Il blitz dei tedeschi nell’istituto delle Suore Stimmatine

Il blitz dei tedeschi nell’istituto delle Suore Stimmatine

Il 10 giugno 1940, Mussolini annunciava l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania nazista.

Sempre nello stesso anno, a Calvi Risorta fu aperto il collegio delle Suore Stimmatine.

Questa nuova istituzione potenziò il lavoro già precedentemente portato avanti.

La superiora in quel periodo era Suor Teresa Recapito, che aveva con sé altre quattro suore.

Invece, la responsabile dell’asilo si chiamava Suor Gemma Cristofaro.

L’istituto comprendeva solo i caseggiati prospicenti la via Nazionale.

Inoltre, già includeva (grezza e senza pavimenti essendo un’antica stalla) l’attuale aula “Italo Mancini“, dove si deponevano i panierini della colazione dei bambini dell’asilo.

La vita nella comunità prevedeva:

  • la coltivazione dell’orticello
  • il lavoro di ricamo per le più grandicelle
  • la “questua settimanale” nelle case dei caleni per il sostentamento delle ospiti dell’istituto, delle religiose e delle opere di carità.

Così per Calvi, le Stimmatine divennero nel corso del tempo un faro verso il quale rivolgersi in ogni circostanza, nella sicurezza di essere accolti in qualunque evenienza.

Fra le mura della struttura, si trovava una seconda famiglia.

Le lavoratrici madri affidavano i lori figli nelle mani sicure.

Le prime due collegiali furono Zelinda e Marta Capuano, rimaste senza madre, mentre il papà combatteva al fronte.

Le bambine credevano di essere come foglie in balia del vento.

Invece, trovarono chi poteva aprire loro nuove braccia piene di affetto.

Intanto la guerra si avvicinava pericolosamente alle nostre abitazioni.

La ricerca degli uomini

L’8 settembre 1943 c’era stato l’armistizio e i tedeschi da alleati si erano trasformati in nemici.

Il risentimento dei nazifascisti per il tradimento italiano si manifestò nella richiesta di una vendetta rapida.

Kesserling informò il generale Heinrich von Vietinghoff di “non dover mostrare nessuna pietà per i traditori”.

A metà settembre, le truppe della Wehrmacht, dopo gli sbarchi alleati in Sicilia e a Salerno, entrarono a Calvi Risorta.

Immediatamente, iniziarono i rastrellamenti di uomini validi da utilizzare come manodopera a Cassino per rafforzare la linea Gustav.

Dunque, gli uomini si diedero alla macchia per sottrarsi all’ira della guerra fratricida e alla morte certa.

Diversi di loro si occultarono nell’istituto delle Suore Stimmatine sotto la protezione della Madre Superiora.

Questi uomini uscivano per procurare alla comunità e a loro stessi un po’ di cibo, mentre di giorno restavano nascosti.

I nazisti, però, non risparmiarono una visita alle Stimmatine.

Un giorno dell’ottobre 1943, verso l’ora di pranzo, fecero irruzione nel convento con i fucili spianati.

I crucchi obbligarono le suore a tenere aperte tutte le porte.

La Madre, per nulla intimidita, osò chiedere al graduato cosa mai cercassero nella struttura.

E alla risposta che andavano alla ricerca di “uomini traditori colà nascosti”, Suor Teresa fece affacciare tutte le orfanelle e le donne presenti in quel momento in casa.

Il miracolo del crocifisso

Il capopattuglia, non convinto della risposta della superiora, ordinò ai suoi uomini di fare irruzione nella casa per un’accurata ispezione.

A quel punto, Madre Teresa prese il crocifisso che aveva sul petto, lo alzò e andò incontro ai soldati tedeschi.

Il comandante si fermò e con lui gli uomini del gruppo.

Passarono solamente alcuni minuti ma sembrarono un’eternità alle donne presenti e agli uomini che spiavano dai sottotetti.

Quindi, con un fare perentorio, il capopattuglia ordinò ai suoi di ritirarsi.

All’uscita dell’ultimo soldato, tutti tirarono un sospiro di sollievo.

Gli uomini uscirono dai nascondigli e con le lacrime agli occhi baciarono la mano della Madre.

Fu un miracolo della bontà?

Nessuno forse potrà mai saperlo!

Dio veglia sugli indifesi.

Gli uomini, sfuggiti alla guerra, che hanno trovato rifugio nelle soffitte, tra gli scantinati o le cantine del convento, con i loro gemiti e le angosce hanno ingigantito l’opera di salvezza, divenendo i primi attivi collaboratori all’azione di carità.
E dagli abissi che si misurano le cime, dai giorni inquieti dell’inverno che nasce la promettente primavera.” (1)

Bibliografia:
1) Franco Conese, … E la vita fu …, maggio 1987

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