Il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946

Il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946

Alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia era un paese sconfitto.

La situazione al proprio interno si presentava alquanto complessa perché:

  • era occupato da truppe straniere;
  • possedeva un governo che aveva ottenuto la definizione di cobelligerante;
  • una parte della popolazione aveva contribuito a liberarlo dall’occupazione tedesca.

Il complesso periodo di transizione istituzionale fu segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti.

Il 16 marzo 1946, il re Umberto II decretò che la forma istituzionale dello Stato sarebbe stata decisa mediante referendum.

Oltre ai tradizionali partiti di orientamento repubblicano, l’unico a esprimersi in senso favorevole alla monarchia fu il Partito Liberale.

Gli italiani, e per la prima volta le italiane, convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui sarebbe spettato l’arduo compito di redigere la nuova carta costituzionale, furono chiamati ad esprimersi per una nuova idea di Stato.

il 2 e 3 giugno 1946 si votò per la prima volta a suffragio universale per il referendum istituzionale.

Circa venticinque milioni di elettori ed elettrici italiani/e si recarono alle urne.

La maggioranza, il 54,3 per cento, votò per la Repubblica, il 45,7 per cento la Monarchia.

L’affluenza fu dell’89,08% degli aventi diritto.

Le elezioni a Calvi

A Calvi, due attivisti politici provarono a fare campagna elettorale.

Alcuni mesi prima dell’elezione, Angelo Capuano di anni 26 e Giuseppe Cerchia di 25 manifestarono una simpatia per la Repubblica.

Invece, la chiesa cattolica espresse un orientamento favorevole alla monarchia passando da un atteggiamento inizialmente benevole verso la Repubblica a un ritorno di fiamma per la dinastia sabauda.

Nel borgo di Petrulo, il sacerdote della parrocchia di San Nicandro era don Giovanni Zumbolo.

Intanto, i due caleni imbrattarono il muro di protezione sul lato del rivolo poi coperto nell’attuale Piazza Giovanni XXIII.

La frase testualmente recitava:

“abbasso il re dongiovanni (riferito al principe Umberto II) conquistatore di donne”.

Le signorine del paese Palmieri e D’Onofrio (non sposate, donne di chiesa e dell’azione cattolica) scambiarono il re con il parroco della frazione.

Così cancellarono immediatamente la scritta dal muro.

Per quanto concerne le votazioni, il seggio elettorale di Petrulo fu collocato in un’abitazione privata al civico 115 di Via XX Settembre.

In quel luogo, alcuni anni dopo, Immacolata D’Onofrio aprì un negozio di generi alimentari.

Il risultato del referendum

Il presidente di seggio era Domenico Senese.

Il timbro della sezione petrulese aveva qualcosa di simile con lo stemma della Monarchia.

Specificatamente recava una testa coronata dell’epoca.

Gli elettori, essendo poco istruiti, apposero la croce sul timbro collocato esternamente alla scheda e non all’interno della stessa.

Angelo Capuano e Peppe Cerchia fecero annullare 36 schede con la seguente motivazione:

voto espresso all’esterno della scheda violando in tal modo la segretezza del voto”.

Nonostante l’esiguo inconveniente, la Monarchia riportò un consenso quasi unanime.

La popolazione residente di Calvi Risorta, appartenente alla Circoscrizione di Napoli – Caserta, si aggirava tra i 4200 e 4300 abitanti.

Gli elettori, quindi, erano 2.401.

I votanti furono 2.237 pari al 93,17%.

Affluenza
Votanti

2.237

%

93,17

Schede
Valide

2.143

Schede bianche

   36

Schede non valide

   58

I repubblicani raccolsero solamente 178 voti (l’8,31%).

I monarchici invece 1.965 voti (il 91,69%).

Calvi, dunque, a differenza del resto della nazione, si espresse indubbiamente a favore della permanenza dell’istituto monarchico.

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