Bertrando II Del Balzo: 1273 – 1276

Il nobile francese Bertrando II del Balzo, ricevuti nel 1272 i beni e i possedimenti di Calvi ed Avellino in concessione dal Re di Napoli Carlo I d’Angiò, continuò ad amministrare la contea nel periodo 1273 – 1276 assumendo alle volte comportamenti spregiudicati che rasentarono l’angheria e il sopruso.

Nell’assegnare i possedimenti, a Francesco di Ebulo, figlio del fu Bartolomeo, il Re, per la fede verso la chiesa romana, donò il feudo di Francolise e il casale di Liberi nel territorio di Calvi con privilegio concesso il 29 luglio 1267 presso l’accampamento della plebe per mano del famoso Roberto di Baro, Protonotario del Regno di Sicilia. A novembre del 1273, il possesso del suddetto feudo fu confermato a Tommaso di Ebulo, precettore di Francesco.

Francisco de Ebulo, f. Qd. Bartholomei, cui Rex ob fidem erga Romanan Ecclesiam, cum privilegio dato ap. castrum Plebis per manus Roberti de Baro. Regni Sicilie Prothonotarii, die XXIX Iulii X ind. donavit feudum Francolisii et casale Sclavorum, de territorio Calvensi, dicta feuda confirmal, Thomas de Ebulo balio dicti Francisci. (1)

Il Re ordinò che il milite Tommaso di Ebulo tutore dell’orfano Francesco, figlio del fu Bartolomeo di Ebulo, non fosse molestato nel possesso del castello di Sclavi (Liberi), nelle pertinenze di Calvi, dal Gran Camerario nobiluomo Bertrando del Balzo, conte di Avellino.

Mandat ne Thomasius de Ebulo mil. balius Francisci pupilli, f. qd. Bartholomei de Ebulo, molestetur in possessione castri Sclavorum, de pertinentiis Calvi, a camerario nob. Viri Bertrandi de Baucio Comitis Avellini.(2)

Tuttavia, non sembra che il prepotente signore di Calvi se ne preoccupò più di tanto perché il re fu costretto ad emettere un’altra ordinanza per ribadire, nuovamente, che Francesco di Ebulo di Capua, signore del casale di Liberi, di pertinenza di Calvi, sotto la tutela di Tommaso di Ebulo, non fosse infastidito nel possesso del predetto casale dal nobiluomo Bertrando del Balzo.

Mandat ne Franciscus de Ebulo de Capua, dom. Casalis Sclavorum, de pertinentiis Calvi, sub baliatu Thome de Ebulo, molestetur in possessione pred. Casalis a nob. Viro Berteraymo de Baucio Comite Avellini. (3)

L’anno successivo Carlo I d’Angiò informò tutti che il milite Iacopo di Fliscarosa di Capua, in possesso da concessione regia di alcuni beni feudali nelle pertinenze di Aversa e Calvi, ed altri beni feudali in Maddaloni, era tenuto a fornire un cavaliere al balistario della Curia Reale.

Karolus etc … Notum facimus universis quod, cum pridem per Iacobum de Fliscarosa de Capua, mil. tenentem quedam bona pheudalia in pertinenentiis Averse et Calvi, ex concessione nostra, unde tenetur servire Curie nostre de balistario uno equite, et quedam alia bona pheudalia in Magdalono …
Melfi, 26 giugno 1274, II Ind. (4)

Il Re Carlo scrisse al mastro giurato e agli abitanti dell’università di Calvi chiedendo loro, in considerazione delle pessime condizioni dei “passus stratarum” presenti nel territorio caleno, di eseguire celeri riparazioni dei ponti di legno sui fossati, sotto la pena di 50 once d’oro in caso di disubbidienza. I lavori, effettuati dalle persone della stessa terra, dovevano consentire al re e al suo entourage di transitarvi senza alcun impedimento.

Mag. Iurato et hominibus universitatis Calvi mandat, sub pena L. Unciarum auri, ut statium <omnes malos ac difficiles passus stratarum in pertinentiis terre vestre …. per quas Nos cum gente nostra sumus auctore Domino transituri, sie faciatis celeriter reparari, in huiusmodi passibus pontes ligneos, prout necesse fuerit, fieri facendo, quod Nos cum gente ipsa exinde transire sine impedimento aliquo valeamus>.
Napoli, 29 dicembre 1275, IV Ind. (5)

Al Giustiziario di Terra di Lavoro si ordinò di emanare (come da esempio) un pubblico bando di denuncia per Nicola de Blasio del casale di Pignataro nel territorio capuano, citato per quello dalla Magna Regia Curia, responsabile tra l’altro di aver ospitato a casa sua un certo Nicola Caldarario, bandito, sottoposto al bando in contumacia, ma in seguito affidato alla tutela legale di Pietro Russo di Calvi, Bartolomeo Tallapica, della stessa terra e Benedetto Ursone, della villa del territorio di Calvi.

Iustitiario Terre Laboris mandate ut exemptum a banno denunciari publice faciat Nicolaum de Blasio, de casali Pignatari, de territorio Capuano, pro eo quod citatus M. R. Curia, responsurus inter alia quod quendam Nicolaum Caldararium, bannitum, in domo sua receptavit, ob contumaciam suam banno suppositus fuit, sed postea fideiussores posuit de stando iuri Petrum Russum, de Calvi, Bartholomeum Tallapica, de eadem terra, et Benedictum Ursonis, de villa de territorio Calvi.
Neapoli, 19 maggio 1276, IV Ind. (6)

Al Giustiziario di Terra di Lavoro si diede il mandato per l’esazione di 60 once auree e 22 tarì dagli uomini di Calvi, che erano pronti a esibire i suddetti soldi nel modo in cui loro un tempo li mostravano integralmente dinanzi alla Regia Curia.

Iustitiario Terre Laboris mandate pro exactione unciarum auri LI et tar. XXII ab hominibus Calvi, qui pred. Pecuniam “parati sunt ostendere qualiter olim pro parte R. Curie integraliter ostenderunt ”.
Napoli, 23 maggio 1276, IV Ind. (7)

Nella stessa forma, si scrisse al Giustiziario di Terra di Lavoro, ma questa volta a favore del conte di Avellino, perché alcuni suoi beni del demanio delle terre di Calvi furono occupati arbitrariamente da alcuni uomini. Tra di loro vi erano: Iacopo di Fliscarosa, di Capua, figlio del defunto giudice Raone, che occupava un uliveto ai piedi del monte Curatuco, una starza presso la chiesa di San Nicola di Bissano, 12 moggia di terra presso la chiesa di San Lazzaro nel territorio capuano ed altri nel casale di Montanaro; Landemario di Teano, in possesso di un pezzo di terra presso la chiesa di San Costanzo e un boschetto caleno; Iacopo di Giorgio, di Capua, che si impadronì di un tenimento situato in terra capuana; gli eredi Orlandi, di Capua, e quelli di Nicola di Notario, di Calvi, che tenevano delle terre nel feudo di Bissano; infine, gli eredi di Adenolfo di Giorgio, che occupavano delle terre nelle pertinenze di Partignano.

In simil forma, pro eodem Comite Avellini, scribit Iustitiario Terre Laboris, de quibusdam bonis de demanio terre Calvi, ipsi Comiti spectantibus, et a nonnullis hominibus illecite occupatise. Nomina occupantium sunt hec, vid: Iacobus de Fliscarosa, de Capua f. qd. Iud. Raonis, qui occupavit olivetum in pede montis Curatucii, startiam prope ecc. S. Nicolai de Bissano, modia XII de terra prope eccl. S. Lazari in territorio capuano et alia in casali Mancanaro; Landemarus de Theano, qui occupavit petiam terre prope terram eccl. S. Constantii et nemus Calventulum; Iacobus de Giorgio, de Capua, qui occupavit quoddam tenimentum in terra Capuana; heres Orlandi, de Capua, heres Nicolai de Notario, de Calvo, qui tenent terras in pheudo Bissani; et heredes Adenulfi de Georhio, qui tenent terras in pertinentis Parteniani.
Neapoli, 26 maggio 1276, IV Ind. (8)

Il Giustiziario di Terra di Lavoro, ricevuta una denuncia dall’abate e del convento di San Vincenzo al Volturno sugli eccessi commessi da Bertrando del Balzo ai danni dei vassalli del suddetto Monastero nel territorio di Calvi, ordinò di compiere accurate indagini preliminari. Le vessazioni perpetrate dal conte di Avellino descritte dall’abate riguardarono: richiesta di sovvenzioni forzose ed illegali, detenzioni in carcere e appropriazione indebita di animali.

Iustitiario Terre Laboris, recepta querela Abbatis et conventus S. Vincentii de Vulturno super excessibus Bertrandi de Baucio Comitis Avellini, commissis contra vassallos pred. Monasterii in territorio Calvi, mandat ut de premissis inquisitionem diligentem faciat; cum pred. Abbas exposuerat quod pred. Comes vassallos eosdem ad illicitas subventiones compellebat, alios carcere detinebat et animalia eorum capiebat.
6 giugno 1276, IV Ind. (9)

Specificatamente, due dei vassalli, Bartolomeo di Augusto e Nicola Bartolomeo, rifiutandosi di prestare dei soldi al conte perché impossibilitati, furono imprigionati e trattenuti in carcere finché non riuscirono a versare la somma richiesta.

Il Del Balzo, inoltre, costrinse gli stessi vassalli a eseguire lavori forzati nelle sue masserie e a ricevere prestazioni d’opera personali e reali da altri sudditi, che comunque non erano tenuti a svolgere; inoltre, si appropriò con la forza di galline, maiali e altri altri animali.

L’abate aggiunse anche che la nobile contessa di Avellino impose ai medesimi vassalli una raccolta di denaro contro il potere conferito dai loro “signori Genitori ”.

Per conoscere a fondo la verità, immediatamente il Giustiziere ordinò una diligente e sollecita indagine effettuata da un giudice della Regia Curia con il supporto degli atti notarili. I risultati dell’inchiesta dovevano essere portati rapidamente a conoscenza del funzionario del regno.

Pro vassallis monaster. S. Vincentiii de Vulturno
Die VI iunii, ibidem. Scriptum est Iustitiario Terre Laboris …..
Et quia duo de pred. Vassallis Bartholomeus de Augusto et Nicolas Bartolomei huiusmodi pecuniam ei mutuare noluerunt, pront etiam non poterant, … idem Comes eos fecit … carcerali custodie mancipari et tamdiu ipsos detinuit … donec exhibuerint et quantitatem pecunie quam petebat. Compulit etiam et compellit vassallos ipsos ad faciendum domos propriis sumptibus ad opus massariarum ipsius Comitis ac ad prestandum ei nonnulla alia personalia servitia et realia, ad que … non tenentur; facit insuper auferri eis gallinas porcos et alia … animali per violentiam …
Adiecerunt etiam … Abbas etc. … quod nob. mulier Comitissa Avellini … vassallis ipsis collectam fecit imponi et exigi … contra mandatum … dom. Genitoris nostris super hoc generaliter editum …
Nos igitur, volentes super hiis scire plenius veritatem, d. v. … mandamus quatenus statim super premissis omnibus … per vos ipsum, iudicem et actorum notarium, per Curiam vobis datos, diligenter et sollicite inquiratis, et quicquid … inveneritis, Nobis … celeriter intimetis. Cauti etc. (10)

A quanto pare il signore caleno continuò a far valere diritti impropri su altre terre in quanto Simone di Tufo e il giudice Armenio di Adria, assessori nel giustizierato di Terra di Lavoro, ricevettero l’incaricati di decidere sulla controversia sorta tra nobiluomo Bertrando del Balzo conte di Avellino e Signore di Calvi, e Gualterio di Lentino Signore di Teano, sul possesso dei casali di Montanaro e Monte Maggiore.

Simoni de Tufo et iud. Armenio de Adria, assessori in Iustitiariatu Terre Laboris, mandat ut decidant de lite orta inter nob. Virum Bertrandum de Baucio Comitem Avellini et dom. Calvi, et Gualterium de Lentino dom. Theani, super possessione casalium Montanarie et Montis Maioris.
Vetralla, agosto 1276, IV Ind. (11)

Infine, tra i molti esattori e collettori di denaro, si segnalavano Nicola Freno e Giovanni di Calvi in qualità di collettori della general sovvenzione per Alife.

Multi exactores pecunie et collectors notantur, vid.:
… Nicolaus Frenus, Iohannes de Calvo, … collectors generalis subventionis in Alifia. (12)

Il nobile provenzale gestì i possedimenti di Calvi ancora per altri anni. Ma di questo ne riparleremo prossimamente.

1)   Reg. Ang. XII (1273-1277), p. 170, n. 391
2)   Reg. Ang. XI (1273-1277), p. 43, n. 70
3)   Reg. Ang. XII (1273-1277), p. 52, n. 132
4)   Reg. Ang. XII (1273-1277), p. 167, n. 380
5)   Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 93, n. 213
6)   Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 248, n. 195
7)   Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 246, n. 183
8)   Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 249, n. 198
9)   Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 259, n. 227
10) Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 274, n. 285
11) Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 137, n. 407
12) Reg. Ang. XIII (1275-1277), p. 296, n. 339

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