Il terremoto del 1456

Il terremoto del dicembre 1456 é ritenuto il più disastroso evento della storia italiana per l’estensione della zona colpita e la gravità dei danni arrecati. Il forte sisma interessò le aree della dorsale appenninica che si estendono dall’Abruzzo alla Basilicata.

La principale e più devastante scossa si verificò tra la X e XI ora della notte tra sabato 4 e domenica 5 dicembre. Considerando che ai primi di dicembre nel sud Italia il sole tramonta alle 17, l’undicesima ora della notte corrisponde alle 4 del mattino. La scossa durò circa due minuti e fu avvertita in tutto il centro-sud. L’evento fu poi seguito da uno sciame sismico di assestamento che proseguì per alcuni mesi e da un’altra fortissima replica del 30 dicembre 1456.

Il sisma distrusse chiese, palazzi, edifici civili, mura, torri e rocche fortificate, e provocò all’incirca 30 – 40mila morti. Le distruzioni registrate devono essere quindi considerate come la somma delle conseguenze dei due movimenti tellurici principali.

Il terremoto ebbe un’eco enorme nelle fonti coeve.

Da Napoli il 7 dicembre l’ambasciatore senese Bindo De Bindis comunicava alle autorità del suo capoluogo la notizia del disastro tralasciando di nominare città di una certa rilevanza ma riportando informazioni di centri urbani per lo più di Terra di Lavoro. A Calvi Vecchia segnalava il danneggiamento dell’arce.

“ad Calvia ruynata la rocha”

A questa testimonianza va aggiunta quella del cavaliere messer Giannozzo Manetti che l’8 dicembre inviava alla sua signoria di Firenze una lettera nella quale evidenziava gli ingenti danni subiti da Calvi, Teano, Vairano, la Torre e Francolise.

“Capova, chadutovi più di ciento chase e mortovi più persone.
Calvi, Tiano, Vacciano, Latone e Francolino fatto danno assai.”

A sua volta il notaio cassinese Angelo De Tummolillo nella sua opera “Notabilia temporum” aggiunse specificatamente che le città di Capua, Aversa, Benevento, Salerno, Teano, Calvi ed altre non menzionate erano distrutte e demolite solo in parte.

“Et similiter quamplures alie civitates terre castra et loca partim concurrent per totum, et alie conquassate et demolite sunt in partem, sicut Capua Aversa Beneventum Salernum Theanum Calbum et plurime alie Terre quas obmicto …”

In un secondo tempo, quando le informazioni furono più precise e filtrate da tutte quelle distorsioni ed esagerazioni che di solito accompagnano la diffusione delle notizie della prima ora, il Manetti chiarirà che i danni arrecati alle località site in Terra di Lavoro erano meno gravi di quanto inizialmente temuto.

“A Caieta itaque initium sumentes: eam ipsam cum Nola ac Suessam, duas vetustats urbes, et Theanum quoque ac Calenum; et Casinum pariter, antiqua opida, eos ipsos terremotus cum paucorum damnorum susceptione, per universam agrum audivisse dicimus”

Dunque, a Calvi l’intensità del sisma fu, in base ai suoi effetti distruttivi, del 7° – 8° grado della scala Mercalli – Cancani – Sieberg (MCS).

Secondo il censimento del 1447, Calvi, con i suoi casali o ville di Petrulo, Zuni, Martini di Visciano, Visciano e Sparanise, contava 132 fuochi fiscali (cioé il numero delle famiglie soggette a tassazione). Applicando un coefficiente di moltiplicazione pari a 5, l’agglomerato aveva una popolazione di 660 abitanti. La cifra ottenuta deve ritenersi puramente indicativa, sia perché il censimento era di tipo fiscale e una serie di categorie sociali esenti da imposizioni di tasse (nobili, militari, ecclesiastici, ecc.) non era registrata, sia perché il numero di 5 persone per fuoco rappresenta un valore medio molto approssimato.

Fortunatamente nella cittadina calena non si registrarono morti.

Per quanto concerne gli edifici, il Castello subì gravi lesioni e il crollo parziale delle mura. Le autorità amministrative ripararono velocemente i danni alla fortezza.

Invece, la Cattedrale Romanica, il Palazzo Vescovile ed altri edifici annessi furono distrutti e rasi al suolo. Se prima era possibile ammirare in tutto il suo splendore la chiesa di Santa Maria Assunta, dopo il disastro il tempio fu ridotto ad un mucchio di macerie.

Ecclesia Calvensis  …  cum episcopali hospitio et aliis edifitiis illi adiacentibus adeo diruta et solo prostrate si ut illa que ante ruinam huiusmodi valde formosa aspectu extitebat iam ecclesie effigiem habeat sed maceria aut congeries quedam lapidum esse videatur. (1)

La ricostruzione degli immobili religiosi procedette a rilento e con mezzi di fortuna perché la situazione finanziaria delle istituzioni ecclesiastiche locali era disastrosa.

Nel maggio del 1457 il Papa Callisto III emanò una bolla con la quale si concedevano “oportuna suffragia, indulgentiis et remissionibus” ai fedeli che avessero con elemosine ed aiuti in genere collaborato alle riparazioni ed al restauro della Cattedrale di Calvi.

Cum itaque sicut accepimus ecclesia calvensis propter horrendum et omni seculo memorandum casum fortuitum terremotuum quibus partes ille superioribus mensibus miserabiliter conquassate fuerunt cum episcopali hospitio et aliis edificiis illis adiacentibus adeo diruta et solo prostrata”. (1)

E’ facile immaginare che il violento terremoto portò devastazione e morte in quegli anni nel Mezzogiorno, ma diede anche un forte impulso alla ricostruzione e alla rinascita delle città distrutte.

1) Archivio Segreto Vaticano, Registro Vaticano n. 447, foglio 123v.