Zuni e le esercitazioni militari del 1850

Zuni e le esercitazioni militari del 1850

Nell’autunno del 1850, il re di Napoli Ferdinando II di Borbone ordinò lo svolgimento delle esercitazioni militari.

I motivi pratici e strategici erano:

  • addestramento dei soldati
  • testare le tattiche e i movimenti delle truppe sul campo
  • coordinamento dei reparti

Le grandi manovre avrebbero dovuto svolgersi nella pianura situata sulla sponda destra del fiume Volturno.

Il sovrano ordinò la suddivisione dell’esercito in due Corpi d’armata di consistenza pressoché identica.

Ognuno disponeva di 13.000 fanti, 2.000 cavalieri e 5 batterie di artiglieria.

Il 27 e 28 settembre 1850, le truppe abbandonarono le rispettive guarnigioni per essere destinate al campo di esercitazione.

Il 1° Corpo, denominato “esercito d’invasione”, padrone della strada degli Abruzzi e della linea di difesa del Garigliano, aveva il suo quartier generale a Cascano;

La fanteria, l’artiglieria e la Brigata Ussari era accantonata tra Sessa, Cascano e Teano;

il resto della cavalleria tra Calvi e Zuni.

Dunque, nella frazione calena furono schierati:

  • 5 squadroni dei Carabinieri a Cavallo
  • 5 squadroni del 1° Dragoni

appartenenti alla sesta brigata.

A Zuni dislocarono un migliaio di soldati a cavallo considerato che ogni squadrone poteva contare dalle 100 alle 250 unità.

Il 2° Corpo, denominato “esercito di difesa”, con il quartier generale a Capua, aveva:

  • il Reggimento dei Cacciatori della Guardia a Caserta;
  • la Brigata Svizzera e quella dei Dragoni a Maria C. V.
  • la Brigata dei Lancieri con l’artiglieria a cavallo a Tammaro
  • il resto, compreso le artiglierie, equipaggi ed ambulanze, a Capua

Ferdinando II, comandante del 1° Corpo, partì da Caserta il 27 settembre per raggiungere il quartier generale di Cascano.

Il sovrano era accompagnato dal suo Stato Maggiore, composto da un gruppo di ufficiali, membri del governo e nobili locali.

L’esercitazione militare del 1° ottobre 1850

Le truppe furono dislocate nei rispettivi accampamenti secondo quanto stabilito dall’ordinanza reale.

Il sovrano, accompagnato dai propri ufficiali, e il comandante del 2° Corpo, affiancato dallo Stato Maggior, effettuarono ripetute ricognizioni sul terreno.

Lo scopo era quello di evitare che le esercitazioni militari arrecassero danni ai giardini, agli orti e ad altre coltivazioni.

La prima manovra, prevista per il 30 settembre, avrebbe dovuto svolgersi nell’agro caleno, a otto miglia dalla piazza di Capua.

Ma l’incessante pioggia, iniziata nelle prime ore del mattino stabilito, ne impose la sospensione e il rinvio al giorno seguente.

Il 1° Corpo, comandato dal re, partì dai propri accantonamenti alle 3 e mezza del mattino del 1° Ottobre 1850.

L’unità, che dominava la strada degli Abruzzi e la linea del Garigliano, si attestò sulla collina di Francolise e si estese fino alle alture di Sparanise.

Intanto, il nemico, costituito dal 2° Corpo, iniziò l’avanzata verso il ponte dei Lanzi su un terreno appesantito dalla pioggia.

L’avanguardia, procedendo innanzi, aprì il fuoco mentre il resto della truppa si disponeva parallelamente al fronte nemico.

Sulla Consolare collocarono una batteria d’artiglieria per distruggere la barricata innalzata e fronteggiare le bocche da fuoco avversarie.

Le mosse e le contromosse si susseguirono in un serrato confronto tra i contendenti.

A un certo punto, il generale Principe di Aci, inviato dal re Ferdinando II, annunciò la fine delle operazioni.

Intonato l’Inno della Preghiera, i soldati napoletani trovarono sollievo dalle dure fatiche, riposandosi e rifocillandosi con carne, pane e vino.

Dati gli ordini opportuni dal re, i due corpi dell’esercito rientrarono nei rispettivi accantonamenti.

Quindi, anche gli squadroni dei Carabinieri a cavallo e del 1° Dragoni fecero ritorno a Zuni.

La manovra del 4 ottobre 1850

La seconda manovra fu stabilito dovesse aver luogo il 4 ottobre 1850.

L’esercito invasore, superata la frontiera e padrone della strada di Terracina e degli Abruzzi, doveva tentare un ultimo sforzo.

L’ardua impresa era quella di sconfiggere l’esercito nemico sotto le mura di Capua e spingersi addirittura fino alla capitale, Napoli.

Al contrario, il 2° Corpo doveva difendere le varie posizioni situate dinanzi a Capua.

Il re, con il 1° Corpo, muovendosi dal suo quartier generale, si recò a Pastorano.

Le truppe di fanteria si distribuirono tra Bellona, Vitulazio, S. Secondino e Pastorano.

Invece la cavalleria di stanza a Zuni fu spostata tra Giano e dintorni.

In tal modo fu protetto il fianco sinistro dell’esercito da qualsiasi operazione offensiva proveniente dal ponte a battelli di Triflisco.

Il 2° Corpo giunse alla propria linea avanzata di difesa, stabilita in prossimità del rio dell’Agnena.

I contendenti iniziarono a fronteggiarsi sul campo di battaglia, continuando da un lato i fuochi dell’avanzata e, dall’altro, quelli della ritirata, scanditi dai colpi dell’artiglieria.

il 2° Corpo giunse con l’ala destra sulla strada per Caiazzo e con la sinistra nei giardini di Capua.

Fu quindi dato ordine all’ala sinistra del 1° Corpo di portarsi presso Porta Napoli a Capua.

Invece la destra giunse sul terreno del poligono per poter fronteggiare il nemico.

A quel punto, si pose fine alle esercitazioni militari dell’autunno del 1850.

Dopo aver intonato l’Inno della Preghiera, spararono fuochi d’artificio per festeggiare l’onomastico del presente giovane principe ereditario, Francesco II.

Impartiti gli ordini necessari, i soldati rientrarono ordinatamente nelle rispettive guarnigioni.

I vuoti lasciati a Capua e nei dintorni furono occupati dai corpi sopraggiunti, servendosi della strada Regia.

Durante le manovre, l’entusiasmo e la dedizione dei soldati andarono di pari passo con la competenza degli ufficiali.

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