Il crudele destino dei coniugi Simeone
Carmine Simeone nacque a Calvi Risorta il 1° giugno 1953 da Luigi e Maria Maddalena Verolla.
Ilva Grazia De Biasio nacque a Calvi Risorta l’8 settembre 1949 da Antonio e Maria Cristina Pelusio.
Le due famiglie risiedevano l’una di fronte all’altra in via Duca D’Aosta, 1° vico a sinistra, dopo l’imbocco della stradina.
E tuttavia, benché abitassero a breve distanza, Carmine e Ilva non avevano mai incrociato i loro sguardi. sino ai venticinque anni di lei e ai ventuno di lui.
La ragazza era legata sentimentalmente a un facoltoso rampollo di S. Maria C. V.
Per tale motivo, sua madre già accarezzava l’idea di un futuro insieme.
Ma all’epoca ci si poteva incontrare soltanto tra le mura domestiche, sempre sotto la vigilanza dei fratelli.
Dopo sei anni di fidanzamento, fatto come amava dire lei di “soli pizzichi e baci”, un giorno, mentre si recava al lavoro, lo vide in compagnia di un’altra donna.
Senza indugio alcuno, pose fine alla relazione.
Dopo un po’ di tempo, le si presentò l’opportunità di prendere parte a una gita con alcune signore di Petrulo.
La gita aveva un’impronta religiosa, essendo diretta alla Basilica di Sant’Antonio a Padova.
Sul pullman salì anche Carmine.
Appena la vide, il giovane tentò subito un approccio, chiedendole una sigaretta.
Lei lo fermò immediatamente, esortandolo a lasciar perdere le sigarette.
Lui, invece, affascinato dalla sua bellezza, se ne invaghì all’istante.
Così, giunti a Padova, si recò sulla tomba di Sant’Antonio e Invocò la sua intercessione affinché potesse sposare Ilva.
Promise al santo che ogni anno, nel mese di giugno, si sarebbe recato nella sua Basilica per ringraziarlo.
Successivamente rintracciò la giovane e le espose la sua richiesta.
Lei replicò dicendo: “allora hai voglia di aspettare”.
Il matrimonio a Visciano nel 1975
Ritornati a Calvi, Carmine iniziò a corteggiare Ilva con una certa insistenza.
Col trascorrere del tempo, lei si lasciò conquistare, innamorandosi follemente di lui.
Eppure, il loro cammino fu costellato di ostacoli che dovettero affrontare fianco a fianco, perché:
- la mamma della ragazza non approvava il loro fidanzamento
- l’ex fidanzato di lei, venuto a sapere della nuova relazione, diede a Carmine parecchio filo da torcere.
Finché, sopraffatti dalle difficoltà, decisero di compiere la famosa fuitina.
A Milano, i due dormirono in letti separati a casa del fratello di Carmine.
Così facendo, costrinsero tutti a concedere il loro consenso al matrimonio.
Ilva e Carmine, dopo un breve fidanzamento durato quattro mesi, si sposarono il 30 ottobre 1975. nella chiesa di San Silvestro.
Il matrimonio fu celebrato a Visciano da Mons. Francesco Perrotta.
Dalla loro unione è nata un’unica figlia, Milena, il 17 novembre 1976.
Nella foto era in braccio al papà.
Ilva aveva iniziato a lavorare molti anni prima presso la Siemens di S. Maria C. V., per provvedere alle necessità della sua famiglia.
Infatti, essendo la figlia maggiore, spettò a lei mantenere la madre e tre fratelli, dopo la prematura scomparsa del padre.
Successivamente, continuò a lavorare nella stessa fabbrica, divenuta poi Italtel, per un periodo complessivo di trentadue anni.
Carmine, per parte sua, esercitò diversi mestieri, fra cui quelli di muratore e piastrellista.
Per diverso tempo, poi, lavorò come guardia notturna presso la Gallino Sud di Marcianise.
Ma con la nascita di Milena, i coniugi si resero conto di quanto fosse dura la loro esistenza poiché avevano modo di vedersi appena tre ore al giorno.
Dunque, lui decise di cercare un’altra occupazione.
Più volte sostenne l’esame per diventare macellaio, ma venne sempre rimandato nella prova relativa al taglio della carne.
Interessi e passioni con gli amici
La svolta arrivò nel dicembre del 1980, quando aprì una gioielleria a Visciano, in via Garibaldi 56.
Ma, disponendo di risorse limitate, per un certo periodo riusciva a procurarsi soltanto uno o due oggetti alla volta.
Poi, non appena concludeva una vendita, si affrettava a procurarsi altri articoli.
In questo modo Carmine, con il fondamentale aiuto della moglie, riuscì, passo dopo passo, a creare un’attività commerciale importante.
Nel 2008 trasferì la sua gioielleria in via IV Novembre, investendo nientemeno che 75.000 euro.
I coniugi Simeone avevano molti amici con cui dividevano interessi e passioni.
Spesso organizzavano pranzi e cene vissuti con grande leggerezza, dove Carmine spesso omaggiava gli amici con un piccolo dono.
Poi, insieme, organizzavano dei picnic, soprattutto a Letino, trascorrendo il tempo in perfetta armonia.
In seguito nacque la passione del ballo, che coinvolse anche molti dei loro amici.
Trascorrevano spesso il sabato sera fuori insieme, o si ritrovavano a casa soprattutto di Domenico Ragozzino.
L’obiettivo comune era migliorare continuamente, diventando ogni volta un po’ più bravi.
Entusiasmo e risate accompagnavano quei momenti di spensieratezza condivisi con gioia.
Ma è risaputo che la vita non è soltanto rose e fiori.
Il 10 marzo 2016, Carmine doveva sottoporsi ad un intervento particolarmente delicato e invasivo alla spina dorsale.
Ilva, molto spaventata da quell’operazione, era caduta in una profonda tristezza.
Per risollevarsi, si affidò alla preghiera.
Arrivò persino a dire che: “se Carmine non ce l’avesse fatta, desiderava che il Signore la facesse morire con lui.”
Può sembrare impossibile una preghiera del genere, eppure quella era davvero la sua volontà.
La tragica morte del 28 febbraio 2016
Intanto, domenica 28 febbraio 2016 Carmine e Ilva si recarono a Casoria per ritirare un campione di bomboniera.
Ritornati a Calvi, all’ora di pranzo si diressero a Cassino, dove presero posto in un ristorante cinese.
Al termine, si recarono a Formia, essendo Ilva fervida amante del mare.
Sulla strada del rientro, si fermarono al centro commerciale Itaca, dove lui acquistò un prodotto da portare agli amici e parenti con i quali, quella sera, avrebbe seguito in TV la partita Juventus – ’Inter.
Dopo essere ripartiti, raggiunto il Km 169+020 della S.S. 7 Appia, nei pressi del bivio per Carano, si consumò la tragedia.
A causa delle forti raffiche di vento, un pino mediterraneo, sicuramente compromesso nella sua stabilità, si abbatté sulla loro autovettura.
Investiti in pieno dal grande arbusto, Carmine e Ilva morirono sul colpo.
L’orologio che l’uomo portava al polso rimase fermo alle 19:50.
Diversamente, la Volvo grigia su cui viaggiavano rimase in moto anche dopo la sciagura.
La polizia stradale informò i parenti dei coniugi della necessità di presentarsi sul luogo del sinistro, senza fornire ulteriori informazioni.
Milena, accompagnata dal marito Antonio, e i fratelli di Ilva, Claudio e Carmine, partirono con il cuore colmo d’angoscia.
La scena che apparve dinanzi, seppur a debita distanza, fu raccapricciante.
Lacrime e grida strazianti dei congiunti squarciarono il silenzio in quel tratto di strada privo di abitazioni.
I Vigili del fuoco e il personale del 118 impiegarono diverso tempo per estrarre i corpi dalle lamiere.
Le salme dei coniugi Simeone furono trasferite presso l’obitorio di Caserta.
A nessun congiunto consentirono di render loro l’estremo saluto.
Soltanto l’addetta delle pompe funebri poté vederli per provvedere alla vestizione.
La straordinaria partecipazione al loro funerale
Alle 15:00 del 1° marzo 2016, i feretri arrivarono a Visciano nella chiesa di San Silvestro.
Al calar della sera si tenne la veglia funebre.
Il giorno seguente, alle 10:30 si celebrarono i funerali.
Migliaia di persone parteciparono alle esequie, giunte da ogni luogo, poiché Carmine e Ilva erano molto conosciuti.
La chiesa e le aree circostanti non riuscirono a contenere i presenti.
Tutti si raccolsero attorno alle bare in un unico grande abbraccio, accompagnato da un interminabile applauso, a dimostrazione del profondo affetto che li circondava.
I poveri coniugi Simeoni andarono incontro a un destino tragico e crudele.
Un solo istante prima o dopo l’arrivo in quel punto, avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi e io non sarei qui a raccontare questa storia sconvolgente.
Ad ogni modo, tale fu il volere del fato.
Dopo aver condiviso un’intera esistenza, lasciarono questa terra mano nella mano, così come l’avevano vissuta fino all’ultimo istante.
Carmine e Ilva furono un punto di riferimento per tutti.
Molti poterono beneficiare del loro aiuto e della loro costante presenza.
Inoltre, si impegnarono sempre affinché le famiglie restassero saldamente unite.
Dunque, seppero abbracciare la vita con entusiasmo e nutrirono per la figlia e i due nipoti un amore sconfinato.
Ancora oggi, a distanza di dieci anni esatti dalla tragica fatalità, il loro ricordo è rimasto immutato nella mente di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerli.
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