Il saccheggio di Cales (4° parte)
Nell’agosto del 1862 continuò il ritrovamento dei pregevoli reperti archeologici e delle vere e proprie opere d’arte dell’antica Cales.
Il custode di 1° Classe degli Scavi dell’Antichità Pasquale Ausiello trasmise diverse relazioni contenenti l’elenco degli oggetti trovati.
Inoltre, manifestò tutta la sua contrarietà all’arrivo del grande predatore di Cales, il Marchese di Salamanca.
Tra i vari rapporti, nel documento del 31 luglio riportò i ritrovamenti di Giacomo De Martino.
Argento
- Quattro fibule e tre anelli, uno impreziosito da uno scarabeo, il secondo con vetro inciso e l’ultimo raffigurante un uccello
Bronzo
- due piccoli vasi a un solo manico, di forma assimilabile a una pentola, alti mezzo palmo
- un piccolo nasiterno, un antico vaso in bronzo, tipicamente sferico, dotato di un manico rialzato che sporge sull’orlo.
L’oggetto, in buono stato di conservazione, presenta all’estremità del manico una testa di Satiro.
- una padella larga un palmo con manico lungo staccato
- un’altra piccola intiera con manico simile
- un coppino per sacrifici
- un secchio a doppio manico, alto più di un palmo, con fondo staccato
- un anello
Terracotta
- tre vasi figurati, ciascuno alto 1¼ palmi: il primo decorato con otto figure, il secondo con sette e l’ultimo con sei
- due urnette, alte circa mezzo palmo, con due manici e due figure simili, una su ciascun lato
- un’altra, di dimensioni minori, decorata con diversi ornati in rosso e bianco
- un lacrimale (ovvero un unguentario), alto 7/10, decorato con due figure femminili
- un guttatoio nero, decorato con testa di Gorgone a rilievo
- una patera a due manici, ornata da otto figure, due delle quali nel fondo e sei tutt’intorno
Vetro colorato
- Tre piccoli vasetti, due di color bianco e vinaccia, il terzo blu e giallo
Il rinvenimento di vari reperti
Il 13 agosto 1862, il soprintendente Ausiello indirizzò a Napoli un dettagliato rapporto.
Gli oggetti trovati negli scavi di Cales dal 31 luglio al 12 agosto 1862 furono i seguenti:
Argento
- tre fibule e tre anelli, fra i quali uno recava uno scarabeo
Bronzo
- due coppini per sacrifici e un colatoio con manico lungo
Vetro colorato
- centootto coralli di vari colori, tra cui verde, giallo e blu
- un barilotto e diciassette pendoli di colore blu, lunghi 2/10, da considerarsi complessivamente ornamenti muliebri
Terracotta
- sei vasi a forma di campana: uno con nove figure, due con otto ed un altro con sette
Gli ultimi due alquanto più piccoli ne hanno quattro
- tre urnette, alte 5/19 di palmo, una con raffigurazione di due civette e le restanti ornate con due figure e dotate di coperchio acuminato
- due esemplari di patera, ciascuno ornato da otto figure, due nel fondo e sei disposte lungo la circonferenza
Tali oggetti furono ritenuti, come i precedenti, di produzione locale.
Allo stesso modo le figure si presentavano rosse su fondo nero.
Il mutismo del custode Ausiello riguardo agli scavi di Cales fu, questa volta, giudicato da sé stesso eccessivamente prolungato.
Comunque, non indugiò oltre nel rivelare le motivazioni per le quali si era mantenuto in silenzio sino ad allora.
Dopo la missiva del 10 agosto, il tracciato di quel sepolcreto sembrava ormai smarrito.
L’arrivo a Calvi del Marchese di Salamanca
Fu soltanto il giorno 21 che si rinvennero cinque tombe.
Secondo gli esperti, appartenevano a un nucleo familiare poiché isolate e distinte dalle altre.
Nelle fosse trovarono vari oggetti figurati realizzati in creta fina, ma essendo tutti frantumati, ritennero di non fornirne alcun ragguaglio.
I numerosi reperti andarono distrutti durante l’inumazione, perché le suddette tombe furono trovate:
- prive di terra
- ben conservate
- ermeticamente chiuse
Si rilevò infine che, in una di esse, il cadavere era disposto con la testa rivolta a occidente, e non verso oriente come tutti gli altri rinvenuti in precedenza.
Al silenzio concorse pure la notizia, giunta nello stesso giorno, che un farabutto era in procinto di giungere a Napoli.
Il Marchese di Salamanca poi sarebbe giunto allo scavo di Cales.
Da quel momento, tutte le tombe che si fossero rinvenute dovevano essere aperte alla sua presenza.
In effetti lo spagnolo giunse a Calvi il 29 agosto 1862 e otto tombe erano state predisposte.
Ma il caso volle che in esse non si rinvenisse altro che una piccola patera nera e due rustiche urnette di nessun valore.
Perciò, ogni relazione sarebbe risultata inutile.
Da quel giorno gli scavi proseguirono, interessando tanto le tombe quanto le terrecotte.
Per le prime non emerse alcuna novità.
Nell’altro si riportarono alla luce i soliti oggetti votivi, in tutto simili a quelli trovati in precedenza.
Gli scavi di Cales furono sospesi nell’ottobre del 1862.
La continuazione degli scavi nel fondo di Agostino Ferrari
I lavori ripresero il 22 giugno 1963 dal sig. Giacomo De Martino.
Fino al 13 agosto, le ricerche condotte nei vari punti dell’antica città riuscirono del tutto inutili e infruttuose.
Soltanto il giorno seguente si rinvenne la traccia dei consueti oggetti votivi di terracotta, identici a quelli che l’anno precedente erano stati trovati nello stesso fondo, da cui, sino ad allora, se ne erano estratti parecchie altre centinaia di pezzi.
All’inzio di gennaio 1864 le attività di scavo continuarono nello stesso fondo.
Nella terza settimana si lavorò per cinque giorni e si rinvennero i seguenti oggetti:
- lancella a tre manichi, in creta capuana a vernice nera, con il collo ornato da una rete a rilievo color cannella e da minuti fiori
- un’altra simile
- lancella a un solo manico e della medesima creta a vernice nera
- campana alta otto decimi, della stessa creta a vernice nera, e altri piccoli vasellini insignificanti.
Il 3 luglio 1865, il sig. Giuseppe Santorelli iniziò gli scavi a Calvi nel fondo di Agostino Ferrari.
Durante l’ultima settimana di luglio, l’escavazione in questione cominciò finalmente a dare qualche risultato.
In due tombe acuminate di tufo furono rinvenuti i seguenti oggetti:
- una campana di creta di Puglia, alta 40 centimetri, a figure rosse su fondo nero, con tre figure nella parte nobile e due sul lato opposto
- un’altra simile di creta, alta 32 centimetri, recante sei figure, tre per ciascun lato
- un pregevole nasiterno di vetro rotto in più pezzi
L’oggetto mostrava il fondo blu, intersecato di bianco e di giallo, e poteva avere un’altezza di 12 centimetri.
- diversi piccoli oggetti, alcuni a vernice nera e altri rustici, di nessun pregio
La scoperta di numerose tombe di tufo
Vari oggetti di creta furono rinvenuti negli scavi a Cales durante l’ultima settimana di luglio.
Ma, a dire il vero, quasi tutti di modesto valore.
Si distinsero per qualità, disegno e stato di conservazione i seguenti reperti:
- una campana di creta capuana, a figure rosse su fondo nero, dell’altezza di 32 centimetri
Sul lato nobile erano raffigurate due donne con corone, collane e bracciali dipinti in bianco.
La prima, seduta, reggeva nella mano destra uno specchio e nella sinistra un secchio sempre in bianco.
L’altra figura, in piedi e di fronte alla prima, appariva nell’atto di offrirle un bacile o canestro.
Dal lato opposto si osservavano due altre donne, ammantate e in piedi, con serti bianchi sul capo.
- una patera del diametro di 45 centimetri, con diversi ornati nel bordo esterno e una figura burlesca nel fondo
- due altre patere
- una saliera a vernice nera
Nella seconda settimana d’agosto del 1865 furono scoperte a Cales numerose tombe di tufo di varie forme.
Alcune non restituirono alcun oggetto, mentre altre offrirono solo pochi vasetti di creta rustica, di nessuna importanza.
Solo in una sepoltura acuminata, lunga 2,04 metri e larga 0,85, si rinvennero questi oggetti:
- una campana di creta di Nola alta 30 centimetri
Dal lato nobile, si osservavano 4 figure umane con un cane ai piedi.
Dal lato opposto altre 3 figure.
- un guttatoio
- due patere di creta capuana a vernice nera
- una lancella di bronzo con un solo manico, alta 15 centimetri
- un colatoio, anch’esso di bronzo, del diametro di 12 centimetri, con un manico lungo 0,15
- un coppino dello stesso metallo, con un manico lungo 40 centimetri
Bibliografia:
1) Michele Ruggiero, Degli scavi di antichità nelle province di terraferma dell’antico regno di Napoli dal 1743 al 1876
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