La conquista di Cales

Nel 336 a.C., durante il consolato di Lucio Papirio Crasso e Cesone Gaio Duilio, una guerra, non particolarmente importante e senza alcun precedente, divampò tra i romani e gli Ausoni, un popolo che abitava la città di Cales (Ausonum … ea gens Cales urbem incolebat). Tito Livio, principale fonte di informazioni sul conflitto tra Cales e Roma, nella sua “Ab Urbe Condita”, VIII-16 narrava, seppur in modo contraddittorio, che i Caleni alleati con i Sidicini, furono sopraffatti dai romani in una sola battaglia poco memorabile (haud sane memorabili) e fuggirono trovando un rifugio sicuro tra le fortezze e le mura amiche per la vicinanza delle loro città.

Marco Fabio, cavaliere dell’esercito romano, fu catturato dagli Ausoni e condotto in catene nella cittadina fortificata di Cales ove rimase prigioniero per un pò di tempo.

Nonostante la vittoria riportata sulle armate calene, i romani non trascurarono questa guerra perchè spesso i Sidicini (seppur riferito senza ombra di dubbio ai Caleni) o avevano scatenato autonomamente un conflitto o erano scesi in guerra a fianco di altri popoli o erano stati causa di intervento armato.

I senatori, preoccupati per la piega che gli eventi stavano prendendo, si prodigarono per far eleggere console per la quarta volta, sebbene avesse solo 36 anni, Marco Valerio Corvo, il più grande ed autorevole comandante militare dell’epoca (ut maximum ea tempestate imperatorem), affiancato dal collega Marco Atilio Regolo.

A quell’epoca la guida dell’armata capitolina era assegnata tramite un’estrazione a sorte. Per evitare che tra i due “magistrati” la dea bendata scegliesse Regolo, i senatori chiesero esplicitamente ai consoli di affidare la campagna militare a Corvo senza ricorrere al sorteggio.

Il condottiero assunse il comando supremo dell’esercito vittorioso lasciato dai predecessori e partì alla volta di Cales dov’era scoppiata la guerra (unde bellum ortum erat) e, al primo assalto, mise in fuga i nemici che non si erano ancora ripresi dalla precedente battaglia.

Corvo convocò il primo consiglio di guerra in territorio nemico. Insieme ai suoi generali esaminò la topografia del territorio per scegliere il migliore assetto delle truppe e le vie da seguire.

Si rivolse alle sue legioni e diede il via libera ufficiale alle operazioni. Ogni generale prima di una battaglia doveva sempre parlare alle truppe, spronarle, motivarle ed incitarle a dare il meglio di sé.

Le legioni romane arrivarono di fronte alla capitale degli Ausoni, Cales, e cominciò l’assedio (moenia ipsa oppugnare est adgressus). Per prima cosa i romani ripulirono il terreno intorno all’area. Quindi scavarono una serie di trincee e gallerie con cui circondarono completamente la città per impedire a eventuali aiuti di entrare e agli assediati di uscire. Poi tagliarono le fonti di approvvigionamento idrico e così bloccavano qualsiasi rifornimento di acqua e di cibo.

A questo punto potevano decidere se prendere la città per fame e per sete oppure se dare l’assalto.

L’ardore dei soldati romani era incontenibile tanto da sospingerli ad assaltare le mura nemiche con le scale (et militum quidem is erat ardor ut iam inde cum scalis succedere ad muros vellent evasurosque contenderent).

Poiché l’impresa era ardua, il comandante Marco Valerio Corvo preferì portare a compimento il suo piano puntando sul lavoro dei soldati in modo da salvaguardare la loro incolumità (Corvus, quia id arduum factu erat, labore militum potius quam periculo peragere inceptum voluit).

E così costruì le rampe. Queste rampe partivano dall’accampamento romano e gradualmente si avvicinavano alle mura. Le rampe erano fatte di tronchi d’albero e di terra che permettevano di raggiungere la sommità delle mura di cinta. Da qui i romani potevano scatenare un attacco massiccio contro la città. Durante la costruzione delle rampe i legionari piazzavano delle catapulte tutt’intorno per impedire ai nemici di salire in cima alle mura e difenderle.

Ma per una fortunosa circostanza l’impiego di questo armamentario non fu necessario.

Infatti Marco Fabio, prigioniero nelle galere calene, sfruttando la disattenzione delle guardie in un giorno di festa, si liberò dalle catene e, con una fune legata a un bastione del muro, si calò lungo il muro stesso fino alle strutture d’assedio erette dai romani e convinse il generale ad attaccare i nemici frastornati dal vino e dai banchetti (namque M. Fabius, captiuus Romanus, cum per neglegentiam custodum festo die uinculis ruptis per murum inter opera Romanorum, religata ad pinnam muri reste suspensus, manibus se demisisset, perpulit imperatorem ut uino epulisque sopitos hostes adgrederetur).

Gli Ausoni e la loro capitale furono sopraffatti con uno sforzo non più arduo di quello impiegato per sconfiggerli in battaglia. Il bottino ottenuto risultò essere ingente e, posto un presidio a Cales, le legioni furono ricondotte a Roma (praeda capta ingens est praesidioque imposito Calibus reductae Romam legiones).

Per questo successo il Senato decretò il meritato trionfo a Marco Valerio Corvo (consul ex senatus consulto triumphauit). Il trionfo nella Roma antica rappresentava il massimo onore tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito un’importante vittoria.

In un frammento dei Fasti trionfali rinvenuti a Roma nel 1546 nel Foro Romano si leggeva:

M. VALERIUS M. F. M. N. CORVUS III.

COS. IV. DE CALENEIS.

ANN. CDXIIX. IDIB. MART.

Per far sì che Atilio non rimanesse senza gloria, entrambi i consoli ricevettero l’ordine di condurre l’esercito contro i Sidicini. Prima però, per decreto del Senato, nominarono un dittatore incaricato di presiedere le elezioni: la loro scelta cadde su Lucio Emilio Mamercino, che nominò a sua volta comandante della cavalleria Quinto Publilio Filone.

Nei comizi tenuti dal dittatore furono eletti consoli Tito Veturio e Spurio Postumio.

I due magistrati, pur essendo incaricati di portare a termine la guerra contro i Sidicini, anticipando i desideri del popolo e per rendere un servizio ai plebei, presentarono la proposta di insediare una colonia a Cales (de colonia deducenda Cales rettulerunt) Per questa iniziativa, il Senato decise di inviare 2500 uomini ed elesse un triumvirato formato da Cesone Duilio, Tito Quinzio e Marco Fabio con il compito di fondare il possedimento e di assegnare la terra (factoque senatus consulto ut duo milia quingenti homines eo scriberentur, tres uiros coloniae deducendae agroque diuidundo creauerunt K. Duillium T. Quinctium M. Fabium).