San Francesco d’Assisi a Calvi

San Francesco d’Assisi a Calvi

Il grande desiderio di San Francesco era di avvicinare tutti gli uomini per annunciare loro il regno dei cieli.

Nei suoi venti anni al servizio di Dio, visitò molte città e paesi del centro e sud Italia.

Nel 1222, iniziò il suo viaggio nell’Italia meridionale.

Secondo Luca Wadding, il più attendibile annalista dell’Ordine Francescano, entrò in Campania da Gaeta.

Successivamente, raggiunse la città di Carinola.

Carinulam, five Calenum Campaniae felicis Civitatem … venit Vir sanctus … ” (1)

Durante il trasferimento da Carinola a Capua, San Francesco transitò la prima volta nel territorio di Calvi.

In quella circostanza, toccò solamente le adiacenti terre calene sul versante ovest.

Giunto a Capua, operò molti miracoli.

Il più famoso di tutti fu il salvataggio di una donna che stava per annegare perché trascinata dalla violenta corrente del fiume Volturno.

Capuae … multa enim, quae ibidem vir sanctus operatus est miracula, praecipue quod a rapido fluvio raptam mulierem miraculose extraxerit incolumen …” (1)

Da lì, risalì la pianura campana per raggiungere Mignano.

in qua et alia sunt duo loca in hoc itinere sancto Viro concessa, unum Miniani, alias Mignani, oppidi in Campania felici, campis Venafranis adjacentis“. (1)

Anche se il Wadding non lo dice espressamente, il santo attraversò la città di Calvi, percorrendo la Via Latina in direzione nord.

Pertanto, il messaggio francescano sarebbe arrivato a Calvi per bocca dello stesso “poverello d’Assisi”, il quale avrebbe fondato di persona il convento intitolato al suo nome.

A proposito di monasteri fondati da San Francesco in persona, Pietro Giannone scrisse:

siccome non vi è quasi Città, che non vanti di avere avuto S. Pietro per fondatore della sua Chiesa, così non vi è luogo dove si vegga qualche convento antico di quest’Ordine, che non vanti esserne stato egli il fondatore.” (2)

Il monastero francescano

Nei tempi passati, l’antica Via Latina attraversava la ex colonia disabitata di Cales.

Qui, fu edificato un piccolo convento situato al di fuori delle allora mura della città nuova.

Il complesso, una volta terminato, era costituito da poche celle dei frati.

Inoltre, alla casa religiosa fu annessa anche una cappella.

La prima notizia del cenobio si desume dalla relazione “ad limina” inviata dal Vescovo Fabio Maranta al Papa nel 1586.

Il documento, seppur in maniera sommaria, descrive l’organizzazione dei monaci, i loro compiti e l’ambiente adiacente.

In Calvici è solamente uno Monasterio de Frati minori di S. Francesco della scarpa, il quale si bene ha capitulazione con essa città di tenerci quattro Frati di Messa, et l’hospidale in ordine per li poveri Pellegrini et per l’Amalati … ” (3)

In base all’accordo stipulato con la città di Calvi, l’ordine religioso disponeva di quattro frati di messa.

Inoltre, gestiva l’adiacente Hospitale, sorto per accogliere pellegrini e viaggiatori.

Successivamente, le finalità dell’ostello si ampliarono arrivando ad ospitare gli ammalati e i bisognosi.

Il Maranta consigliò l’adozione di due provvedimenti volti a preservare l’intesa con la città.

L’unoè che si facesse il guardiano almeno per tre anni, per quanto dura l’affitto delle terre, poiché sapendo esso guardiano haverci à star’ per detto tempo, presteria la sementa alli massari.
… con la qual sementa si trovariano a dare li territorii di detto Monasterio, che per detta causa, non si danno.
” (3)

L’altroè che le vittuaglie d’esso Monasterio si reponessero in uno Granale del quale una chiave ne tenesse esso guardiano, et l’altra a chi li paresse. (3)

Nel caso in cui i viveri fossero stati conservati nel granaio, si sarebbero potuti vendere, secondo i bisogni, a prezzi superiori per il bene dei frati e dei superiori.

L’ubicazione del monastero

Il monastero, intitolato a Maria Santissima dell’Annunziata, era anche chiamato Chiesa dell’A.G.P., sigla del saluto angelico “Ave Gratia Plena”.

Il problema che ci siamo posti riguarda la sua ubicazione:
in prossimità della Cattedrale o altrove?

Nella relazione “ad limina” trasmessa dal Vescovo Francesco Falcucci nel 1654 si legge:

Inter Civitatis ruinas extat quoque alia ecclesia sub titulo SS.ma Anuntiatae, olim Conventualium fratum S. Francisci Monasterium” (4)

Il convento, pertanto, fu eretto senza ombra di dubbio tra le rovine dell’antica città di Cales.

Le riflessioni dell’Abate Mattia Zona, nell’opera “Il santuario caleno”, potrebbero aiutarci a circoscrivere il luogo ove innalzarono l’edificio sacro:

Nommen celebre sarebbe, se veramente Tempio Sacro fosse stato, e non già Tempio della cieca gentilità, dedicato a Mercurio, quello, che sorge d’accanto alla Via, che dell’Arco comunemente si dice, non molto distante e dell’Anfiteatro della banda di occidente, e della fontana detta Forma della parte di oriente.

Noi nella nostra Antica Calvi ne abbiamo ragionato lungamente, e gli abbiamo data la vera interpretazione, ne quì per altro motivo ne facciamo menzione, che per isgannar coloro, che per luogo sacro lo han tenuto, spacciandolo per Monastero di frati o per una Casa di Religione.” (5)

In realtà, l’Abate collocava il tempio in un luogo non ben definito tra il teatro e la fontana di Forma.

Inoltre, gli storici del passato erano convinti che l’edificio in questione fosse un luogo sacro dedicato a Mercurio.

Invece, ritengo lecito supporre che il monastero, accogliendo i viandanti nell’adiacente Hospitale, fosse posizionato nel cuore di Cales all’incrocio Cardo/Decumano.

La soppressione del Cenobio

Verso la metà del seicento, il cadente cenobio dei conventuali francescani fu soppresso.

Le ragioni vanno ricercate nella massimizzazione dei benefici economici della Chiesa calena e nel decoro del Capitolo.

La comunità religiosa vantava numerosi possedimenti con relative rendite, come si rileva dalla Platea del Vescovo Maranta del 1588.

Nel 1642, con facoltà dello Sommo Pontefice, i beni dell’antico monastero dell’A.G.P. confluirono in quelli dei Canonici di Calvi.

La soppressione avvenne il 31 marzo 1644 ad opera del Vescovo Gennaro Filomarino con la Bolla di Papa Urbano VIII spedita il successivo 7 maggio alla Curia Metropolitana di Capua.

Nella relazione del 1654, il Vescovo Francesco Falcucci aggiunse:

a paucis vero Annis de ordine Sanctae Memoriae Urbani Octavi suppressum, eiusquis et si pauci redditus, medio eiusdem Summi Pontificis bene supra eis canonicis una cum onere fuerunt assignati.” (4)

Inoltre, un’epigrafe marmorea, affissa attualmente nella Cattedrale di Calvi sul terzo pilastro destro della rivolta verso l’aula, ricorda l’evento.

Essa presenta diverse lesioni che però non impediscono la sostanziale comprensione del testo.

IANUARIUS FILOMARINUS EPISCOPUS CALVENSIS
COENOBIO FRATUM MINORUM CONVENTUALIUM
ABOLITO
NE REDDITUUM TENUTITATE DUPLEX SQUALLERET ECCLESIA
TEMPLUM NITET SACERDOTIO DUPLICATO
ANNO URBANI VIII ET PRAESULIS XXI
UT PARIBUS UTRIUSQE ANNIS PAR SIT CANONICIS
IN BENEFICIO GRATITUDO
UNIUS AUCTORITATE ALTERIUS INDUSTRIA
(C)OLLATO
MEMORIAM POSUIT
ANNO M.D.C.XLIV
ADDIDIT CORONOTAS ANNUOS NONAGINTA
ASSIGNATOS IN CENSU DUCATORUM NONGENTORUM
AD HOC APOSTOLICA PRAEVIA DISPENSATIONE
FUNDATO
GEMINUM QUOTIDIE FIAT SACRUM
PRO ANIMA
STIPENDIO SOLITO AUCTIORI

Nella relazione “ad limina” spedita a Roma nel 1675, il Vescovo Vincenzo Carafa scriveva:

Est inter ruinas dicta Civitas Calvi alia ecclesia sub invocatione SS. An. o A.G.P. cui erat annessus conventus fratum Conventualium sancti francisci, ac proinde ab his possidebatur fratribus, penutus deinde diruta, ac destructa“. (6)

Quindi, dopo 30 anni dalla soppressione, la struttura si presentava già diroccata e distrutta.

Un episodio particolare

Don Fabio Vecchio era un prete di Pignataro, coinvolto in un caso di concubinato. (7)

Nell’aprile del 1623, il prelato subì una denuncia da parte di Giovan Battista Correia di Calvi.

Il caleno si recò nella Taverna del Vescovo di Calvi “ad empirse una coconca d’acqua dal pozzo di detta hosteria“.

In presenza di molte persone, Don Fabio gli disse: “Be’, come vai dicendo che io parlo e prattico con la sig.ra Maria di Francesco?

E lui rispose: “Io l’ho detto e et lo ritornerei a dire“.

A quel punto, il prete si scaraventò sul malcapitato.

Il Correia presentò una querela contro il canonico per avergli dato cinque mazzate con uno “spontone” che portava in mano vicino alla taverna gestita da Gioanne e Pietro di Salvia.

Inoltre, Don Fabio fu anche “inquisito di havere facto abortire una sua commare et buttata la creatura dentro un pozzo“.

Il 31 maggio 1624, il prete comparì davanti alla Corte Vescovile di Calvi.

L’organismo svolgeva all’interno della diocesi le funzioni di tribunale civile e penale.

L’inquisito asserì che le “carcerì sono di malissima conditione con pericolo di perdere la vita“.

Chiese, pertanto, di essere collocato in “un luogo honorato finchè dimostrerà la sua innocenza“.

La sua richiesta fu accolta.

Invece del carcere, lo destinarono al Monastero dell’Annunciazione di Calvi con l’obbligo di versare una cauzione di 100 ducati e di “non exeundo” (di non uscire, cioè agli arresti domiciliari).

Per la cronaca, al termine del processo, Don Fabio Vecchio fu riconosciuto colpevole.

Il prete subì l’allontanamento da Calvi e dalla sua Diocesi per un anno intero.

Il beneficio intitolato a Francesco

La famiglia Granato di Afragola godeva del beneficio ecclesiastico, di cui era patrona, eretto nell’altare maggiore della Cattedrale di Calvi sotto il titolo di San Francesco d’Assisi.

Nel 1678, resosi vacante lo juspatronato, i fratelli Francesco e Giuseppe de Granato nominarono il presbitero napoletano Giuseppe Cerbone.

Ne nacque una controversia che si concluse con un giudizio a lui favorevole.

Il Cerbone ricevette l’investitura il 24 aprile 1684.

Le bolle gli furono spedite da Vincenzo de Silva, Vescovo di Calvi, di cui divenne grande amico.

Beneficium tit. S. Francisci de Assisio de Iurepatronatus Dominorum Francisci, & Iosèphi de Granato Terrae Afragolae Neap. Dioecesis. Possidetur per Adm. Rev. D. Iosephum Cerbone Presbyterum Neapolitanum, S. Theol. D., Proth. Apostolicum, & in Dioecesi Calvens. Theologum lllustrissimi, & Reverendiss. Domini Episcopi, Examinatorem Synodalem.” (8)

L’antico stemma

La Diocesi di Calvi annoverava nel Cinquecento due vescovi appartenenti all’Ordine dei Frati Minori Conventuali di San Francesco:

Lorenzo Spada, morto a Napoli e sepolto nel Monastero di Santa Chiara;

Giulio Magnano, che partecipò al Concilio di Trento.

Per quanto concerne la struttura, dell’edificio sacro non è rimasto più nulla.

Tuttavia, Calvi possiede ancora una sua inestimabile testimonianza storica.

A Visciano, “abbasc o puzz“, al civico n. 12 di Via Garibaldi in prossimità della chiesa, vi è l’accesso ad uno spiazzo.

All’interno vi sono diverse unità abitative.

Nel bel mezzo di uno stabile spicca un stemma: un grande cuore con una corona in alto.

Il blasone presenta nella parte centrale le tre iniziali A.G.P., sormontate da una croce trilobata.

San Francesco d'Assisi

Senza alcun dubbio, si tratta dello stemma dell’antichissimo monastero di San Francesco.

Il prezioso reperto fu recuperato da Don Giovan Battista Zona di Visciano, un alto dignitario del luogo.

Doveva concepire sensi bellissimi.

Bibliografia:

1) Luca Wadding, Annales Minorum seu Trium Ordinum a S. Francisco institutorum, II, Romae 1732, 39s
2) Pietro Giannone, Dell’istoria civile del regno di Napoli, Volume II, lib. XIX, pag. 567
3) Archivum Secretum Apostolicum Vaticanum, Congr. Concilio, Relat. Dioec., 172A, Foglio 41 recto e verso
4) Archivum Secretum Apostolicum Vaticanum, Congr. Concilio, Relat. Dioec., 172A, Foglio 444 recto e verso
5) Mattia Zona, Il Santuario Caleno che contiene le memorie sacre della chiesa di Calvi apostolica, Napoli 1809
6) Archivum Secretum Apostolicum Vaticanum, Congr. Concilio, Relat. Dioec., 172A, Foglio 185 recto
7) Archivio Storico Diocesano di Teano-Calvi, Acta Criminalia, Pignataro – Calvi, 1583 – 1696
8) Giuseppe Cerbone, Vita e passione delli gloriosi martiri Santo Casto e Santo Cassio, Napoli 1685

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