Marino Marzano e il saccheggio di Calvi

Marino Marzano, il principe ribelle

Il saccheggio perpetrato da Marino Marzano nel 1459 ai danni di Calvi fu sconcertante.

Nel novembre 1456 la città dell’alto casertano, già facente parte dei possedimenti feudali del defunto Francesco Pandone, padre di Galeazzo, era stata assegnata da Alfonso il Magninimo al suo unico figlio maschio e peraltro illegittimo, Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante, allora duca di Calabria.

Morto il sovrano Alfonso nel 1458, sul trono di Napoli salì, il 14 febbraio 1459, Ferrante d’Aragona.

Il monarca ingaggiò una durissima lotta contro i potenti feudatari del regno di Napoli.

I baroni ribelli, decisi a preservare l’indipendenza e i privilegi acquisiti sotto il re Alfonso, iniziarono una dura politica di opposizione culminata nelle due successive “congiure“.

Uno dei principali ispiratori della “prima congiura dei baroni” fu Marino Marzano, cognato del re Ferrante, avendone sposato la sorellastra.

La conferma dei possessi feudali

Il 16 novembre 1459, il Marzano, principe di Rossano e Pietro Giampaolo Cantelmo, duca di Sora, giurarono fedeltà a Giovanni d’Angiò, come si rileva da una lettera inviata da quest’ultimo a Francesco Sforza:

“Venerdì alli XVI del presente foron tra noi firmati li capitoli et ricevuta da loro la debità fideltà et homagio in nome de la sacra maistà del signore re nostro padre, et in quello medesimo di ntrammo a Castello a Mare del Volturno con la predicta nostra armata.” (1)

Il trattato prevedeva la conferma di tutti i possessi feudali, le provvigioni, i privilegi – notevolmente estesi – goduti dal principe e, in più, la concessione dei contadi di Fondi e Traetto, Calvi, Riardo, Vairano, Presenzano, Venafro, Piedimente d’Alife, Gioia Sannitica, Alvignano ed eventualmente la baronia di Prata in Terra di Lavoro; la rocca di Policastro, Cuccari, Castelnuovo e Seminara in Calabria.

Il principe ottenne, inoltre, il soldo per 400 lancieri e 500 fanti a partire dal mese di marzo 1459. (2)

Il primo assalto

Contemporaneamente, Giovanni II di Lorena, figlio di Renato d’Angiò, salpato al comando di tre o quattro galere dal porto di Genova, sbarcò con la sua armata composta da circa 2 mila uomini alla foce di Castelvolturno e si ricongiunse con i rivoltosi nel casale Li Marchi sotto la rocca di Mondragone “acanto la marina”.

“… como ali XVI de lo presente l’armata de lo fillolo del duca Rayneri intrò in foce de Castello ad mare de Volturno et smontò in terra el dicto figliolo del duca Rayneri cum circha due millia persone et congonsese col principe de Rossano et collo duca de Sora ad un casale nominato di Manchi socto la roccha de Montragoni”. (3)

Il giorno seguente, 17 novembre, il principe di Rossano e il duca di Sora tentarono senza successo di occupare Calvi.

Fallito il piano, depredarono nella piana di Capua circa 500 capi di bestiame e fecero alcuni prigionieri.

“et alli XVII del presente andareno per combattere Calvi. No llo potendo havere se revoltareno nella piana di Capua, dove hano facto preda de circha cinque cento cappi de bestie grosse et alcun persone”. (3)

Il saccheggio di Calvi

I ribelli scorrazzarono per ben due volte nella zona dei mazzoni.

La seconda, il 21 novembre 1459, “fecero presoni et preda assay”.

Come testimoniato da Giovanni d’Angiò, Calvi, attaccata dal Marzano, capitolò subito.

“Lo dicto principe, preso licentia da noi, andò a campo a Calvi, presso a Capua a acto migli, et incontinente l’hebbe”. (4)

Pere Ximenez, consigliere e cappellano di Giovanni II, invece, fissò la data della capitolazione di Calvi al 20 novembre.

“In casu hec sunt: princeps Rosanus recepit inimicos e lictore egentes et donavit eos multis muneribus et honoribus, et fecit aliquos incurssus Capuam versus depredando Animalia. Eri non vi sed dolo ceperunt locum de Calvi. ” (5)

Nonostante fosse stata conquistata tramite un accordo bilaterale, Calvi fu saccheggiata, come dimostra una missiva inviata dal Ferrante a Carafa:

“Nui havemo nova certa, che lo prencepe de Rossano ha recolta la armata de nostri inimici in la foce de Castellamare de lo Volturno et lui ha curso due volte in la Mazone et tolta multa bestiamo et per tractato have havuto Calvi et postolo [si corregge da un illogico Foscolo] a sacco”. (6)

Saccheggio_Marzano

Grande risalto della presa di Calvi

La conquista della strategica Calvi da parte dei baroni ribelli ebbe un grande eco nel regno.

La regina Isabella di Chiaromonte, nell’informare Francesco Sforza, duca di Milano, del tradimento del “caro parente principe de Rossano”, evidenziò le stragi compiute da Giovanni d’Angiò nelle città occupate di Terra di Lavoro, Calvi compresa, e concluse con amarezza che Marino Marzano aveva dato a lui “ricepto et victuaglie” (7)

L’ambasciatore lombardo Antonio da Sforza, in un suo dispaccio da Napoli, affermò che il re “non è potuto passare alla via de Roma perché, come credo vostra excellentia haverà sentito, el principe de Rossano è pur scoperto inimico della maiestà del signore re et toltoli Calvi inante che essa maiestà giungesse qua, et dato victualie et recepto all’armata.” (8)

Secondo un’altra fonte, il Marzano “si pose a rubare i tenimenti de’ vicini luoghi di Capua, e del Garigliano, rovinando il tutto, e facendo de molti bottini, e prigioni. S’impadronì di Calvi col corrompere le guardie postevi dal Re, movendola diligentemente, ingegnandosi di empire il tutto di tumulto, e spavento.” (9)

Nei due mesi successivi, la città di Calvi fu al centro dello scontro armato tra il sovrano del regno di Napoli e i baroni ribelli.

Bibliografia:

1) Castevolturno, 21 novembre 1459, ASM SPE, Napoli, 201, 156
2) 16.XI.1459, ASM Sforzesco, 1528 s. n.
3) Anonimo a un ecclesiastico, San Germano, 18 novembre 1459
4) Castevolturno, 21 novembre 1459, ASM SPE, Napoli, 201, 156
5) Pere Ximenez a Francesco Sforza, Gaeta 21 novembre 1459
6) Ferrante a G. Carafa, Auletta il 21 novembre 1459
7) Isabella di Chiaromonte a Francesco Sforza, Napoli, 24 novembre 1459
8) Antonio da Trezzo a Francesco Sforza, Napoli, 26 novembre 1459
9) Giovanni Antonio Summonte, Historia della città e Regno di Napoli, tomo IV, Napoli, 1749

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