Il sacrilegio del 1754 nella chiesa di Visciano

Il sacrilegio del 1754 nella chiesa di Visciano

Le chiese anticamente costituivano un rifugio invalicabile per le forze dell’ordine.

Nello specifico, godevano del diritto di asilo, ovvero l’impunità giuridica di coloro che trovavano rifugio nei suoi interni.

Giuridicamente, quindi, i luoghi sacri erano al di sopra della legge civile.

Nell’Ottocento, coloro che violavano la legge potevano invocare il diritto di asilo rifugiandosi in chiesa o nel suo cortile.

Come ampiamente narrato, un episodio del genere avvenne domenica 19 ottobre 1777 nell’atrio della chiesa di Visciano.

Quattro soldati del governatore della città di Calvi si recarono nella frazione calena per effettuare un arresto.

Alla vista degli sbirri, Agostino Pezzuto tentò la fuga dalla propria abitazione, calandosi con una fune.

Ma i soldati lo acciuffarono all’interno del cortile in prossimità della porta grande della chiesa.

L’incidente diplomatico” provocò un’energica reazione delle autorità ecclesiastiche.

Tra loro, in prima fila, vi era il sacerdote della parrocchia di San Silvestro.

In realtà, un fatto del genere era già avvenuto 23 anni prima.

Ma questa volta l’immorale arresto avvenne all’interno dell’edificio sacro.

Il malcapitato subì una violenta aggressione con bastonate e calci.

La versione del parroco don Agostino Zona

Il parroco di Visciano don Agostino Zona inviò una dettagliata relazione al Vescovo di Calvi.

Mi occorre riferire ad V.S. Rma uno attentato fatto dalli sbirri di questo Signor Governatore … dentro la chiesa di Visciano, ed è mentre portavano un carcerato, questo ebbe l’abbilità di rompere la fungella e gionto vicino la chiesa si pose a fuggire tanto che ebbe tempo di giungere fino sopra l’altare maggiore ed era stato carcerato per causa civile anzi per sospettto di certo grano rubato: onde i soldati temerariamente entrarono nella chiesa e presolo lo strascinarono fuori, e perché quello faceva risistenza di uscire, loro battevano finché n’ebbi io notizia et accorsi e ritrovai che detti soldati, uno per nome Andrea Pietrantonio e l’altro Pascale strascinavano detto carcerato e gridava testimonia sopra a quelle persone che vi erano presenti, pensi che fra gli uomini vi stava Francesco Venditto e Francesco Di Matteo, e molte femine, in giunger che io feci incomingiai a gridare, e fui costretto strapparcelo dalle mani, che al presente si ritrova in detta chiesa, che la VSRma vuole che io questo oggi lo porti in Pignataro acciò facci la deposizione una con i testimoni vi sarò di persona di ciò m’attendo l’avviso e questo è quanto mi occorre riferire riverentemente ad V.S. Rma mentre pieno di stima mi dico per sempre.
Visciano 7 novembre 1754

La vicenda in dettaglio

La vicenda ebbe inizio la sera di martedì 5 novembre 1754.

Due soldati del Governatore di Calvi, Pasquale Dente e Andrea di Pietrantonio, operarono un arresto nella piazza di Zuni.

Dopo aver acciuffato un presunto criminale, gli legarono le mani con “le funicelle” e gli tolsero i sandali.

I due militi, però, gli lasciarono inavvertitamente le forbici.

Il malfattore fu condotto da Casto Migliozzi.

Qui gli legarono anche i piedi e, una volta gettato a terra, gli diedero molte bastonate e calci in faccia.

Inoltre, lo sbeffeggiarono dicendo “mariolo sopra 6 grano“.

L’accusa a lui rivolta era di aver rubato del grano al suo padrone Giovanni Tidone.

Una volta segregato, lo lasciarono lì tutta la notte.

La mattina del giorno seguente, dopo aver slegato la corda dai piedi del malfattore, i tre s’incamminarono verso Visciano.

I soldati lo dovevano condurre al carcere di Teano.

Arrivati in prossimità della chiesa di San Silvestro, il ladro riuscì a portarsi le forbici alla bocca e a tagliare la fune.

Immediatamente, scappò sull’altare maggiore della chiesa, ornato con la tovaglia della messa.

I due sbirri corsero inferociti e, a colpi di bastonetto, calci e imbracciando la scuppetta, lo trascinarono per tutta la chiesa.

Non giovò al fuggiasco di attaccarsi con forza agli anelli che servivano a sollevare le coperture in pietra delle sepolture.

Infatti, i due, dopo avergli pestato le mani, lo costrinsero a mollare la presa e lo trascinarono fuori dal tempio.

In quel frangente sopraggiunse il parroco don Agostino Zona

Il prete riuscì a sottrarre l’arrestato dalle grinfie dei carcerieri.

Inoltre, disse a quest’ultimi che sarebbero stati scomunicati per il sacrilegio perpetrato nella “Parochiali S. Silvestri Visciani”.

La scomunica dei soldati

La curia vescovile di Calvi espose querela.

I testi indicati dal querelante ricevettero il mandato di comparizione.

Dalla testimonianza di Francesco Di Matteo, bracciale di anni 20, figlio di Biaso, si ricavano altre informazioni.

Nella mattinata del 6, mentre stava vicino la chiesa, notò un giovane fuggire dagli sbirri ed entrare nell’edificio sacro.

Per curiosità entrò anche lui e vide che i due soldati trascinavano il fuggiasco.

Seppur attaccato agli anelli delle sepolture, lo portarono fino la porta.

Senochè in quel frangente sopraggiunse il parroco che lo fece liberare.

Vi fu presente Italo Valentino e due altre femine Rosa Caparco e Antonia Cipro.

Il governatore della città di Calvi presentò le sue memorie difensive per i due suoi subalterni.

E. Rmo – Pasquale Dente ed Andrea di Pietrantonio al presente commeranti in Calvi nell’officio dei soldati nella laicale Corte di detta Città, devotamente li rappresentano come sono stati citati a dire la causa, perché non devono dichiararsi scomunicati per aver leso l’immunità della Chiesa Parrocchiale di Visciano, ed a doversi altresì scomunicare per la sagrilega percussione dentro la chiesa fatta in persona di Giuseppe D’Eremita la mattina de 6 del corrente mese.
E perché essi certo confessano aver fatto l’uno e l’altro errore, e sono pronti a dare quella sodisfazione che si deve verso la chiesa quanto all’offeso.
Pertanto supplichiamo VS Rmo si degni soprasedere all’affisione de Cedoloni, ne procedere alla scommunica per detta percussione …

Tuttavia, le autorità religiose calene condannarono Andrea Di Pietrantonio e Pasquale Dente.

Chiesa

Successivamente, i due soldati comunicarono al Vescovo di aver adempiuto alla penitenza imposta, producendo i relativi documenti.

Così ottennero la remissione della pena di scomunica per le violenze consumate nella chiesa di Visciano.

© Riproduzione riservata