Il Municipio di Cales

Il Municipio di Cales

Le diverse forme di dominio dei territori conquistati dai romani rientravano quasi sempre in tre modelli di assoggettamento:

la colonia, il municipio e l’alleanza.

Le colonie erano delle comunità autonome, situate in un territorio conquistato dai romani.

Le entità territoriali erano di due tipi.

Nelle colonie di diritto romano vivevano gruppi di cittadini che conservavano, pur lontani dalla madrepatria, la cittadinanza romana.

Queste colonie, seppur situate lontane da Roma, erano legate in tutto e per tutto agli interessi dell’Urbe.

Sotto il profilo politico, invece, avevano proprie assemblee e propri magistrati.

Vi erano poi le colonie di diritto latino.

La prima in assoluto fu Cales, fondata nel 334 a.C.

Ogni colonia latina era unita a Roma da una stretta alleanza.

I suoi abitanti godevano di una serie di diritti (ius) da tempo riconosciuti ai latini:

  • connubii – contrarre matrimonio legalmente con i romani
  • commercii – svolgere liberamente ogni attività economica ed esercitare il diritto di proprietà
  • migrandi – possibilità di trasferirsi a Roma, ma solo inizialmente o in altra città latina

I coloni trapiantati non erano cittadini romani ma provenivano da altre città latine alleate di Roma.

Per indurli ad insediarsi nelle nuove terre, ricevevano lotti di terra più estesi di quelli dati a coloro che volontariamente decidevano di stanziarsi in zona.

Le colonie servivano al controllo delle popolazioni vinte.

Inoltre, costituivano un presidio militare a difesa di luoghi strategici.

Il secondo e terzo modello

Il secondo modello di assoggettamento era quello dei municipi.

Era il massimo riconoscimento a cui potevano aspirare le città conquistate.

La repubblica garantiva agli abitanti di queste città la cittadinanza romana.

In cambio essi assumevano una serie di oneri (munus capere).

Gli obblighi dei municipi non erano troppo diversi da quelli dei romani.

Dovevano pagare le tasse per finanziare le spese belliche e fornire contingenti militari.

In questo modo le città erano incorporate nel sistema politico e militare dell’Urbe, ma conservavano la loro identità.

A seconda poi del tipo di municipio, variavano gli obblighi da assolvere.

La cittadinanza in tutto uguale a quella dei romani era riconosciuta alle comunità privilegiate, e che quindi potevano esercitare il diritto di voto nelle assemblee della metropoli.

Altri municipi, invece, perdevano la propria sovranità, senza partecipazione ai diritti politici di Roma (sine suffragio).

Questa condizione, comunque, era considerata provvisoria perché con il tempo e con i meriti era facile acquisire la cittadinanza piena.

L’alleanza costituiva il terzo modello di assoggettamento, di gran lunga il meno favorevole.

I romani, al momento della conquista, stipulavano con i loro alleati dei trattati tutt’altro che paritetici.

Molti di loro erano obbligati a pagare i tributi e a fornire truppe in misura ingente.

Inoltre Roma poteva liberamente incrementare le richieste in base alle necessità.

Ai centri alleati, per di più, era vietato svolgere una politica autonoma.

Il ruolo di Cales nella guerra sociale

Secondo Mattia Zona, “Cales era già municipio molto tempo prima della guerra sociale”.

Giuseppe Carcaiso, invece, ipotizza che ciò sia avvenuto all’indomani del suddetto conflitto fra l’83 e l’81 a.C.  allorché Silla pose mano ad un profondo processo di riordinamento politico-amministrativo della Repubblica Romana”.

Personalmente ritengo che l’elevazione alla dignità di municipio dovrebbe cronologicamente attestarsi con ogni probabilità proprio in età sillana.

Ma ciò non avvenne per una riorganizzazione dell’assetto territoriale ma per una sorta di riconoscenza di Silla verso Cales.

Nella guerra civile romana dell’83 – 82 a.C. si confrontarono la fazione degli optimates, guidata da Lucio Cornelio Silla, e quella dei populares, guidati da Gaio Mario, figlio dell’omonimo grande generale morto qualche anno prima.

Nella primavera dell’83 a.C., Silla sbarcò a Brindisi con i suoi veterani ed iniziò la marcia verso Roma.

Nello stesso anno, furono eletti consoli Scipione Asiatico e Gaio Norbano, sostenitori dei populares.

Nel tentativo di contrastare la risalita della penisola dei sillani, i due consoli decisero di portare i propri eserciti in Campania.

Così mentre Scipione organizzò il proprio campo nei pressi di Teano, Norbano fece base nei dintorni di Capua.

Cales, invece, rimase fedele a Silla.

Quest’ultimo attaccò per primo l’esercito sotto il comando di Norbano.

Il console perse lo scontro e si rifugiò all’interno delle mura di Capua.

A quel puntò Silla marciò verso Teano offrendo a Scipione una tregua, prontamente accettata dall’avversario.

La trattativa avvenne in una località tra Cales e Teano.

Sylla cum Scipione inter Cales et Teanum, cum alter nobilitatis florem, alter belli socios adhibuisset, de auctoritate senatus, de suffragiis populi, de iure civitatis agentes inter se condiciones contulerunt. (1)

Marco Tullio Cicerone

il 1° novembre 82 a.C., gli optimates ebbero la meglio sui populares dopo alterne vicende.

Sconfitti i nemici mariani, Silla incominciò le proscrizioni di tutti gli avversari politici.

La colonia di Cales, sua fedele alleata, assunse l’assetto magistratuale di municipium.

Secondo la versione di Carcaiso, il municipio di Cales è varie volte nominato da Cicerone nelle epistole Ad Atticum e Ad Familiares.

Per quanto concerne le prime, nelle 454 lettere non c’è alcun riferimento evidente al municipio caleno.

Camillo Pellegrino nei suoi Discorsi della Campania felice riporta un passo tratto dalla terza epistola dell’ottavo libro “Ad Atticum”:

Sed ecce nuncti scribente me haec ipsa noctu in Caleno (2)

dove in Caleno, secondo il Pellegrino, si deve sottintendere municipio.

Con tutta onestà, mi sembra veramente una forzatura.

Marco Tullio Cicerone, invece, ne fa menzione esplicita nell’opera De Lege Agraria.

Infatti, parlando della proposta di redistribuzione delle terre promossa dal tribuno Publio Servilio Rullo, sottolinea l’importanza del municipio di Cales.

“Infatti, come ho già detto, la legge consentiva (ai decemviri) di occupare con i loro coloni i municipi e le antiche colonie che volevano. Riempiranno il municipio di Cales, opprimeranno Teano, vincoleranno coi loro presidi Atella, Cuma, Napoli, Pompei, Nocera: Pozzuoli, poi, che ora è autonoma, ed usa del suo diritto e della sua libertà, occuperanno tutta con una nuova popolazione e con milizie straniere.”

Nam dixi antea lege permitti ut quae velint municipia, quas velint veteres colonias colonis suis occupent. Calenum municipium complebunt, Teanum oppriment, Atellam, Cumas, Neapolim, Pompeios, Nuceriam suis praesidiis devincient, Puteolos vero qui nunc in sua potestate sunt, suo iure libertateque utuntur, totos novo populo atque adventiciis copiis occupabunt. (3)

Sesto Giulio Frontino

L’altra testimonianza di Cicerone sul municipio di Cales è costituita dalla lettera indirizzata a Dolabella.

L’arpinate prese a cuore la sorte di Caio Suberino Caleno e di Marco Planio Herede, due cittadini caleni rimasti bloccati in Spagna a causa della guerra civile.

Della lunga lettera riporto la sezione in cui si fa riferimento al municipio di Cales:

“Ti chiedo, o, se permetti, ti prego di preservare l’incolumità di questi uomini miseri e sventurati più per cattiva sorte che per colpa loro. E che io possa concedere questo favore, attraverso te, non solo agli stessi miei amici ma anche al municipio di Cales, con il quale ho uno stretto legame, e a Lepta, che antepongo a tutti.”

Peto igitur a te vel, si pateris, oro, ut homines miseros et fortuna, quam vitare nemo potest, magis quam culpa calamitosos conserves incolumes: velisque per te me hoc muneris cum ipsis amicis omnibus, cum municipio Caleno, quocum mihi magna necessitudo est, tum Leptae, quen omnibus antepono, dare. (4)

Anche Sesto Giulio Frontino, agrimensore di Roma antica, nella sua opera “De coloniis” menzionava Cales come municipio fortificato da una cinta muraria.

Inoltre, asserì che l’agro caleno fu assegnato prima della “limitatio graccana” del 131 a. C., in attuazione della Lex Sempronia Agraria proposta dal tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco nel 133 a. C., e ridisciplinato successivamente da Cesare Augusto.

Calis, municipium muro ductum. iter populo non debetur. ager eius
limitibus Graccanis antea fuerat adsignatus, postea iussu Caesaris August
limitibus nominis sui est renormatus. (5)

Le numerose epigrafi

Diverse iscrizioni ritrovate nella città di Cales e in varie località dell’agro caleno fanno riferimento all’istituzione romana.

In una lapide rinvenuta sulla via Appia, si evidenziava un “seviro augustale” e patrono, ossia protettore del municipio Caleno:

LIBERO. PATRI. ET
CERERI. SACRVM
M. MINNIVS. M. F. STEL
MACRINVS
TRIB. MILIT. ET. SAL
MARTIAL. VI. VIR. AVG
PATRON. MVNIC. CAL
D.    D. (6)

Ugualmente, una lastra di marmo, portata alla luce in via Campana, segnalava un “magister augustalis” del medesimo municipio:

DIS. MANIBVS
L. ERIVS. L. F. PVP
LAEVINVS. MAGI
STER. AVGVSTALIS
MVNICIP. KALEN
FECIT. SIBI. ET. ER
IAE. LAEVINIAE. MA
TRI. RARISSIMAE. IN
COMPARABILI. PISSIM
AE. POSVIT. Q. VIX. ANN
LXXXIV. M. VII. D. XVI (6)

Nell’agro Stellatino si rinvennero ulteriori due epigrafe concernenti il municipio di Cales:

DIS. MANIBVS
L. FUSCIO. L. F. STEL. AVCTO
CALENIO
VI. VIRO. AVGVST. ET. PAT
RONO. MVNIC. DIGNISS
Q. VIX. ANN. LXX. M. VIIII
M. FVSCIVS. VETER.
LEG. PRIM. MINERVIAE
FECIT. ET. SIBI. L D. D. D (6)

L’altra contemplava un dignissimo patrono:

M. AVRELIO. M. F. STELLAT
SVPINO VERO
7. LEG. PRIM. PARTHIC
DONATO. AB. IMP. CAES. AVG
DONIS. MILITAR. TORQV. ET
ARMILL. OMNIBVS. OFFICIIS
IN. PEDEST. FVNTO. OP
TIMO ET DIGNISSIMO. PATRO
NO. MVNIC. CALEN . . . . . .
OB. MERIT
L. AVRELIVS. VERISSIMVS
ACCENSVS. PATRONI
ET. IN. DEDICAT STATV
MVNICIP. CENAM. DEDIT (6)

Le altre iscrizioni

La seguente epigrafe, segnalata da Giuseppe Novi, rivelava l’esistenza di una borgata all’interno del municipio di Cales:

L. AVFELLIO. RUFO.
P. P. LEG. VII. C. P. F.
III. VIRI. QVINQ.
FLAMINI. DIVI. AVG.
PATRONO. MVNICIPI
VICVS. PALATIVS (7)

L’ultima iscrizione, ritrovata nella seconda metà del 1800, conteneva ben quattro riferimenti al municipio di Cales:


CUM IS PRIMO PETITIONI MUNICIPUM SUORUM

UT ET NOS EUM ORNAMENTIS DUCURIONALIBUS ET MUNICIPES
STATUE HONORE ORNANDUM MERITO ARBITRARI SIMUS

MUNICIPIBUS UNICUIQUE NUMMUM UNUM

QUOQUE MANIFESTIOR CUNCTIS MUNICIPIBUS
NOSTRIS LIBERALITAS EIUS EXISTAS
… (8)

Cales, dunque, rimase municipio per un lungo periodo.

Tale condizione è confermata dalle iscrizioni dei primi secoli dell’impero che le attribuiscono la magistratura dei quattuorviri, proprie dei municipi.

Bibliografia:
1) Marco Tullio Cicerone, Filippica, Libro XII, 27
2) Marco Tullio Cicerone, Ad Atticum, Libro VIII, 8.3
3) Marco Tullio Cicerone, De Lege Agaria, Libro II, 86
4) Marco Tullio Cicerone, Ad Familiares, Libro IX, 13)
5) Karl Lachmann, Liber Coloniarum I, Berlino 1848
6) Marquardo Gudio, Antiquae Inscriptiones ec. Ed. Leoverdies 1731
7) Iscrizioni, monumenti e vico scoperti da Giuseppe Novi, Napoli 1861
8) Giulio Minervini, Notizie di alcune iscrizioni di Cales, Napoli 1864

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