Ecclesiam omnium Sanctorum de loco Sanguinarij

Nel 211 a. C. i romani riconquistarono la città di Capua (l’odierna S.Maria C. V.). La punizione inflitta alla città ribelle dai romani fu estremamente repressiva e sanguinosa. All’arrivo delle sue soldatesche, il luogotenente Gaio Fulvio Flacco, sequestrate le armi e disposte delle sentinelle alle porte, imprigionò i cartaginesi rimasti in città ed ordinò al senato campano di recarsi nell’accampamento romano. I senatori furono incatenati e ricevettero l’ordine di consegnare ai questori l’oro e l’argento che disponevano. Quindi 25 senatori furono condotti prigionieri a Cales e 28 a Teano. Poco dopo, uno dei due proconsoli che avevano portato a termine l’assedio di Capua, Quinto Fulvio Flacco, ordinò l’uccisione dei 53 senatori capuani: tutti furono massacrati con le verghe e poi decapitati.

Fulvio legato. is cum omnium primum arma telaque quae Capuae erant ad se conferenda curasset, custodiis ad omnes portas dispositis ne quis exire aut emitti posset, praesidium Punicum comprehendit, senatum Campanum ire in castra ad imperatores Romanos iussit. quo cum uenissent, extemplo iis omnibus catenae iniectae, iussique ad quaestores deferre quod auri atque argenti haberent … senatores quinque et uiginti Cales in custodiam, duodetriginta Teanum missi, quorum de sententia maxime descitum ab Romanis constabat … facto magistratum Sidicinum citari iussit imperavitque ut produceret Campanos quos in custodia haberet. Producti omnes virgisque caesi ac securi percussi. Inde citato equo Cales percurrit; … Ita de iis quoque qui Calibus erant sumptum supplicium (1)

In quel periodo, il luogo delle esecuzioni capitali si trovava fuori le mura delle città come prescritto dalle leggi romane.

quorum e numero L. Pituanius saxo deiectus est, in P. Marcium consules extra portam Esquilinam, cum classicum canere iussissent, more prisco advertere (2)

A Cales, la località era situata verosimilmente al di là del rio dei Lanzi in prossimità dell’imponente cinta muraria dove vi erano piccole cavità naturali scavate nel tufo.

Tra il I e il IV secolo d. C., durante la persecuzione dei cristiani, nel suddetto sito continuarono le esecuzioni della pena di morte. I corpi qui decapitati erano condotti in un’altra zona di Cales a qualche chilometro di distanza, a ridosso della porta Laeva, la cui strada univa la città calena con quella di Sinuessa. I necrofori trasportavano le salme nel silenzio della notte attraversando il letto asciutto del rio Lanzi, senza passare per il centro della città. I corpi, privi delle teste lasciate nel torrente, erano seppelliti affrettatamente in fosse ricoperte da tegoloni fabbricati in loco.

Agli inizi dell’anno mille, le preesistenti grotte naturali, che gravitavano per lo più nell’area del vecchio centro urbano, furono ampliate a colpi di piccone.

La trasformazione delle cavità di Cales in luoghi di culto cristiano si realizzò mediante limitati interventi di completamento finalizzati ad articolare gli spazi e a regolarizzare le pareti della grotta per ospitare le immagini devozionali.

Nacquero così, nel fianco di una parete di tufo sulla sinistra del Rio Lanzi a valle dell’abitato di Petrulo, due chiese rupestri situate nelle immediate vicinanze dell’arce medievale di Calvi e del pianoro tufaceo dell’antica Cales.

Il 1° marzo 1174 il Papa Alessandro III confermò ad Alfano di Camerota il titolo di arcivescovo metropolita di Capua, la cui circoscrizione ecclesiastica includeva le diocesi di Aquino, Caiazzo, Calvi, Carinola, Caserta, Isernia, Sessa, Teano e Venafro.

Ferdinando Ughelli, in un suo scritto del 1659, segnalava la presenza nell’anno 1183 di otto chiese nella circoscrizione vescovile di Calvi: “In Dioecesi Ecclesiae Calvens.: Ecclesiam s. Andrae ad Cementa, Ecclesiam s. Germano ad Patera, Ecclesiam s. Tammari de Monte, Ecclesiam s. Pauli de Formello, Ecclesiam s. Petri de Borlerano, Ecclesia s. Symmachi, & Ecclesiam de Mostardino, Ecclesiam omnium Sanctorum de loco Sanguinarij” (3). Di tutti questi luoghi sacri ne è rimasto solamente il nome, ignorandosi del tutto anche l’ubicazione.

Secondo quanto ritiene la quasi totalità degli studiosi, l’Ecclesiam omnium Sanctorum de loco Sanguinarij potrebbe riferirsi alla “Grotta delle Fornelle” e non a quella consacrata alle santità cristiane (“Grotta dei Santi”).

La Grotta delle Fornelle, pur avendo svolto in passato una funzione religiosa, non presenta attualmente un’intitolazione riconducibile ad uno specifico culto e risale al 1023 circa per un’iscrizione che ricorda il conte Pandolfo e sua moglie, la contessa Gualferada.

Le ipotesi degli storici e degli eruditi sull’individuazione della grotta si basano essenzialmente su tre elementi.

Il primo fa riferimento ad una didascalia posta all’inizio della parete destra vicino all’ingresso della grotta, in basso ad una incavatura decorata con dipinti di Santi:

KALENDAS NOVEMBER ERIT DEDICATIO ISTIUS ALTARE IN ONORE DI. SCE MARIAE ET SCI MICHAELIS ET SCI PETRI APOSTOLI ET SCI NICOLAI … (con altri nomi illegibili di santi) … ET OMNIUM SANCTORUM.

Il primo novembre ricorre la dedicazione di questo altare in onore di Dio, di Santa Maria, di San Michele, di S. Pietro Apostolo, di S. Nicola … e di Tutti i Santi.

Il secondo è dato da un affresco, dal contenuto molto aderente alla realtà, che raffigura la decollazione di San Giovanni Battista con due soli personaggi: il Battista e un soldato. La prigione, rappresentata da due padiglioni con archi sorreggenti, è indicata con la scritta “CARCERES”. Il boia, invece, è presentato con il termine “SPICULATOR”. La scena riporta in basso il corpo piegato del Battista che protende le lunghe mani verso la testa mozzata che giace in terra.

Ai piedi della rappresentazione, vi è una scritta consunta e decifrabile solo nell’ultima parte che ricorda le invocazioni di epigrafi funerarie paleocristiane.

Il terzo elemento consiste in un altro affresco fatto dipingere dal conte Pandolfo e da sua moglie Gualferada: l’Ascensione. L’ampia opera pittorica mostra quindici personaggi: la Madonna al centro, due angeli ai lati e di seguito i dodici apostoli, disposti sei per parte, tra i quali San Pietro e San Paolo. Anche all’Ascensione, come alla precedente raffigurazione, gli storici hanno attribuito un valore funerario.

Tuttavia, le argomentazioni addotte non sembrano abbastanza convincenti.

Alla luce di tutto ciò, sono assolutamente certo che la zona fuori le mura di Cales è tristemente nota sin dall’antichità come il posto delle esecuzioni capitali, menzionato e riportato come “loco Sanguinarij“.

Diversi anni fa, a qualche chilometro di distanza, furono rinvenuti in superficie più di dieci corpi decapitati ed altri resti umani seppelliti in un terreno.

Invece, è priva di fondamenta l’ipotesi che l’attuale Grotta delle Fornelle fosse l’antica “Ecclesiam omnium Sanctorum” perché, in base alle annotazioni dell’Italia sacra dell’Ughelli, la grotta è riconducibile senza ombra di dubbio alla vecchia “Ecclesiam s. Pauli de Formello” del 1183.

Pertanto, ritengo che la “Ecclesiam omnium Sanctorum de loco Sanguinarij” sia la Grotta dei Santi.

1) Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro XXVI, 14 – 15

2) Tacito, Annales, Libro II, 32

3) Ferdinando Ughelli, Italia sacra sive De episcopis Italiæ et insularum adiacentium, Volume 6, Roma 1659

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