Calvi e la guerra franco-napoletana del 1798 – 1799

Calvi e la guerra franco-napoletana del 1798-1799

Calvi si trovò direttamente coinvolta per la sua eccellente posizione strategica nei tragici eventi della guerra franco-napoletana del 1798 – 1799.

Nonostante l’accordo di pace tra il Regno delle Due Sicilie e la Francia sancito il 5 giugno 1796 a Brescia e firmato il giorno dopo a Milano, il 23 ottobre del 1798 il Regno di Napoli entrò ancora una volta in guerra contro i francesi appoggiato dalla flotta inglese al comando del lord Horatio Nelson, l’ammiraglio britannico più famoso di tutti i tempi.

L’esercito napoletano, affidato alla guida del generale austriaco Karl Mack, barone di Leiberich, e composto da 70.000 uomini reclutati in poche settimane, invase la Repubblica Romana con la dichiarata intenzione di ristabilire l’autorità papale.

Dopo un’iniziale avanzata fino a Roma, l’armata napoletana, composta da truppe inesperte e mal addestrate, fu sconfitta dall’esercito francese numericamente inferiore ma agguerrito e risoluto.

Lo scontro decisivo di Civita Castellana del 5 dicembre 1798 vide fronteggiarsi il grosso delle milizie partenopee e quelle transalpine del generale Étienne Macdonald; l’esercito borbonico, frazionato in diverse colonne separate, venne progressivamente battuto e completamente sbaragliato dai francesi opportunamente concentrati dall’abile generale d’oltralpe.

L’evento riportato da molti libri di vecchia data “Calvi in Terra di Lavoro
I francesi capitanati dal Macdonald, a’ 9 dicembre 1798, s’impadronirono di Calvi dopo aver sconfitta la miglior parte dell’armata napoletana presso le sue mura
rappresenta un falso storico perché la battaglia in questione si svolse a Calvi dell’Umbria.

Intanto, Ferdinando IV, preoccupato per l’avvicinarsi dell’armata nemica alla capitale del regno, nominò il 21 dicembre 1798 vicario generale del regno il principe Francesco Pignatelli Strongoli, conte di Acerra e marchese di Laino, senza lasciargli tuttavia disposizioni precise.

L’invasione del Regno di Napoli

In quella notte, la famiglia reale borbonica, l’ambasciatore britannico e il suo entourage, alcuni nobili napoletani (il Duca di Calabria, il Principe di Salerno e le principesse Maria Cristina, Maria Amalia e Maria Antonia) e la maggior parte dei mercanti e gentiluomini inglesi per un totale di circa 600 persone s’imbarcarono sulla nave della marina reale britannica HMS Vanguard affidata al comando del contrammiraglio Nelson e protetta da alcune navi da guerra napoletane.

La Vanguard salpò dalla rada di Napoli il 23 dicembre per approdare a Palermo il 26 dicembre.

A bordo della nave, il 25 dicembre trovò la morte il principe Alberto di Napoli e Sicilia, figlio del re Ferdinando VI e di sua moglie Maria Carolina d’Austria.

Sul fronte di guerra, i napoletani, durante la precipitosa evacuazione del territorio pontificio, abbandonarono nel porto di Anzio una flottiglia di 15 barche a vela cariche di viveri e si ritirarono demoralizzati a Capua dietro la profonda linea del Volturno.

Di contro, i francesi, ritornati a Roma quasi increduli, decisero di invadere il Regno di Napoli attraverso cinque direttrici principali.

Nel settore costiero, le truppe del generale Gabriel Venance Rey marciarono su Gaeta passando per Terracina e Fondi.

Sulla sua sinistra avanzò il generale Macdonald che dagli Abruzzi raggiunse Sora e Arpino.

Al centro l’ala diretta dal generale Jean Étienne Championnet proseguì alla volta di Valmontone, Frosinone, Ferentino e Ceprano.

I reparti di Louise Lemoine si spinsero a l’Aquila, Sulmona e Popoli.

La divisione di Guillaume Philibert Duhesme, respinto il nemico a Pescara, si riunì con quella del Lemoine per proseguire alla volta del sud della penisola.

L’arrivo dei francesi a Calvi

Nei primissimi giorni del 1799, il comandante in capo dell’armata di occupazione transalpina Championnet e il Macdonald si ricongiunsero a San Germano (l’odierna Cassino) in Terra di Lavoro.

Il giorno seguente, la brigata del generale Maurice Mathieu si spinse in avanti a Calvi sulla strada di Capua, all’altezza di San Secondino, all’incrocio delle strade per San Germano e Roma.

Il 4 gennaio 1799, il comandante Championnet, approfittando di favorevoli circostanze, occupò la posizione di Calvi.

Les circostances étoient favorables: on marche de Cajanello sur Calvi dont on occupe la position.” (1)

In aggiunta, la 12° mezza brigata di fanteria agli ordini del generale Antoine Girardon lasciò Vairano per attestarsi a Calvi sulla destra della Regia Strada d’Abruzzo (l’odierna Casilina).

La 97° mezza brigata di fanteria di linea, comandata dallo chef de brigade Claude Nérin, era già arrivata a Calvi e disposta alla sinistra della grande via.

Il generale Rey ricevette l’ordine di discendere da Calvi per occupare la posizione più avanzata.

Lasciata una riserva a Calvi, la divisione occupò Caiazzo, le alture di Gerusalemme e supportò la sua destra sulla grande strada di Capua.

Le général Rey … recut l’ordre de descendre de Calvi et de venir prendre la position suivante.
Cette division occupa Cajazzo, la montagne de Jérusalem, et appuya sa droite à la grande route de Capua … Una réserve fut placée à Calvi.
” (1)

Per mantenere le comunicazioni tra Calvi e Venafro fino all’arrivo del comandante Lemoine, il generale Forest occupò Vairano con un reggimento di truppe leggere.

Le général Forest, jusqu’à l’arrivée du général Lemoine, et pour tenir les communications de Calvi avec Venafro, occupa avec un régiment de troupes légéres, le poste intermédiarie de Vairano.” (1)

L’anfiteatro romano di Cales e il castello di Calvi

Nella cittadina calena, il generale Championnet ricevette le informazioni che i generali Duhesme e Rey avevano occupato rispettivamente Pescara il 24 dicembre e Gaeta il 31 dicembre 1798.

La posizione di Calvi era eccellente.

La città dominava tutta la piana di Capua ed era difesa da un burrone molto profondo e ripido.

I francesi, cultori dell’arte antica, notarono sulla destra le vestigia dell’anfitreatro romano di Cales e a sinistra considerarono l’eventualità di sfruttare il vecchio castello come baluardo di difesa.

La position de Calvi est exellente: elle commande toute la plaine de Capoue et se trouve defendue par un ravin très profond et très escarpé: il y a à droite les vestiges d’un cirque et à gauche un vieux chateau fort dont on peut tirer parti pour [constituer] des moyens de defense.” (2)

In quello stesso giorno, dall’agro caleno il generale Macdonald decise di attaccare con irruenza gli avamposti nemici con i granatieri delle 11° e 97° mezze brigate e di impossessarsi della piazza di Capua.

Diede così inizio ad una operazione rischiosa ed avventata che poi, in serata, definì di “ricognizione”.

Dopo alcuni brillanti assalti, concesse imprudentemente, su richiesta del Mack, una breve tregua per consentire il transito della vettura dell’ambasciatore cisalpino.

Il comandante napoletano ristabilì le sue posizioni ed ordinò alla cavalleria di inseguire le truppe d’oltralpe in ritirata verso Calvi.

Il generale Mathieu riportò la rottura del braccio destro per un colpo di biscaglino (antica arma da fuoco consistente in un grosso moschetto).

Le chef de brigate Poitou, con il suo reggimento e la sua artiglieria, lasciò Venafro per raggiungere Calvi aumentando la riserva.

Le chef de brigate Poitou, avec son régiment et son artillerie, quitta Venafro pour venir à Calvi augmenter la reserve.” (1)

Il tentato assalto del campo di Calvi

In seguito, considerando un rapporto inviato allo stato maggiore francese, le truppe partenopee furono sul punto di assaltare il campo di Calvi con gli avamposti già radunati a Rocchetta distante due o tre miglia dal bivacco.

Lo Championnet chiese l’invio di un distaccamento di soldati a Rocchetta e Croce.

La compagnia doveva dirigersi, se fosse stato possibile, fino a Roccaromana sulla riva destra del Volturno.

L’ufficiale, inviato in quelle zone, doveva informarsi sulle reali intenzioni del nemico di attaccare il campo collocando delle sentinelle sulle montagne più alte, che controllassero se i fuochi fossero numerosi.

Un rapport m’arrive a l’instant, Citoyen, que l’ennemi marchait sur le camp de Calvi et que les avant postes étaient déjà arrivés a Roquetta, distant de vostre bivouaque de 2 à 3 miles; vous sentez qu’un rapport de cette nature mérite d’etre approfondi.
En conséquence, au recu du présent ordre, faites partir un détachement qui se diriger sur la Roquetta [et] qui poussera, s’il est possible, jusqu’a Romano, sur la rive droite du Volturne: l’officier que vous enverrez dans cette partie doit bien s’informer si l’ennemi marche pour attaquer le camp; il placera sur les plus hautes montagnes des sentinelles, qui reconnaitront si les feux sont nombreux. Enfin, rien ne doit échapper à la surveillance de l’officier que vous enverrez.” (2)

Due compagnie di granatieri del 12° ed una della 97° furono inviate sul posto.

L’assalto degli insorti

Superando Rocchetta, si spinsero su un versante fino al monte San Salvatore e sul fianco opposto ai boschi di Riardo, ma non trovarono traccia del nemico.

Mentre a sud di Calvi si attestava la linea del fronte, a nord bande di ribelli attaccarono le truppe straniere.

Tre compagnie ricevettero l’ordine di dirigersi senza indugio, da Calvi passando per Teano, verso i villaggi di Marzano Appio, Caianello e Campagnola per disarmare nei campi di questi comuni chiunque fosse trovato in possesso di armi.

In caso di resistenza, la disposizione prevedeva di incendiare i villaggi e di fucilare i ribelli.

…. Avec trois Compagnies, il se dirigera sur les villages de Marzano, Cajanello et Campagnola; il passera de Calvi par Teano, où il prenda un guide pour se diriger vers les dit villages. Il a ordre de faire désarmer sur le champs ces communes, si elles sont trouvées en armes. En cas de résistance, l’ordre précis du General en chef est qu’il brule ces villages et qu’il fusille les rebelles. Cette mission remplie, il rentrera dans son camp et m’en rendra compte.” (2)

Le tre compagnie subirono l’assalto dei contadini insorti lungo la strada.

I ribelli uccisero tre uomini, tra i quali il tenente Poinset, per poi ritirarsi sulle montagne.

I tre villaggi furono trovati abbandonati.

L’8 gennaio 1799 altre truppe francesi si distribuirono sul teatro di guerra.

La 97° mezza brigata rimase al campo di Calvi.

L’11° si stabilì a sinistra della grande strada a un miglio da Capua prolungandosi fino a Taverna Marotta;
la 12° alla sua destra;
la 30° si stanziò sul Monte Gerusalemme.

La fine delle ostilità

I soldati del generale Rey e la legione polacca agli ordini del comandante Kniaziewicz occuparono la destra della via fino a Brezza e Cancello ed Arnone.

Il parco d’artiglieria era posizionato a Pignataro Maggiore.

Il nemico, al contrario, ritirò tutte le proprie truppe sulla riva sinistra del Volturno.

All’alba il generale Boisgérard, comandante del genio, e il colonnello Darnault, condottiero dell’omonima brigata, marciarono con una compagnia di granatieri allo scopo di ispezionare la riva del Volturno.

Caddero in un’imboscata e furono fatti prigionieri.

Il Boisgérard, ferito, morì dopo alcuni giorni.

Ciò incoraggiò i napoletani ad attaccare Bellona con l’intento di arrivare a Pignataro per Pantuliano, in prossimità del grande accampamento di Calvi.

I francesi, dopo un’iniziale fase di sbandamento, ricacciarono i borbonici fin dietro alle posizioni occupate precedentemente.

L’assedio della piazza di Capua durò alcuni giorni perché l’11 gennaio 1799 fu stipulato l’armistizio di Sparanise, casale della Regia Città di Calvi.

Ma di questo ne riparleremo in seguito.

Bibliografia:
1) C. Bonnamy, Coup d’oeil rapide sur les opérations de la campagne de Naples jusqu’à l’entrée des Français dans cette ville, Paris, 1800
2) “Le patriotisme et le courage”. La Repubblica napoletana del 1799 nei manoscritti del generale di brigata Antoine Girardon, a cura di Georges Segarini e Maria Pia Critelli, Presentazione di Anna Maria Rao, Napoli, Vivarium, 2000

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