La pergamena sveva del 1229

La pergamena sveva del 1229

L’attestazione documentaria riguardante la città di Calvi durante il periodo svevo risale a quasi 800 anni fa.

Il rogito sancisce il trasferimento di proprietà di beni presenti nell’alta Campania.

La pergamena, classificata con il numero 75 nell’archivio storico Arcivescovile di Capua, ha le dimensioni di cm. 50 x 39.

Il prezioso documento è in buono stato di conservazione.

Perfettamente integro, presenta solo una lacerazione di modesta entità lungo il margine destro.

La ricostruzione è stata eseguita con carta giapponese, una carta senza acido prodotta manualmente in Giappone, secondo tecniche antiche.

Il documento fu redatto con scrittura minuscola gotica incipiente nel mese di gennaio del 1229, seconda Indizione.

Nel rogito si legge che Silvestro, figlio del fu Pietro Perrelli, sua moglie Agata con la sorella Mathia, figlie del fu Costantino di Rebello, vendettero a Giorgio, figlio del fu Giorgio Sorrentino, un tenimento di pertinenza delle città di Calvi e Teano con la volontà e l’autorità del notaio Giovanni di Traetto.

I beni, ricevuti dalle donne per diritto ereditario, appartenevano alla Chiesa di Capua.

Il privilegio fu accordato con una bolla plumbea da Alfano di Camerota, venerabile arcivescovo capuano.

Contrattualmente, l’acquirente Giorgio versava 12 once d’oro (de tarenis Sicilie uncias auri duodecim) ai suddetti Silvestro, Agata e Mathia.

Tra l’altro si legge che, ” quando il suddetto nostro signore arcivescovo di Capua dovesse venire in città, lo pregheremo di degnarsi di accettare il suddetto contratto”.

L’originale

In nomine Domini nostri Iesu Christi. Anno ab Incarnacione Eius millesimo ducentesimo vicesimo nono et nono anno imperii domini nostri Friderici Dei gratia invictissimi Romanorum imperatoris [semper] / augusti, Ierusalem et Sicilie regis, mense ianuarii, secunde indictionis. Ierusalem et Sicilie regis, mense ianuarii, secunde indictionis. Nos Silvester, filius quondam Petri Perrelli et mulieres, una nomine Agatha, filia quondam Constantini de Rebello, vxor quidem s(uprascrip)ti S[il] / vestri et altera, nomine Mathia, soror s(uprascrip)te Agathe, filia quondam s(uprascrip)ti Constantini, sicut nobis aptum et congruum est, bona nostra voluntate, ego tamen, que s(up)r(a), Agatha, cum autoritate et voluntate s(uprascrip)ti Silvestri, viri et m[un] / dualdi mei, in cuius mundio me esse cognosco et ego, q(ue) s(upra), Mathia, cum autoritate et voluntate notarii Iohannis de Traiecto, sancte Capuane ecclesie clerici et archiepiscopalis domus magistri, qui pro parte eiusdem ecclesie, in cuius / mundio me esse cognosco, m(ihi) consensum et voluntatem attribuit, ad hunc etiam contractum profitiendum nobis omnibus de sua bona voluntate consentit, per hanc cartam, in presentia Nicolai, huius Capuane civitatis / et sancte Capuane ecclesie iudicis et subs(crip)ti notarii, salvo iure eiusdem ecclesie, vendimus, damus et tradimus tibi, videlicet Georgio, filio quondam Georgii Surrentini, hoc est totum et integrum tenimentum / nostrum, nobis, q(ue) s(upra), mulieribus, iure mat(er)no pertinens, quod tenemus a sancta ecclesia, tam in terris omnibus, que sunt foris hanc s(uprascrip)tam civitatem, eius / dem civitatis Calvi atque Teani pertinentiis et ubicumque exinde inventum fuerit, unam cum omnibus ibi habentibus subter et super et cum viis suis ibidem intrandi et exeundi atque cum aliis suis / pertinentiis, insimul etiam cum uno privilegio nostro, bulla plumbea communito, quondam domini Alfani, venerabilis Capuani archiepiscopi et eius et quam plurium clericorum eiusdem ecclesie signo signato et per quondam Petrum … ” (1)

Le ulteriori informazioni

Dunque, la chiesa capuana acconsentì alla cessione di beni da parte dei possessori laici.

Le note dorsali di mano coeva presenti sulla pergamena notarile fungono da regesto del documento.

  1. Camera del capitolo.
    Bolla di piombo dell’arcivescovo Alfano di Capua.
    Agata e Mathia di Rebello vendettero a Giorgio Sorrentino i tenimenti che avevano a Capua, Calvi e Teano dall’arcivescovo di Capua.
    Le condizioni contrattuali furono accettate dall’arcivescovo Giacomo, dal decano Ugo e dalll’arcidiacono Riccardo, tutti capuani.

– “1229. Camera capituli. Bulla plumbea Alfani archiepiscopi Capue. Agatha et Mathia de Rebello vendiderunt Giorgio Surrentinensi tenimentum quod habebant Capue, Calvi et Theani ab archiepiscopo Capuano. Consenserunt Iacobus archiepiscopus, Hugo decanus et Riccardus archidiaconus, Capuani“. (1)

Il signum del notaio Petrus somiglia a un fiore.

Il simbolo è presente nelle formule finali, dopo la data topica ed è ripetuto due volte nel protocollo.

Le aste verticali delle lettere I, d, h dell’invocazione verbale “In nomine Domini nostri Ihsu Christi” sono unite da un tratto orizzontale che incontrandosi con esse forma tre croci.

I segni costituiscono verosimilmente una sorta di invocazione simbolica allusiva forse del Golgota, più probabilmente delle tre persone della Santissima Trinità.

Sopra il tratto trasversale compare il signum molto elaborato del notaio che ha redatto il documento.

Bibliografia:
1) Giancarlo Bova, Le pergamene sveve della Mater Ecclesia capuana (1229-1239), Volume. 2, 1999

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