Il miracolo del 763

Secondo un’antichissima tradizione della chiesa cattolica, l’apostolo Simone, detto Pietro, durante il tragitto per recarsi da Antiochia a Roma, elesse e consacrò a vescovo di Napoli Aspreno, e a pastore di Capua Prisco.

Risalendo la via Latina, il seguace di Cristo predicò il vangelo anche a Cales. Qui Simon Pietro, attratto dalla professione di fede e dall’energia di un giovane del luogo di nome Casto, decise di affidare a quest’ultimo la guida della chiesa calena al momento della sua partenza. Dal 44 d. C. l’episcopato di Casto a Cales durò ben 22 anni, durante i quali il vescovo si impegnò con fede e dedizione nella conversione dei suoi concittadini pagani al cristianesimo, ordinando nuovi sacerdoti e invitando tutti i fedeli a diffondere la nuova dottrina.

Inoltre, il primo pastore caleno non solo propagò instancabilmente la parola di Gesù Cristo nell’animo de suoi concittadini, ma riuscì ad imprimerla nei loro cuori con il marchio del suo sangue.

Dunque, fin dai tempi remoti lo spirito della cristianità prese possesso della città e del territorio di Cales. Con il passar del tempo ed a seguito di un consistente incremento dei membri della comunità cristiana, questa nuova “chiesa” fu decorata ininterrottamente dai sommi pontefici, successori di Pietro, con l’onorifica dignità vescovile (Calvensis Episcopus), diventando una delle più antiche ed importanti sedi pontificali del Regno.

Fra i tanti miracoli attribuiti dal Signore Dio ai caleni per l’intercessione del suo protettore Casto, se ne riporta uno in particolare tratto dagli atti della sua vita.

Nell’anno della nascita di Cristo 763, la città di Cales si ritrovò afflitta e tormentata da un gravissima epidemia scatenata dall’aria “corrotta”, i miasmi nauseabondi generati dalla decomposizione di materiale organico. La peste colpì tutta la popolazione dell’agro caleno a tal punto da non trovare alcuno che non fosse infettato.

Desperata la città d’ogni humano rimedio, perchè i medici confessavano, che non giungeva la loro arte à riparare malore sì grave, hebbe ricorso a San Casto, suo protettore, e con publiche orationi studiossi impetrare per mezzo delle loro intercessioni la bandiggione al fiero morbo“. Mentre tanti cuori affranti erano sospesi tra la speranza e il timore, l’esaltazione e la disperazione, le loro orazioni furono esaudite.

San Casto comparve vestito in abito pontificale sopra una nuvola abbagliante, che abbassandosi dal cielo, si fermò a mezz’aria sopra Cales. Tenendo in mano un bastoncino di metallo con una sfera traforata e munita di setole, simile a quello che si usa nelle nostre chiese, asperse con acqua benedetta il campo caleno, le case dei cittadini e la città tutta.

Terminata la benedizione ai quattro punti cardinali, quasi a simboleggiare le estremità dei quattro bracci della croce, se ne tornò da dove era arrivato. Da quel preciso momento, gli abitanti di Cales e del suo circondario cominciarono a ristabilirsi sensibilmente. Dopo pochi giorni, la contagiosa epidemia si estinse del tutto.

Con il miracolo del 763, il culto e la devozione verso il santo si diffuse non solo a Cales ma anche in altre zone della Campania. A tal proposito, “gli abitanti di Cales ricorrevano in qualsivoglia bisogno al patrocinio del santo vescovo loro protettore e ne ricevevano sicuramente le grazie, che gli chiedevano“.

Per questa protezione, che il glorioso Casto assicurò sin dai primi anni della cristianità all’antica Cales e successivamente alla nuova Calvi, si eressero alcuni luoghi di culto.

L’antichissima basilica paleocristiana dedicata al martire fu costruita nel IV secolo d. C. presumibilmente dove le sacre spoglie del vescovo caleno furono seppellite nel 66 d. C. Attualmente, un gigantesco ponte dell’Autostrada A1 copre i resti del tempio a causa del più grave scempio storico-culturale ed archeologico che la storia d’Italia ricordi.

Nell’anno mille, riedificata la nuova Calvi, si costruì una nuova Cattedrale dedicandola alla Madonna dell’Assunta ed al medesimo vescovo, come si poteva rilevare da un antico dipinto raffigurante la Vergine Maria Assunta in Cielo, San Giovanni Battista e San Casto vestito alla pontificale secondo l’usanza greca, e contraddistinto in basso da un’iscrizione:

Nate Patris Summi, dejectos erige Cales,
Virgo fave, Baptista fave, tuque optime Caste.
22  Maggio  1416.

La consuetudine poi di dipingere le immagini sacre del Santo era molto frequente in diverse chiese dell’agro caleno. I dipinti si ammiravano (e alcuni si apprezzano tuttora) al di sopra della porta d’ingresso del Duomo di Calvi Vecchia, nella Sede Vescovile adiacente alla Cattedrale, nella chiesa di San Silvestro Papa a Visciano e in altri luoghi.

Il miracolo di San Casto, con il suo manifestarsi nell’anno della nascita di Cristo 763, rappresenta probabilmente molto di più di un semplice prodigio: assurge a simbolo del rinnovarsi della vita, nel corpo come nello spirito.

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