Il tradimento del Trivulzio nel Castello di Calvi

La discesa di Carlo VIII in Italia

Il 22 agosto 1494 Carlo VIII iniziò la discesa in Italia con un poderoso esercito e un’artiglieria moderna.

L’armata d’oltralpe era costituita da circa 30.000 effettivi, di cui 5.000 mercenari svizzeri.

Inizialmente, il re fu accolto benevolmente dai duchi di Savoia e di Milano.

Dopo aver attraversato l’Italia intera, il 31 dicembre 1494, fece il suo solenne ingresso a Roma.

L’accordo con il papa non risparmiò la città eterna dai saccheggi delle truppe francesi.

Alessandro VI, per evitare di essere deposto, accordò a Carlo VIII il permesso di continuare la marcia verso Napoli.

Inoltre, gli concesse in ostaggio suo figlio, il cardinale Cesare Borgia, formalmente come legato pontificio che lo avrebbe dovuto incoronare re nella città partenopea.

A febbraio 1495, giunti al passo di San Germano, luogo chiave per accedere all’antico stato meridionale, i soldati francesi assistettero al dissolvimento dell’esercito meridionale, che arretrò a Capua senza combattere, nonostante avesse un grande vantaggio di posizione.

Nel frattempo, il re partenopeo Ferdinando II partì alla volta di Napoli per sedare una rivolta.

La difesa della città sul Volturno fu affidata a Niccolò Orsini, Virginio Orsini e Gian Giacomo Trivulzio, nobile milanese.

L’avanzata delle truppe transalpine

I due ambasciatori fiorentini al seguito del re di Francia, Neri Capponi e Francesco Soderini, videro capitolare l’una dopo l’altra località fortificate.

Tra loro, doveva esserci anche Calvi, ma non vi era l’assoluta certezza.

Et è da poi seguito che San Germano con tutto duo le fortezze et queste altre terre annotate nella inclusa cedula, tutte sonno accordate; et ècci chi dice di Calvi, ma non lo habiamo per certo; (1)

L’entrata del re in Terra di Lavoro fu salutata con manifestazioni di giubilo.

I cittadini lo accolsero con ramoscelli d’ulivo in mano al grido “Francia! Francia!”.

Le città di Sessa, Teano, Venafro e Calvi passarono dalla sua parte.

Entrò di poi la maestà del re, a chi questo populo si fece incontro con gran dimostratione di letitia, fino a’ putti con ramo di olivo in mano, cridando: ‘Franza! Franza!’. Ecci da poi nova come Sessa, Thiano, Venafri et Calvi sonno accordati. (1)

I reparti avanzati francesi, considerata la presenza di Carlo VIII a Teano, si spinsero in avanti tra Calvi e Alife.

Siamo per Dei gratiam con la maestà del re a Theano, luogo vicino a Capua miglia XII, a Napoli XXVIII, et buona parte delle sue genti sonno avanti, fra Calvi et Aliphe … (2)

Prima che arrivasse il grosso dell’esercito nemico, gli aragonesi attraversarono il Volturno e affrontarono gli occupanti di Calvi.

Durante lo scontro a fuoco, rimasero uccisi sei soldati francesi.

Passorono hieri li Aragonesi el fiume, et scorsono a certi castelli et feciono con quelli di Calvi a caso una legiere zuffa, in la quale quelli di là si mostrorono havere vantagio, et havere morti circa VI Franzesi. … (2)

L’arrivo del re Carlo VIII a Calvi

Il 18 febbraio 1495 il sovrano francese, vestito di damaschino, arrivò a Calvi montando un cavallo coperto di bianco.

Nei luoghi conquistati, il re Carlo VIII, da fervente cristiano, si recava prima in chiesa.

Entrò nella cattedrale di Calvi e rimase per diverso tempo in orazione, ringraziando Dio.

Successivamente, prese possesso del castello caleno.

Intanto, Gian Giacomo Trivulzio, informato della presenza a breve distanza dei francesi, inviò a Calvi il suo cancelliere Giorgio Rizzo per ottenere un salvacondotto.

Ricevuto il lasciapassare, il Trivulzio, con venticinque balestrieri, partì alla volta di Calvi.

Lungo il percorso, prima di arrivare alla fortezza calena, trovò ad attenderlo quattrocento militi francesi.

Gli ufficiali transalpini, collocato il comandante napoletano al centro della colonna di soldati, lo accompagnarono dal sovrano.

Nel salone del 1° piano del Castello di Calvi, il re lo accolse con molta cordialità.

Gian Giacomo Trivulzio

Seduto al suo fianco, il Trivulzio chiese a Carlo VIII di addivenire ad un accordo di pace.

Il milanese offrì al sovrano una somma di 100.000 ducati l’anno e l’invio di truppe aragonesi per combattere i turchi.

Il re rispose di non essere sceso in Italia per danaro ma per conquistare un regno che gli apparteneva.

Avant que Ferrand eut quitte Capoue, un heraut francais avait deja sommé la ville de se rendre. Aussitot, Trivulce etait alle trouver Charles VIII a Calvi. Il lui avait assure que les Capouans etaient pret a le recevoir; il avait meme fait, relativement a la paix, certaines ouvertures que l’on pouvait croire inspirees par Ferrand; enfin, il n’avait pas oublié de recommander au roi ses interets et ceux de ses compagnons. Charles avait repondu, comme toujours, qu’il traiterait genereusement le prince aragonais; qu’il constituerait meme, en France, une seigneurie digne de lui; mais qu’il n’entendait pas le laisser posseder une seule maison dans ses anciens etats. (3)

Il clamoroso tradimento di Gian Giacomo Trivulzio

Il re, favorevolmente impressionato dal Trivulzio, suggerì al comandante di passare dalla propria parte.

Gli promise il comando di cento lancieri della reale ordinanza, le cariche di consigliere e ciambellano di corte, uno stipendio di dieci mila ducati l’anno, la riconferma nel possesso della contea di Belcastro e delle terre feudali assegnate alla sua consorte, la concessione in dono delle case e ville di Napoli, Aversa, Pozzuoli e Foggia appartenute al marchese di Pescara Ferdinando d’Avalos.

L’astuto nobile milanese accettò di servire la Casa Reale di Francia, abbandonando quella d’Aragona.

Da tutti, fu accusato di fellonia, il delitto di tradimento alla fede giurata nell’ordinamento feudale.

Il Trivulzio si giustificò affermando di essere andato a Calvicon volontà di Ferdinando per tentare di comporre le cose sue col Re di Francia, della quale speranza essendo del tutto escluso, e manifesto non si poteva più difendere con le armi il Regno di Napoli“. (4)

Inoltre, aggiunse che “quandi fu nei pressi degli alloggiamenti reali, trovò molti ufficiali venuti ad incontrarlo, che gli consigliarono di levarsi l’elmo di testa, ed a spogliarsi delle altre armi che lo gravavano, ai quali ciò ricusando rispose: triste quella pecora che non può portar la sua lana.” (4)

Ragguagliati sull’accaduto, Niccolò Orsini, conte di Pitigliano e Virginio Orsini, usciti da Capua, fuggirono a Nola.

Carlo VIII e la sua corte pernottarono il 18 febbraio 1495 nel Castello di Calvi.

Il giorno seguente, le truppe francesi entrarono a Capua e il 22 febbraio a Napoli senza sparare un solo colpo.

Bibliografia:

1) Francesco Soderini e Neri Capponi ai Dieci di Balia, San Germano, 28 febbraio 1495, ASFi, Dieci. Responsive, 38, cc. 256-257
2) Francesco Soderini e Neri Capponi ai Dieci di Balia, San Germano, 28 febbraio 1495, ASFi, Dieci. Responsive, 38, c. 275
3) http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5747892z/f578.item.r=Calvi.zoom
4) Carlo de’ Rosmini, Dell’Istoria intorno alle militari imprese e alla vita di Gian-Jacopo Trivulzio detto Il Magno, Milano 1815

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