Bertrando II del Balzo 1276 – 1281

Bertrando II del Balzo 1276 – 1281

Bertrando II del Balzo fu un potentissimo barone alla corte del Re di Napoli Carlo I d’Angiò.

Il nobile francese partecipò alla conquista del Regno di Sicilia.

In questa occasione si guadagnò il favore di Carlo.

Quando il dominio angioino nel Regno sembrò consolidato, tornò in Provenza.

Qui, durante l’assenza del padre, amministrò il patrimonio della famiglia.

Il suo soggiorno fu di breve durata: già nel 1268 lo troviamo di nuovo nel Regno, dove il re lo aveva investito, già prima del mese di luglio, della contea di Avellino e di Calvi, Padula, Francolise e Riardo.

Nel 1276, Bertrando del Balzo continuò a perpetrare vessazioni ed angherie in Terra di Lavoro.

Ordinò agli uomini di Calvi, suoi vassalli, di molestare gli abitanti dei villaggi Pizzone, Mostardino e Borleano.

Il del Balzo pretese di vantar diritti feudali sulle tre borgate di antica giurisdizione della chiesa capuana.

Pertanto, chiese di riscuotere esazioni, collette e competenti servigi da quei vassalli, facendone appello contro l’arcivescovo Marino Filomarino.

Quattro anni dopo, il barone fu obbligato dal re a rispettare i diritti della metropolitana.

Mandat ne homines Calvi, vassalli Bertrandi de Baucio Comitis Avellini, molestent homines casalium Piczoni, Moscardini et Borleani, vassallos Ecclesie Capuane. (1)

Una fonte d’archivio riportava che il fu Corrado Capece teneva i beni a Capua e Calvi.

Mentio qd. Corradi Capitii, qui tenuit bona in Capua et Calvo. (2)

Invece, in un altro documento, si menzionava Bertrando del Balzo conte di Avellino, signore delle terre di Calvi.

Mentio Bertrandi de Baucio comitis Avellini, dom. terre Calvi, cons. (3)

I possedimenti del provenzale

Il maestro Giovanni di Capua, cappellano della sede apostolica, e il milite Iacopo di Fliscarosa, ricevettero il possesso pacifico del casale “Montario”, avuto in enfiteusi dal monastero benedettino di San Lorenzo di Aversa, nonché alcuni appezzamenti coltivabili nel territorio di Calvi.

Mandatum pro mag. Iohanne de Capua, Sedis Apostolice cappellano et Iacobo Frescarosa mii. de pacifica possessione casalis Montarii, quod in emphiteosim tenent a monasterio S. Laurentii de Aversa’, nec non nonnullarum descriptarum sartiarum in territorio Calvi. (4)

Con il passar del tempo, Bertrando del Balzo divenne sempre più ricco e potente.

Il Provenzale, signore di Calvi, Riardo, Francolise, Padula e Lauro, ebbe in custodia anche la terra di Caserta. (5)

Intanto, il milite Americo di Souz, per i beni feudali che aveva a Calvi e sue pertinenze, chiese l’adohamentum da parte di sua moglie.

L’adohamentum era un meccanismo che consentiva al feudatario di sostituire il servizio militare con il pagamento di una somma pecuniaria.

In seguito, si trasformò in un’imposta commisurata alla superficie o al reddito del feudo.

Mentio Americi de Souz mil., pro bonis pheudalibus, que habet in Calvo et pertin. eius petiit adohamentum ex parte uxoris sue. (6)

Il 25 settembre 1277, cambiarono nuovamente i rapporti feudali del barone, senza che ciò comportasse per lui un guadagno concreto.

Il nuovo assetto

Il re angioino da Melfi scrisse ai procuratori del Principato e di Terra di Lavoro.

Nella disposizione, asserì che Bertrando del Balzo aveva un reddito annuo pari a 600 once d’oro per la fede e i servigi verso “Sua Altezza”.

Di queste, 500 once provenivano “per mera liberalità e grazia speciale” dalla concessione delle terre di Avellino, Calvi e Padula.

Scriptum est Mag. · Procuratori Principatus, Terre Laboris etc. Dudum nob. viro Bertrando dom. Bauci comiti Avellini … cui de annuo redditu valoris unc. auri DC, fidei et servitiorum suorum intuitu Celsitudo nostra providerat suisque heredibus ex ipsius corpore legitime descendentibus terras Avellini, Calvi et Padule de Principatu, cum hominibus iuribus et pertin. ipsarum terrarum pro valore annuo D unc. auri in comitatu concessimus de liberalitate mera et gratia speciali. (7)

I medesimi possedimenti concessi al primo conte Simone di Monteforte, aventi un valore annuo di 600 once, comprendevano Francolise e Riardo nelle pertinenze di Calvi.

Successivamente, le suddette terre furono restituite rispettivamente a Francesco, figlio di Bartolomeo di Ebulo e alla moglie del duca di Roccaromana.

Le rendite e i proventi dei due feudi ammontavano a 100 once annue.

Nam licet terre ipse primo comiti Simoni de Monteforti pro valore an. DC unc. auri per Nos concesse fuissent, tantum comprehendebantur in dono ipso terre Francolisii et Riardi site in pertin. … terre Calvi, que postmodum per Excellentiam nostram ante concessionem terrarum ipsarum factam per Nos lieto comiti Avellini restitute fuerunt vid. terra ipsa Francolisii Francisco f. Bartholomei de Ebulo et dieta terra Riardi mulieri dom. Rocce Romane tamquam ad eos de iure spectantes. Quarum terrarum restitutarum proventus et redditus valent coniunctim annuatim unc. auri C. Et quia … (7)

I militi a disposizione del Re

Inoltre, egli dovette restituire nelle mani della Corona le terre di Padula, ricevendo in cambio Lauro e Conza.

I nuovi feudi avevano una rendita maggiore di quello ceduto, ma la differenza fu subito azzerata.

Infatti, al del Balzo fu tolta la pensione annua di 100 once concessagli nel 1272.

comes Avellini pred. terram Padule nuper in nostris manibus resignaretur, eidem comiti suisque heredibus ex ipsius corpore legitime descendentibus, tam pro supplemento dictarum C unc. que subtracte fuerunt de pred. provisione DC unc. pro pred. terris Francolisii et Riardi, ut dictum est, eorum dominis restitutis, quam pro excambio ipsius terre Padule, castrum Lauri situm in Iustitiariatu Terre Laboris, quod est de demanio comitatus Caserte, cum hominibus, iuribus et pertin. suis … terram Consie sitam in Iustitiariatu Principatus (7)

Per i possedimenti di Avellino, Calvi, Lauro e Conza, egli era tenuto a mettere ogni anno a disposizione del re, secondo le consuetudini del Regno, 32 cavalieri per la durata di tre mesi.

Ma probabilmente si tratta di un errore perché il feudo del valore di 600 once doveva fornire soltanto 30 milites.

… quod idem comes et heredes sui pro omnibus terris ipsis Avellini, Calvi, Lauri et Consie servire Nobis nostrisque in Regno Sicilie heredibus et successoribus de XXXII militibus, computata persona sua, sicut inventum est esse de usu et consuetudine Regni nostri Sicilie (7)

Infine, il sovrano ribadì che tutte le terre di Calvi, Avellino, Conza e Lauro fossero concesse al predetto Conte.

… iura et possessiones dictarum omnium terrarum Calvi, Avellini, Consie et Lauri concessimus ipsa tenere debeant in capite, prout eis per nostram Excellentiam sunt concessa, et quod de demanio et baronia ipsarum terrarum pred. Comes
Melfi, 25 settembre 1277, VI Ind.
(7)

La cessione di due casali

Il nobile Bertrando del Balzo, familiare consanguineo, concessionario delle terre di Avellino e Calvi, restituì alla Corona due casali:

  • Sclavi (Liberi) a Francesco, figlio del fu Bartolomeo di Ebulo
  • Riardo a Perrina, signora di Roccaromana

In cambio, il Re gli concesse le terre di Padula nel Principato, restituite dalla Curia, di Lauro, appartenente alla contea di Caserta, e le terre di Conza devolute per la morte senza figli di Gugliemo, Visconte di Melun in Francia, per il servizio di 32 militi.

Nobili Berterando dom. Baucii consanguineo familiari concessio terrarum Avellini, Calvi, preter casalia Sclavorum et Riardi, que casalia restituta fuerunt vid.: Sclavorum domini Francisco f. qd. Bartholomei de Ebulo et casale Riardi Perrine domine Rocce Romane in excambium terre Padule Principatus, Curie resignate, nec non concessio terre Lauri, que est de comitatli Caserte, et terre Consie devolute per obitum absque liberis, Guillelmi vicecomitis Meledunensi pro servitio militum XXXÌI).
Bellumvidere, 6 febbraio 1278, VI Ind.
(8)

In un’ordinanza sulle decime a favore del Vescovo di Calvi, si ricavano tutti gli introiti demaniali derivanti da:
grano, orzo, granturco, fagioli, ceci, lino, vino, olio e dei proventi in denaro per la nostra Curia o per il proprietario delle stesse terre in ragione del pedaggio della bagliva, dei boschi di salici, della dogana, della macelleria, della superficie agraria, del cambio e del censo per usufruire dei pascoli nelle selve.

Altre indicazioni

Seguiva Bertrando del Balzo, conte di Avellino e della stessa Calvi, proprietario di lino e denaro derivanti dai medesimi proventi.

Pro Episcopo Calvensi de decimis “omnium proventuum demanii eiusdem terre, vid. frumenti, ordei, milei, fabarum, cecerorum, lini, vini, olei et pecunie proventuum Curie nostre seu a domino terre ipsius, ratione pedagii baiulationis, virge, dohane, bucherie, tumini, cambii et herbagii”.
Sequitur Bertrandus dominus Baucii comes Avellini, ipsius terre Calvi dominus de lino et pecunia, provenientibus sibi ratione pedagii, baiulationis, virge, dohane, bucharie tumini, cambii
et herbagii ipsius terre.
Torre Sant’Erasmo, 27 febbraio 1279
(9)

In questo periodo, si diede mandato agli uomini di Calvi di procedere all’apprezzo.

Purtroppo, non è dato sapere a cosa si riferiva la stima.

Mandatum pro hominibus Calvi pro appretio (10)

Re Carlo accusò ricevuta al Giustiziero di Terra di Lavoro e Contado del Molise del quaderno in cui erano annotate tutte le terre di quelle province tassate per le paghe delle milizie di un solo anno.

Tra queste, trovavamo anche Calvi.
Gervasio, 27 giugno 1280, VIII Ind. (11)

Si annotò che il milite e familiare Americo di Souz chiese sovvenzione dai suoi vassalli di Triventi e alcuni altri che aveva a Calvi e nei suoi casali.

Notatur Americus de Sous miles et fam. qui petit subventionem a vassallis suis Triventi et quibusdam aliis vassallis quos habet in Calvo et casalibus suis. (12)

Infine, il Re spedì a Venezia per una importante missione Rinaldo di Villanova, arcivescovo di Calvi e cancelliere di Filippo imperatore di Costantinopoli, e il milite Filippo de Lavena suo consigliere.
Orvieto, 9 luglio 1281, IX Ind. (13)

Bibliografia:

1) Reg. Ang. XIV (1275-1277), p. 38, n. 191
2) Reg. Ang. XIV (1275-1277), p. 44, n. 217
3) Reg. Ang. XIV (1275-1277), p. 146, n. 99
4) Reg. Ang. XIV (1275-1277), p. 160, n. 178
5) Reg. Ang. XVI (1274-1277), p. 32, n. 97
6) Reg. Ang. XVIII (1277-1278), p. 182, n. 396
7) Reg. Ang. XIX (1277-1278), p. 26, n. 103
8) Reg. Ang. XIX (1277-1278), p. 271, n. 577
9) Reg. Ang. XX (1277-1279), p. 112, n. 155
10) Reg. Ang. XXII (1279-1280), p. 95, n. 3
11) Reg. Ang. XXII (1279-1280), p. 111, n. 50
12) Reg. Ang. XXIV (1280-1281), p. 15, n. 91
13) Reg. Ang. XXV (1280-1282), p. 61, n. 282

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