La cruenta battaglia di Rocchetta e Croce

La cruenta battaglia di Rocchetta e Croce

Il 22 e 23 ottobre 1943 si combatté a Rocchetta e Croce una delle battaglie più cruenti della seconda guerra mondiale.

Per oltre ottant’anni, se n’è discusso poco o nulla.

Il borgo dell’alto casertano, collocato a 459 sul livello del mare, era sulla linea difensiva Bernhardt.

Il tracciato non era particolarmente fortificato, a differenza della Gustav.

Infatti, era stata pensata dal comando tedesco al solo scopo di rallentare l’avanzata alleata nell’avvicinamento a quest’ultima.

L’area era difesa dalla XIV Panzerkorps.

Nell’ottobre, con l’avanzare degli alleati, le truppe inglesi iniziarono a martellare veemente il borgo montano con l’artiglieria.

Di contro, I tedeschi rispondevano al fuoco.

Il 20 ottobre, il comando della 168° brigata decise di concentrare diverse compagnie nella zona di Giano Vetusto.

Durante il giorno, i tenenti BrookingClark e Douglas condussero delle ricognizioni con pattuglie composte da personale dei mezzi cingolati smontati.

Tuttavia, dopo un’altra giornata di intensi bombardamenti, gli inglesi registrarono due morti e quindici feriti.

Nella notte, un battaglione della 168° brigata sostituì I soldati dispiegati in preparazione a ulteriori operazioni di montagna.

Dunque, le giovani e inesperte truppe britanniche erano pronte ad assaltare Rocchetta e Croce

Per contro, i crucchi, ben preparati e avvalendosi di una tattica micidiale, attendevano il nemico sulla rocca.

La testimonianza di Stanislao Bovenzi

La mia ricerca sui tragici eventi accaduti a Rocchetta e Croce ha avuto inizio nel 2017.

Accompagnato dal figlio Michele, mi recai presso l’abitazione di Stanislao Bovenzi, nato il 24 luglio 1917.

L’intento era quello di raccogliere informazioni concernenti il tragico destino toccato a suo fratello Michele.

La storia, pubblicata poi il 1° luglio 2017, narra del dodicenne morto dopo aver recuperato un ordigno inesploso.

Durante la cordiale conversazione, Stanislao Bovenzi mi riferì un altro avvenimento di notevole rilievo.

Nel 1943, a Rocchetta il padre era dedito al commercio del legname, mentre lui si prendeva cura degli animali.

Nel mese di ottobre di quello stesso anno, all’età di sedici anni, Stanislao Bovenzi fu testimone oculare di una dura battaglia.

Il grosso delle forze tedesche si ritirò ordinatamente dal borgo verso posizioni difensive ritenute più favorevoli.

Durante il ripiegamento, gruppi sparuti di crucchi attendevano il nemico con mortai e mitragliatrici pesanti.

Sopra Rocchetta, una delle postazioni era collocata a sinistra, salendo, laddove si staglia uno sperone roccioso, all’altezza della diramazione stradale in direzione di Pietramelara e Croce.

Rocchetta e Croce

Gli inglesi, per lo più giovani inesperti e mal comandati, avanzavano in ordinata fila indiana.

Una volta giunti a portata di tiro, i tedeschi aprirono il fuoco.

Numerosi combattenti britannici persero la vita o rimasero feriti, falciati come bersagli inermi allineati su un campo di battaglia.

La versione dei fatti fornita dal caleno ha trovato conferma nelle dichiarazioni rese dagli inglesi.

La versione inglese degli eventi

Le operazioni militari per liberare Rocchetta e Croce furono intraprese il 22 ottobre 1943.

I soldati iniziarono l’ascesa ai monti, muovendo da Giano Vetusto.

Raggiunta la sommità della montagna senza perdite, il battaglione si diresse verso nord lungo la dorsale, alle spalle dei granatieri.

Quest’ultimi dovevano conquistare una quota ancora più elevata alla fine della cresta.

Se il piano fosse andato a buon fine, le truppe inglesi si sarebbero dirette nuovamente verso ovest, piegando ad angolo retto lungo un’ulteriore dorsale collinare, conquistando sul percorso il villaggio di Rocchetta e Croce.

I granatieri riuscirono a conquistare il loro obiettivo principale (quota 860).

Ma per farlo dovettero deviare una Compagnia che avrebbe dovuto prendere un obiettivo secondario, ovvero quota 520.

Il piano d’attacco fu quindi adattato per includere sia la quota 520 che Rocchetta, il primo obiettivo della missione.

La rapidità richiesta rese impossibile una ricognizione adeguata.

Le compagnie “Left Flank” e “G” avanzarono attorno al fianco di una collina ripida, supportate da un intenso fuoco d’artiglieria:

La Compagnia Left Flank doveva prendere Rocchetta, mentre la G occupare quota 520.

I tedeschi, fino a quel momento efficacemente occultati, lasciarono che entrambe le unità avanzassero su un pendio quasi spoglio.

Una volta avvistati, aprirono il fuoco da diverse postazioni di mitragliatrici dislocate a quota 520 e ai piedi di Rocchetta.

Le difficoltà sul campo delle truppe inglesi

La Compagnia Left Flank rimase completamente in trappola e non poté muoversi.

Al calare del buio, i cannonieri stesero una cortina fumogena.

L’espediente permise loro di ritirarsi per la stessa via da cui erano venuti.

Per due ore, gli inglesi rimasero sotto un pesante fuoco di armi automatiche e mortai.

… capturing the village of Rocchetta E Croce on the way. The Grenadiers did capture their main objective (Hill 860), but to do so they had to divert a company whose business it was to take a subsidiary objective namely, Hill 520. Our plan of attack was therefore has adapted to include 520 as well as Rocchetta which should have been our first objective. The speed which was demanded made proper reconnaissance impossible, and Left Flank and G Company advanced round the shoulder of steep hill, supported by heavy artillery fire, Left Flank to take Rocchetta and G Company to take Hill 520. The enemy, hitherto unlocated, allowed both companies to get round on an almost bare slope before opening fire from several Spandau posts on Hill 520, and below Rocchetta, which were the opposite edges of a saucer rim. Left Flank were completely pinned, and were unable to move until at dusk a smoke screen was laid down by the gunners, and they were able to retire by the way they had come. They had been under heavy automatic and mortar fire for two hours. ” (1)

Le gravi perdite subite

Il maggiore Henry Hamilton Houldsworth, comandante di Compagnia, rimase gravemente ferito.

Il tenente John Smith Cuninghame fu ucciso e si segnalarono altri quattro morti e diciannove feriti.

La Compagnia G, trovandosi leggermente più in alto sulla collina, riuscì a trovare riparo, senza raggiungere quota 520.

Nei duri scontri, i soldati di “Sua Maestà” subirono cinque vittime e quattro feriti.

Al crepuscolo, la “Right Flank” e la Compagnia “F” attaccarono di nuovo con un’adeguata copertura di artiglieria.

La prima si concentro su quota 520, mentre la seconda sul villaggio.

I tedeschi, ormai disorientati, dopo aver rimosso le mitragliatrici fisse, abbandonarono le loro posizioni, fatta eccezione per quota 520.

La Compagnia F si stabilì a Rocchetta senza incontrare resistenza.

Invece, la Right Flank attaccò quota 520 tramite la Compagnia G.

I soldati inglesi respinsero il nemico dalla prima metà della collina, uccidendone quattro.

Il tenente John Vincent Rowe fu ferito durante l’attacco.

Nella notte, il tenente David Eustice Loder della compagnia F uscì in pattuglia ma non fece più ritorno.

Il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo dai London Irish.

Gli altri soldati che persero la vita furono:

  • James Forbes Rennie, sergente
  • William Millar, soldato scelto
  • Alexander Beveridge, soldato della guardia
  • John Hill Davidson, soldato della guardia
  • Maurice Kelly, soldato della guardia
  • Francis Albert Bruce Mason, soldato della guardia
  • John MacRae, soldato della guardia
  • John Haldane Smith, soldato della guardia
  • Archibald Shanks, soldato della guardia

La battaglia nei giorni seguenti

Il 23 ottobre 1943 fu un’altra giornata di dura battaglia.

La Compagnia F scacciò il nemico dal resto della quota 520 e la Compagnia G consolidò la propria posizione.

Invece, la 168ª brigata arrivò di notte, pronta ad avanzare al mattino lungo il crinale.

I tedeschi sparavano con precisione e si registrava un costante deflusso di feriti, tra cui il tenente Derek George Morphett.

Il battaglione era ormai esausto e a corto di ufficiali e soldati.

Le truppe. intrappolate sui terrapieni, rimasero lontane dai loro mezzi di trasporto, da quando avevano lasciato Fontanella a Giano Vetusto.

Addirittura non avevano nemmeno una coperta per la notte.

Invece, merita di essere lodata la gestione dei rifornimenti.

Un deposito era stato allestito sulle colline sopra Fontanella e i Coldstream furono impiegati come trasportatori.

Compiendo sforzi eroici, riuscirono ogni notte a far arrivare viveri e acqua agli altri due battaglioni attraverso un terreno impervio.

Il 24 ottobre 1943, la guerra aveva oltrepassato il borgo casertano.

Alle 11:30, la 168ª Brigata continuò l’avanzata lungo la cresta verso ovest, oltre Rocchetta.

Il reparto non incontrò alcuna resistenza.

Tuttavia, altri soldati rimasero uccisi:

  • Robert Gardner Farquhar, soldato della guardia
  • William McGuigan, soldato della guardia
  • Lewis Gordon Oliver, soldato della guardia

E’ da segnalare che i soldati morti furono sepolti in loco prima di essere trasferiti nei cimiteri militari.

Nella foto allegata, si nota la tomba di William McGuigan con alle spalle il villaggio di Rocchetta.

Scots_Guards_Rocchetta_43

Il giorno seguente, il maggiore SteuartFothringham assunse il comando del battaglione in quando il predecessore aveva un forte raffreddore.

La strada tortuosa che conduceva a Rocchetta fu sminata.

Così sopraggiunsero i mezzi di trasporto della compagnia, rendendo nuovamente fruibili alcune delle comodità della vita quotidiana.

Il tenente Peter Humfrey Tunnard esplorò la ferrovia ai piedi della collina, trovandola occupata dai tedeschi.

Il coraggio dei giovani soldati inglesi

Per liberare Rocchetta e Croce nel 1943, I comandi alleati si rilevarono inadeguati a fronteggiare la complessità della situazione.

I giovani soldati inglesi, al contrario, diedero prova di uno straordinario coraggio.

Difatti, diversi di loro ricevettero onorificenze per i meriti militari dimostrati nel corso delle operazioni a Rocchetta e Croce.

Nel libro Browned off and Blondy – Minded di Alan Allport si parla dell’eroica condotta dei soldati inglesi.

Libro_Rocchetta_Croce

“Tutta la compagnia impazzì completamente.

Fu questo l’unico modo in cui Walter Elliott poté spiegare in seguito cosa accadde quella notte d’autunno del 1943 su una brulla collina sopra Rocchetta e Croce, in Campania.

Per tutto il giorno precedente, la sua compagnia delle Guardie Scozzesi aveva arrancato su ripidi sentieri fangosi verso le posizioni avanzate, da cui avrebbero dovuto iniziare l’attacco, subendo pesanti perdite a causa del fuoco di artiglieria e mitragliatrici tedesche lungo il percorso.

Le probabilità di successo del loro assalto pianificato in salita sembravano scarse.

Ma in qualche modo, quando arrivò il momento, la loro stessa miseria si rivolse contro il nemico. sotto forma di una primitiva furia guerriera.”

The whole company went quite berserk. That was the only way that Walter Elliott could explain afterwards what happened that night in the autumn of 1943 on a barren hill above Rocchetta e Croce in Campania. All that previous day, his Scots Guards company had slogged up steep muddy tracks towards the forward positions from which they were to begin their attack, sustaining heavy casualties from German artillery and machine-gun fire along the way. The likelihood of their planned uphill assault being successful looked bleak. But somehow, when the moment came, their very misery was turned against the enemy in the form of a primitive battle-fury.” (2)

L’audacia adrenalinica

Iniziammo a caricare lungo il fianco della collina, imprecando come pazzi e quasi artificialmente furiosi con il nemico sopra di noi che ci faceva sentire così spaventati’, ricordò Elliott:

Poi il nostro coraggio aumentò mentre ci avvicinavamo alla vetta… sormontata la cresta, ci lanciammo su quei tedeschi terrorizzati che resistevano.

Non c’era modo di resistere alla compagnia una volta che il sangue si era sciolto.

Le nostre grida di “Venite fuori e combattete, bastardi!”, provenienti dalle trincee e dai rifugi circostanti, potevano essere udite persino dal quartier generale del battaglione; ma i tedeschi che lo facevano venivano prontamente baionettati… era come se tutta la furia repressa per i bombardamenti, le perdite e l’incapacità di farsi giustizia stesse finalmente per avere la sua vendetta.

C’era il coraggio mostrato nella foga del momento – l’audacia adrenalinica, quasi sfacciata, che si impadronì brevemente delle Guardie Scozzesi a Rocchetta e Croce.

There was the courage displayed in the heat of the moment – the adrenaline-fuelled, almost impudent boldness which briefly took hold of the Scots Guards at Rocchetta e Croce. ” (2)

Tale valore poteva occasionalmente spingere gli uomini a compiere azioni di straordinaria impavidità (o, se preferite, temerarietà).

Bibliografia:
1) https://warinitaly.co.uk/british-units/2-scots-guards/2-scots-guards-war-diaries/2-scots-guards-wd-october-1943/
2) Alan Allport, Browned off and Bloody-Minded: The British Soldier Goes to War 1939-1945, 2015

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