Il VI Vescovo di Calvi – Giusto

Giusto, il sesto Vescovo di Calvi

Il sesto Vescovo di Calvi è stato un prelato sconosciuto a tutti per diversi secoli.

Gli annali, purtroppo, non menzionano l’episcopato di Giusto nella diocesi calena.

E così, la notizia dell’incarico al vescovo è rimasta nel dimenticatoio per quasi millecinquecento anni.

Fortunatamente, la vicenda è venuta alla luce grazie ad un ritrovamento di un’iscrizione latina, datata intorno al 500 d.C.

La lastra di marmo fu rinvenuta nel 1932 da un colono dell’avvocato Antonino Zona in un suo podere denominato Muoiariello o Fieuci del Monaco, in prossimità delle rovine dell’antico Duomo di S. Casto Vecchio.

La lapide non fu trovata su un sepolcro, ma fissata nel terreno verticalmente con il lato corto rotto in alto.

Il reperto era lungo cm. 109, largo 45 e spesso da 3,5 a 3,8, con lettere alte 4,5.

Ragionevolmente, si trovava in un luogo santo per la presenza in zona di altre sepolture.

Nel 1934 fu donata dal cognato dello Zona, dott. Oreste Mancini, al Capitolo della Cattedrale.

Le autorità ecclesiastiche la riposero nell’elegante cripta romanica, murandola contro la parete meridionale.

La preziosa testimonianza storica riportava testualmente:

Hic req(uiescit) in somno pac[is]

Iustus episc(opus) qui fuit in [e-]

piscopatum annos tres [et]

menses XI; depositus die Mercuris

non[is] Febr(uariis) post cons(ulatum) Olibri iunior(is).

Il VI Vescovo

Dunque, chi era Olibri iunioris?

Olibrio il giovane era il figlio di Flavio Areobindo Dagalaifo Areobindo e di Anicia Giuliana, figliola dell’imperatore romano d’occidente Anicio Olibrio e di Placida.

Nel 491, mentre era ancora un infante, Olibrio fu innalzato al consolato.

In seguito sposò Irene figlia di Paolo, fratello dell’imperatore Anastasio I.

Questo matrimonio servì a rafforzare le pretese dell’imperatore nell’anno della sua elevazione al trono tramite la creazione di un solido legame con la dinastia di Teodosio I.

La durata dell’episcopato

Ebbene, dopo il consolato di Olibrio correva l’anno 492.

Secondo il calendario romano antico, “nonis februariis” si riferiva al 5 febbraio.

Inoltre, considerato che il 492 era un anno bisestile, il giorno in questione cadeva di mercoledì.

Il Vescovo Giusto, quindi, morì mercoledì 5 febbraio 492 d.C.

Il suo episcopato durò tre anni e undici mesi.

A conti fatti, fu innalzato alla cattedra calena il 5 marzo 488.

Le sue spoglia mortali furono sepolte nella primitiva Basilica di San Casto Vecchio nella parte sud-ovest di Cales.

A tal proposito, Werner Johannowsky, nella relazione preliminare sugli scavi di Cales, affermò (1):

Nella parte nord dell’edificio rinvennero gli avanzi di una camera sepolcrale absidata con strutture in laterizio e opera listata.

Nell’abside, sotto il pavimento, vi erano quattro sarcofagi con copertura a due spioventi, di cui uno figurato in marmo bluastro.”

Cosicché, le memorie archeologiche rinvenute nell’antica Cales ci lasciano intravedere qualche altro spiraglio di luce non solo sulla serie dei primi vescovi caleni, ma anche ulteriori aspetti della sua storia.

L’importanza della pietra sepolcrale è dimostrata dalla citazione del vescovo Giusto, rimasto ignoto fino al 1932.

Questa ci dice, come enunciato in precedenza, che egli fu eletto il 5 marzo 488 e, dopo un episcopato durato tre anni e undici mesi, morì il 5 febbraio 492.

Coerentemente, Giusto sarà stato l’immediato predecessore di quel Valerius Calenus che intervenne al sinodo romano del 499.

E’ interessante sottolineare che nessuno di questi nomi compaia nel catalogo episcopale antico di Calvi.

L’iscrizione ci consente di mettere un punto fermo nella serie degli antichi vescovi di Calvi, tanto più prezioso quanto più incerto è tutto ciò che ci fu tramandato in proposito. (2)

Bibliografia:

1) Werner Johannowsky, Relazione preliminare sugli scavi di Cales
2) P. Antonio Ferrua, Civiltà Cattolica, 1953, pp. 391 e seguenti

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