati dalle basi aeree alleate situate in Africa settentrionale, sganciarono numerose bombe di media capacità dal peso di 500 libbre (227 chilogrammi) su Caserta.

“Friday, 27 August 1943 … In Italy, Northwest African Strategic Air Force (NASAF) B-17’s bomb the Sulmona marshalling yard, and medium bombers hit the Benevento and Caserta marshalling yards; nearly 150 P-38’s escort the bombers.” (1)

In pochi minuti, le violente esplosioni degli ordigni provocarono gravi distruzioni nel centro storico della città. Furono colpiti l’ospedale civile, la cappella della congrega di Loreto, l’istituto salesiano Sacro Cuore di Maria, il liceo classico Pietro Giannone, il gasometro di via Mondo, i magazzini generali, la chiesa di San Vitaliano, la Cattedrale di San Michele Arcangelo e il rifugio bellico Ricciardelli in Corso Umberto (l’odierno Corso Trieste), dove si registrò il maggiore numero di morti.

La linea e lo scalo ferroviario, obiettivi principali della missione, subirono ingenti danni. In questo luogo persero la vita undici persone, tra cui due giovani caleni.

I sig. Raffaele Canzano, casellante ferroviario a Riardo, e Maria Capuano, casalinga, erano convolati a nozze all’inizio degli anni venti coronando il loro sogno. Abitavano in una masseria sulla sinistra di Via Rocioloni a Petrulo scendendo verso il bivio di Rocchetta in corrispondenza del civico 21, i cui ruderi, coperti dalla vegetazione, sono tuttora visibili.

Dalla loro unione nacquero quattro figli, una femmina, Gabriela (1921) e tre maschi (Giuseppe (1922), Antonio (1923) e Vitaliano (1930). La ragazza morì il 2 settembre 1937 a soli 16 anni per malattia. A distanza di pochi anni, anche il papà Raffaele passò a miglior vita.

E così Giuseppe ed Antonio furono assunti dalle Ferrovie dello Stato. I due fratelli si recavano in bici alla stazione di Sparanise o Pignataro Maggiore per prendere il treno e raggiungere la loro sede di lavoro a Caserta.

Appartenevano al personale viaggiante in qualità di frenatori. Prima dell’introduzione del freno automatico, erano addetti sui treni merci, stazionando all’interno di un’apposita “garitta”, alle operazioni manuali di frenatura e sfrenatura richieste dal macchinista tramite fischi convenzionali della locomotiva.

Quel giorno, all’udire delle prime esplosioni, si allontanarono dalla stazione per trovare riparo in un campo coltivato a mais o a tabacco tra lo scalo e la reggia. Nei solchi di un terreno, trovarono la morte ad attenderli.

Il corpo di Antonio, il più giovane, investito in pieno dalla violenta deflagrazione di una bomba, fu ridotto in brandelli tanto piccoli da rendere impossibile il recupero e la ricomposizione della salma.

canzano_antonio

Giuseppe, invece, subito dopo fu sepolto nel cimitero di Caserta. La madre dei giovani caleni, sotto shock e distrutta dal dolore, in un primo tempo pianse i suoi figli su due tombe del camposanto casertano. Solo in secondo momento, si rese conto che quella di Antonio apparteneva ad un’altra persona. A distanza di poco tempo, le Ferrovie dello Stato, su richiesta della signora Maria, riportarono a Calvi Risorta i resti del povero Giuseppe.

canzano_giuseppe

Bisogna sottolineare che la famiglia Canzano fu perseguita dalla sfortuna perché, oltre ad essere colpita da una tragica sequenza di lutti, gli unici sopravvissuti, la signora Maria Capuano e l’ultimogenito Vitaliano, dovettero subire anche l’incendio della loro casa da parte delle truppe tedesche in ritirata dal territorio caleno.

Attualmente, Giuseppe riposa nel cimitero vecchio di Calvi Risorta assieme alla sorella Gabriela e al fratello Vitaliano scomparso nel 2010.

Miglior sorte ebbe un altro caleno, Nicandro Parisi, classe 1925, appena diciottenne. Anch’egli lavorava come frenatore sui treni merci proveniente da Cassino e diretti a Napoli Centrale. In quella giornata, come i suoi due cari amici compaesani, si dileguò in un campo per sfuggire ai bombardamenti. Riportò una grave ferita alla gamba destra. La menomazione, avendogli provocato un accorciamento dell’arto di qualche centimetro, lo rese un pò claudicante per tutta la vita.

In ogni caso, potè far conoscere, ricordare, testimoniare, alle nuove generazioni questa tristissima pagina di storia.

parisi_nicandro

L’amministrazione ferroviaria ricorda perennemente i ferrovieri immolati sul posto di lavoro con una lapide commemorativa apposta sul muro del 1° binario dello scalo di Caserta. Nel tragico evento, persero la vita dieci uomini e una donna, la signora Izzo Elvira, addetta alle pulizie dello scalo casertano.

lapide_commemora

1) http://57thbombwing.com/310thHistory/310_BG_1943-08.pdf

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