Il fante Vito Girolamo

Vito Girolamo, di Giuseppe e Lucia Rossi, nacque a Pignataro Maggiore il 4 marzo 1923 in Via delle Zite n. 23. In età scolare, il fanciullo conseguì la licenza elementare, un livello d’istruzione che, per quei tempi, si può definire elevato.

Di professione saldatore, soldato di leva classe 1923 del distretto di Caserta, lo lasciarono in congedo illimitato provvisorio il 15 giugno 1942. Chiamato alle armi il 3 settembre 1942, il giorno successivo fu destinato al deposito del 49° Reggimento Fanteria in Ascoli Piceno. Trasferito il 27 ottobre 1942 al deposito del 50° Reggimento Fanteria ed avviato al Comando Truppa di Bari, ricevette l’ordine di imbarcarsi per l’Albania. Giunto il giorno successivo nella città pugliese, partì il 22 novembre 1942 per il “Paese delle Aquile” con il 50° Reggimento Fanteria e sbarcò il giorno dopo al porto di Durazzo, territorio dichiarato in stato di guerra.

Giunto al fronte l’11 dicembre 1942, partecipò alle operazioni militari con l’11° Compagnia del 3° Battagliane nelle immediate vicinanze della zona costiera di Valona.

La lontananza da casa fece sì che una fitta corrispondenza intercorresse tra i il soldato e i suoi familiari. In una di queste missive, spedita dalla Posta Militare 101 operante in Albania il 21 gennaio 1943 – Anno XXI, il fante pignatarese tra l’altro scriveva:

Caro Pata, vi scrivo questa mia lettera dicendovi che sto bene così spero anche di voi tutti in famiglia. Vi faccio noto che ho ricevuto due cartoline da voi e una da mia sorella Rosa”.

Tuttavia, dal contenuto traspare il desiderio di ricevere risposte alle sue missive inviate ai congiunti dal fronte. In un momento di sconforto, minacciò di non scrivere più. Ripresosi immediatamente, asserì: “no questo non accadrà mai. Io continuo sempre a scrivervi e non mi dimenticherò mai di voi. Termino di scrivervi e vado ad imbucare questa mia lettera al più presto affinché possiate riceverla il prima possibile.
Vi saluto abbracciandovi, sono vostro affezionato figlio Vito Girolamo”.

Nell’estate del ‘43, gli eventi presero una piega drammatica e le autorità militari italiane informarono i familiari del fatto che l’amato figlio Girolamo risultava disperso sul teatro di guerra albanese dall’8 agosto 1943.

Nessuno in famiglia si volle rassegnare a quel crudele destino. I genitori lo cercarono a lungo, e ogniqualvolta arrivava la notizia di un combattente che tornava dal fronte, si riaccendeva la speranza. Purtroppo invano.

Il papà inoltrò persino alla delegazione della Croce Rossa Internazionale di Napoli due formali richieste (il 25 aprile e il 26 giugno 1944) per avere informazioni riguardanti le sorti del suo giovanissimo figlio. L’Ufficio Prigionieri, Ricerche e Servizi connessi della CRI di Roma comunicò il 31 marzo 1947 l’esito delle ricerche effettuate:

Con riferimento alla Vs/ richiesta, siamo spiacenti non poter dare alcuna notizia circa la sorte toccata al Soldato VITO Girolamo. Poiché sono state svolte, al riguardo, tutte le ricerche possibili, ci troviamo ora nell’impossibilità di promuovere altre indagini”.

Croce_Rossa_Vito

In realtà, l’armistizio dell’8 settembre 1943 segnò l’atroce destino del fante pignatarese allorché i soldati italiani dislocati in Albania, e non solo, subirono l’umiliazione dell’abbandono e dell’incertezza, della fuga e degli stenti.

Nella notte dal 9 al 10 settembre 1943, il comando militare nostrano comunicò alle unità presenti sul territorio albanese che le Forze Armate tedesche di stanza nella città di Valona avrebbero occupato militarmente il porto e le postazioni costiere. Per evitare possibili incidenti, il comando della Divisione Fanteria “Parma” ordinò la stessa notte che non si ostacolassero in alcun modo i movimenti delle truppe tedesche. Al mattino del giorno successivo, tutte le caserme italiane erano state circondate da mezzi corazzati, cannoni e mitragliatrici.

L’11 settembre 1943, i soldati della “Parma” compreso il fante Vito Girolamo, considerati prigionieri di guerra, furono rinchiusi nel campo di internamento di Drashovice, a 8 km da Valona, in prossimità del greto del fiume “Shiushica”.

Il mattino del 15 settembre, le forze irregolari albanesi composte da gruppi di “ballisti” e comunisti, muovendosi dalle montagne circostanti, attaccarono la guarnigione tedesca, addetta alla sorveglianza del campo di concentramento.

Nel fumo della battaglia, molti internati italiani rimasero feriti ed altri persero la vita. Fortunatamente, la maggior parte di loro riuscì a mettersi in salvo. Purtroppo tra i dispersi dell’11° Compagnia, figurava anche il soldato Vito Girolamo che era stato visto per l’ultima volta “cadere gravemente ferito”, come confermato dalla testimonianza del suo amico e commilitone Teodoro di Camerino.

Morì presumibilmente lo stesso giorno, il 15 settembre 1943, e lo seppellirono nel cimitero militare italiano di Drashovice.

Cimitero_Drashovice

Diversi anni fa, la salma di Vito Girolamo, insieme alle spoglia di altri soldati italiani, fu riportata in patria e tumulata fra gli ignoti nel Sacrario dei caduti d’oltremare di Bari a seguito della dismissione dei cimiteri di guerra, costruiti a suo tempo nei territori stranieri.

Le toccanti epigrafi commemorative nel cimitero barese riportano: “I loro corpi sono sepolti in pace ed il ricordo vivrà in eterno” – “Ottennero il regno della gloria e la mano del Signore li protegge“.

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