La strigazione di Cales

La fondazione della colonia di Cales nel 334 a.C. avvenne sulla base di un provvedimento legislativo chiamato lex coloniae deducendae deliberato dal Senato dell’antica Roma (senatus consultum) e confermato dall’assemblea popolare, nel quale si stabiliva l’invio di 2500 uomini atti alle armi a cui si aggiungevano le loro famiglie per un totale che si aggirava intorno alle 10.000 persone e la nomina di 3 magistrati Cesone Duilio, Tito Quinzio e Marco Fabio (i tresviri coloniae deducendae) aventi la facoltà di impartire ordini ai quali i destinatari non potevano sottrarsi (imperium), uno dei quali compiva con l’aratro da sinistra a destra (dexteratio) un solco (sulcus primigenius) che delimitava il territorio dell’insediamento.

All’interno dei confini, la ripartizione del territorio era appannaggio di alcuni specialisti, chiamati agrimensori o gromatici (gli attuali geometri) che provvedevano, tramite uno strumento chiamato groma, alla rilevazione e misurazione degli appezzamenti di terreno, perimetrandone superfici e confini.

La groma, antichissimo attrezzo utilizzato per tracciare allineamenti ortogonali, era originaria dell’Asia, presumibilmente della Mesopotamia, ed importata dai Greci in occidente nel IV secolo a.C.; successivamente furono gli etruschi ad introdurla a Roma. Essenzialmente era costituita da un piano orizzontale e da un’asta verticale, da cui pendevano 4 fili a piombo perpendicolari al terreno, che potevano essere disposti verso i 4 punti cardinali, in modo da tracciare sul terreno linee perfettamente orientate e perpendicolari tra loro.Groma

Nella fondazione delle nuova città i romani crearono il sistema viario applicando lo schema basato su due assi ortogonali principali orientati, secondo le teorie del templum celeste e augurale, sulle direttrici nord – sud (cardo maximus) ed est – ovest (decumanus maximus). L’incontro dei due assi costituiva il centro della città.

Cales, città preesistente alla conquista romana, non subì consistenti trasformazioni dell’assetto urbanistico. Il cardo maximus ricalcava il percorso della Via Latina attraversando la città in direzione del Ponte delle Monache e il decumanus maximus quello di Via Forma. Entrambi gli assi stradali erano orientati alle vie di comunicazione risalenti alle epoche antecedenti.

I capitolini dotarono la città di edifici pubblici (teatro, anfiteatro, due terme, acquedotto, foro, templi, ecc.). Inoltre rinforzarono il perimetro del centro abitato con ulteriori mura difensive.

Confini

Il resto del territorio conquistato dai romani, almeno in parte, era frazionato (limitatio) ed assegnato in lotti regolari ai coloni latini.

Nel 334 a.C: alla capitale dell’Ausonia non fu applicato, almeno nella prima fase della deduzione coloniale, l’usuale modello dell’impianto ortogonale e reticolare “ippodameo”.

La città campana, disponendo già in epoca pre-romana del più arcaico sistema di divisione agraria, conserva ancora oggi tracce evidenti di una ripartizione regolare del suolo effettuata mediante rettangoli aventi il lato lungo parallelo ai cardini (strigae) e senza tagli ortogonali. La testimonianza diretta è la sopravvivenza nella topografia attuale delle antiche linee di frazionamento.

Tale sistema è da ricollegare alle divisioni greche realizzate anch’esse per assi paralleli ed equidistanti.

Nella strigatio, a differenza di quanto accade nella centuriatio, non si evidenziano limites fisici (strade, muri, canali di scolo delle acque, recinzioni, alberi, termini), ma semplicemente rigores, linee di confine ipotetiche e convenzionali basate su cippi o altri segni.

Grazie al perfezionamento delle carte topografiche e soprattutto con l’ausilio della fotografia aerea, a Cales si rilevano limites, deviati rispetto all’orientamento astronomico, disposti in’unica direzione da nord-est a sud-ovest ad intervalli regolari di 474,08 metri che intersecano in senso longitudinale la pianura. Questa superficie atipica di 1600 piedi romani rende più plausibile l’ipotesi che il modulo avesse un intervallo di 16 vorsus o versus, essendo il vorsus la misura agraria degli Osci e degli Umbri equivalente a 100 piedi (1 piede = metri 0,2963) pari a 16 “vorsus” (= m. 474,08).Strigatio

L’altra tesi è che la distanza fra i rigores fosse di 13 actus (1 actus equivale a 120 piedi); ma in tal caso la lunghezza del piede romano corrisponde a 30,39 cm invece dei canonici 29,63 cm (1 piede = metri 0,3039) pari a 13 “actus” (= m. 474,08).

Queste tracce dell’antica organizzazione fondiaria si evidenziano sulla carta topografica in scala 1:50000 del territorio caleno compreso tra la masseria Quattro Chiese a Vitulazio ad est, il fiume dell’Agnena Nuova a sud e Sparanise ad ovest, dalla quale è possibile riscontrare in modo inequivocabile 22 limites paralleli ed equidistanti di 470 metri circa orientati a Nord – 37 gradi Est particolarmente ben conservati a Pignataro Maggiore.

Strigazio_Cales

Per quanto concerne le dimensione dei lotti distribuiti ai coloni latini, negli anni ’60 l’archeologo Werner Johannowsky, in considerazione dell’assegnazione nel 340 a.C. di 3 iugeri(1) pro capite nel limitrofo ager Falernus,

“Latinus ager Privernati addito agro et Falernus, qui populi Campani fuerat, usque ad Volturnum flumen plebi Romanae dividitur. Bina in Latino iugera ita ut dodrante ex Privernati complerent data, terna in Falerno quadrantibus etiam pro longinquitate adiectis.(2)

ipotizzò una parcellizzazione del suolo di Cales in unità omogenee, la cui ampiezza era determinata da talune forme geometriche (480 p. x 180 p.; o 240 p. x 360 p.; ecc).

Specificatamente, lo studioso indicò 2 principali striscie di terra, orientate da est verso ovest, aventi diverse strigazioni. Ciascuna area era costituita da 75 o 76 lotti (4000 metri di lunghezza per 147,50 metri di larghezza (500 piedi) suddivisi in 3 iugeri.

Questa teoria non fu accolta favorevolmente dagli agrimensori moderni perché Johannowsky non riuscì a dimostrare i 4 km di lunghezza della strigatio (14 actus per 8).

In effetti, l’estensione della strigazione di Cales si aggirava intorno ai 19000 iugeri corrispondenti a circa 4750 ettari di terreno. Queste dimensioni riflettono ciò che è visibile sulle mappe o dalle foto aeree e non rappresentano in alcun modo una misura esatta.

Si può dunque ritenere che 2350 anni fa furono assegnati ad ogni colono latino all’incirca 7 iugeri e mezzo di terreno coltivabile.

1) 1 iugero equivale a 2.519,9 m²
2) Tito Livio, Ab Urbe Condita – Libro VIII, 11, 14