La centuriazione di Cales

La conquista di Cales nel 335 a. C. ad opera del console Marco Valerio Corvo consentì ai romani l’anno successivo di fondare nei territori occupati la prima colonia di diritto latino nell’Italia centro-meridionale con l’invio di un contingente di 2500 uomini.

Nella società calena dell’epoca il rapporto tra incolae e colonus rivestì un ruolo fondamentale. Normalmente i primi erano coloro che coltivavano un territorio, nel quale, allo stesso tempo, abitavano. Erano dunque gli abitanti di un territorio. I secondi, invece, erano quelli che sostituivano, rimpiazzavano i precedenti occupanti sottraendo loro le proprietà.

La requisizione e la concessione di terre ai nuovi abitanti presupponeva una suddivisione del territorio, detta limitatio, che poteva avvenire secondo due modalità alternative. Una, la più antica, era detta limitatio per scamna o per strigas e si effettuava mediante rettangoli aventi il lato lungo parallelo a decumani (scamna) o ai cardini (strigae). Nel corso del tempo, l’altro metodo di riordino fondiario fu quello attuato mediante lotti più o meno quadrati, sicchè quando si parla di centuratio ci si riferisce a questo tipo di delimitazione.

All’atto della fondazione del possedimento secondo questa procedura, il territorio doveva essere sgombro, perché fossero consentite le necessarie operazioni di delimitazione e di divisione. Le difficoltà maggiori nascevano pertanto quando una colonia, come quella di Cales, sorgeva su un territorio nel quale già esisteva un centro abitato da indigeni. Quando i membri di quella collettività non venivano effettivamente eliminati o non venivano tutti espulsi, occorreva che si trovasse loro una sistemazione fisica. Ebbene, come risultato finale agli indigeni poteva essere lasciato il possesso di determinate terre all’interno della comunità.

Nel IV secolo a. C. l’ager Calenus non subì trasformazioni dell’assetto urbanistico disponendo già in epoca pre-romana del più arcaico sistema di suddivisione agraria.

La strigazione di Cales era l’unica conosciuta nell’agro caleno fino a pochi anni orsono.

Ma, dopo una serie di osservazioni aeree svolte nel periodo dal 1981 al 1986 sulla “Regio I° Latium et Campania”, una delle undici regioni dell’Italia augustea, vale a dire sul territorio compreso tra i fiumi Aniene e Sele, e su qualche zona appenninica adiacente, una equipe francese, formata da G. Chouquer, M. Clavel-Lévêque, F. Favory e JP. Vallat, pubblicò nel 1987 un formidabile studio nel quale si dava notizia della presenza di ben 63 accatastamenti romani che si aggiunsero ai 17 fino ad allora conosciuti per l’area osservata.

Per quanto concerne Cales, si segnalarono altri tre accatastamenti in precedenza sconosciuti e tutti effettuati con il metodo della centuriazione.

Il catasto in esame era rappresentato da un reticolo estremamente regolare di strade interpoderali ortogonali, affiancate da canali di scolo, da filari alberati, e delimitanti quadranti di territorio che venivano ulteriormente suddivisi. La base metrica agraria era l’actus, che equivaleva a 120 piedi. La misura corrispondeva, secondo gli scrittori, al tratto che i buoi potevano arare in un solo tiro (”actus in quo boves agerentur cum aratro uno impetu iusto ”).

La prima delle altre tre centuriazioni rilevate a Cales si basava su un modulo del tutto originale e mai utilizzato prima nel Lazio e in Campania in quanto si sovrapponeva al precedente schema basato su lunghe strigae (“Le territoire de Cales offre lui aussi … un exemple clair de superposition “).

 Centuriazione

La maglia centuriale, orientata a Nord 31° Est, era rettangolare di 14 actus (circa 497 metri) per 16 actus (circa 568 metri). Secondo la particolare ricostruzione, i suoi confini avrebbero integrato un lungo tratto di un antico tracciato stradale che collegava la capitale della Campania romana alla media valle del Volturno situata nel circondario di Caiata e Telesia (Caiazzo e San Salvatore Telesino). Il frazionamento si presenterebbe in ogni caso ampiamente sviluppato tra Cales e la zona di Bellona, e tra la fascia pedemontana del Monte Maggiore, interessando un arco geografico compreso tra Visciano e la zona di Giano Vetusto passando per Petrulo, e il corso dell’Agnena nuova.

L’area interessata occupava nel complesso una superficie di circa 19000 iugeri corrispondenti a circa 4750 ettari di terreno.

Nel menzionare Cales, Municipio fortificato da una cinta muraria, Sesto Giulio Frontino, agrimensore di Roma antica, nella sua opera “De coloniis” riportata poi nella raccolta “Liber Coloniarum I” pubblicata da Karl Lachmann nel XIX secolo, asseriva che l’agro caleno fu assegnato prima della “limitatio graccana” del 131 a. C., in attuazione della Lex Sempronia Agraria proposta dal tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco nel 133 a. C., e ridisciplinato successivamente da Cesare Augusto (Lach. 232):

Calis, municipium muro ductum. iter populo non debetur. ager eius
limitibus Graccanis antea fuerat adsignatus, postea iussu Caesaris August
limitibus nominis sui est renormatus.

La costituzione della centuriazione di Cales avvenuta prima della legge di Gracco è confermata anche dalla circostanza che nessuna notizia del Liber Coloniarum riferita alle Civitates Campaniae riportava interventi agrari antecedenti all’epoca dei Gracchi, risultando verosimile che con la dicitura «limiti graccani» si definivano tutti i riassetti territoriali effettuati prima del I sec. a. C.

Invero, all’inizio del II sec. a.C., il calo demografico consentì ai romani di parcellizzare il territorio caleno secondo i nuovi canoni sulla precedente strigazione per poi potenziare la colonia poichè poco prima del 184 a. C., senza ombra di dubbio, durante la seconda guerra punica, per rimediare ad un progressivo depauperamento demografico a causa dall’incapacità politica di arginare l’attrazione esercitata da Roma, Cales fu rinforzata da un gruppo di coloni recrutati e dedotti dal console Publio Claudio Pulcro durante il suo mandato:

“P. Claudius Af. f. P.n. Pulcher /(colono) s adscripsit Cales,
co(n)s(ul) cum (L. Porcio III vi)r coloniam deduxit Graviscam.”

Le fonti letterarie della seconda metà del I sec. a.C. concordano nel segnalare per la città l’acquisizione di un assetto urbano di tutto rilievo iniziato, come in molte città campane, a partire dalla seconda metà del II sec. a.C. Cales è infatti definita da Strabone, che ne rilevava la dislocazione lungo la Via Latina nel suo tratto finale ormai a ridosso di Casilinum, «anch’essa eccellente» (“Calenorum urbs ipsa quoque egregia ”) come si legge da un passo tratto dal geografo greco, e tale connotazione vive anche nella testimonianza di Cicerone che l’annoverava tra le più belle città campane dei suoi tempi (“civitas magna ”).